martedì, gennaio 16

Vicoforte, l’altro Pantheon dei Savoia Le spoglie di Vittorio Emanuele III devono restare dove sono: così lo storico Ceccuti e l'architetto Ruffilli

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Sono proprio due i  principali Pantheon dei Savoia?   Quello di Roma e quello di Vicoforte come sostiene Alessandro Sacchi, presidente dell’Unione Monarchica italiana? Oppure andrebbe considerato anche quello di Superga, che accoglie venti sepolture della dinastia, tra cui quella di Carlo Alberto? In realtà, vari altri Savoia sono sepolti in località d’Italia e all’estero, a Redipuglia,   Bassano del Grappa,  Somalia,  Kenia ( ove riposa dal ’42 Amedeo III, duca d’Aosta),  Francia ( vi fu sepolto il capostipite Umberto I nel 1048), nel castello di Kronberg (ove dal ’44 riposta Mafalda, morta nel lager di Buchenwald), nella Savoia francese (Umberto II, il Re di maggio, l’ultimo della dinastia e Maria Josè sua consorte). La querelle è stata riaperta, anche all’interno dei discendenti della famiglia reale, in occasione del ritorno in Italia delle salme di Re Vittorio Emanuele III e della consorte la Regina Elena. Apparentemente potrebbe trattarsi di una inutile disputa, dal momento che il regime monarchico è stato cacciato ben 71 anni fa,  col referendum del 2 giugno del ’46,  attraverso il quale il popolo italiano   scelse la Repubblica e la democrazia.

Tuttavia, per curiosità e rispetto di una lunga storia  – nel bene e nel male – dipanatasi attraverso i secoli,  vale la pena tentare un approccio alla questione.  E la domanda – sono proprio loro due i principali Pantheon dei casa Savoia? La rivolgo ad uno storico,  il professor Cosimo Ceccuti, docente di storia moderna all’Università di Firenze. E la risposta dello studioso è secca, decisa, come fermo e pesante il giudizio storico sull’operato di Vittorio Emanuele III, la cui salma  è stata fatta rientrare in Italia dai familiari,  accompagnata da non poche polemiche. Quella della Regina Elena era giunta a Vicoforte già da alcuni giorni.  Risponde Ceccuti: “A Superga non vi è nessun Re d’Italia e dunque i Pantheon sono due: quello di Roma e quello di Vicoforte, dove si trova la tomba e, al centro della piazza il  bel monumento  dedicato a Carlo I. Nella Cappella di San Bernardo è stato realizzato, con il  consenso della Sovrintendenza, quindi in piena regolarità,  il  sepolcro ove ricongiungere  le spoglie di Vittorio Emanuele III, proveniente da  Alessandra d’Egitto, e di sua moglie la regina Elena, secondo la volontà dei familiari.  Il Santuario ha una storia antica e tormentata, per vari motivi, per i quali è stata seriamente in pericolo. Se ben ricordo, l’appello per la sua salvaguardia fu raccolto e sostenuto proprio da Giovanni Spadolini quand’era  ministro dei Beni Culturali, esponente di spicco della cultura laica e repubblicana. Credo che con questa sistemazione anche la famiglia sia contenta”. Ma è proprio così? Lo vedremo più avanti.

Intanto, sarà bene soffermarsi brevemente sulla storia, artistica e architettonica, del Santuario di Maria Regina Montis Regalis, a Mondovì, nel cunense. “ Un  bel santuario, simbolo del barocco piemontese, di rara eleganza, degno di custodire le spoglie dei Savoia”. Chi si esprime  con tale ammirazione è il professor Massimo Ruffilli,  già Preside  della Scuola di Design di Calenzano (Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze)  ed attuale Presidente dell’Aci.  Il quale aggiunge che “per la  sua  realizzazione  tanto si adoperò Carlo Emanuele I, che vi fu sepolto anni dopo la sua  scomparsa avvenuta nel 1630. Lui stesso desiderava che quella basilica divenisse il Pantheon dei discendenti di casa Savoia.  Poi gli eventi presero una piega diversa, alcuni Savoia trovarono sepoltura a Superga, ma fra interventi e interruzioni la Basilica alla fine  fu edificata.   Ripeto, è’ una struttura enorme, maestosa, con  una grande cupola ed affreschi di pregio, peccato non sia mai stata adeguatamente valorizzata. Quando la vidi ne rimasi assai colpito, pur essendo le mie preferenze, per storia e formazione personale, volte  al Rinascimento”.

Dunque, il Santuario ha una storia antica. Ripercorriamola. La leggenda parla di un cacciatore che alle fine del ‘500,  con un colpo di archibugio colpì un’insegna della Madonna in un luogo che poi divenne fonte di devozione popolare. Lì fu poi deciso di edificare una Chiesa del Pellegrino, ma la peste, la guerra dei 30 anni e conflitti locali, ne ritardarono  la costruzione, che ebbe varie  interruzioni.  Il Duca Carlo Emanuele I di Savoia, detto il Grande (Principe di Piemonte e Re di Gerusalemme e Cipro), per le sue attitudini militari (di lui scrissero  che mostrò i denti alle grandi potenze europee, Spagna e Francia, cercando di preservare parte del territorio italico sotto casa Savoia), si impegnò perché fosse edificato il Santuario detto della  Madonna del Pilone, ma nel 1630 all’età di 67 anni,  colto da febbre  violenta, morì a Savigliano. Sepolto nella locale chiesa fu poi trasferito nel 1677 nel Santuario di Vicoforte, che aveva voluto e finanziato. La tomba attuale fu realizzata in marmo dai fratelli scultori Ignazio e Filippo Collino nel 1792 e si trova nella cappella di San Bernardo. La stessa nella quale  trovano sistemazione le spoglie del penultimo Re d’Italia e della consorte.

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