martedì, agosto 21

Viaggio all’ interno del mondo sciita Si è parlato, qualche tempo fa, della volontà di fare di Qom un Vaticano sciita. Il professor Raffaele Mauriello ci spiega perché questo non è possibile

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Qualche settimana fa era rimbalzata una voce, proveniente da alcuni ambienti religiosi iraniani, secondo cui vi era l’intenzione di rendere Qom, uno dei maggiori centri del mondo sciita, una sorta di Vaticano dello sciismo: la città sarebbe dovuta quindi diventare indipendente rispetto all’Iran, possedere delle proprie sedi diplomatiche e autonomia in ambito politico, in modo da porsi come guida per lo sciismo, nella sua corrente più diffusa, quella imamita, o duodecimana, così chiamata perché riconosce la presenza di dodici imam, guide politiche e spirituali discendenti del Profeta.

Questa suggestione, così come è arrivata, se ne andata, ma non è la prima volta che un discorso di questo tipo viene intrapreso. Qualche anno fa si ipotizzò un destino simile per Najaf, probabilmente la città più importante del mondo sciita. Anche in questo caso, tuttavia, il tutto si chiuse con un nulla di fatto. Resta la possibilità di approfondire l’argomento: come mai la suggestione di un Vaticano sciita è difficilmente realizzabile? Ce ne parla il professor Raffaele Mauriello, dell’Università Allamaeh Tabataba’i di Teheran, fra i massimi esperti di sciismo al mondo.

Perché individuare un centro dello sciismo è un fatto così problematico?

È difficile, se non impossibile, individuare un solo centro per lo sciismo. Se guardiamo allo sciismo da una prospettiva cattolica, tendiamo a proiettare su di esso la nostra tradizione storica, che prevede un centro religioso, come è il Vaticano. La realtà attuale dello sciismo è invece pluricentrica. I suoi pilastri sono due: il primo, geografico, riguarda i luoghi di sepoltura degli Imam, alcuni dei quali che si trovano a Medina, in Arabia Saudita, a Karbala e Najaf, in Iraq, a Mashhad e a Qom in Iran e a Damasco in Siria; il secondo pilastro, invece, sono gli ulema, spesso indicati sui giornali come ayatollah. Questi ultimi rappresentano il punto di riferimento delle comunità sciite. Come si può intuire, provare a individuare un centro dello sciismo è quantomeno problematico. Per parlare di sciismo non si può non parlare delle sue città sante: rimanendo sull’Iran, che è l’unico Stato a maggioranza sciita, il centro più importante non è Qom, quanto Mashhad, sede dell’unico mausoleo iraniano in cui è sepolto un Imam, Reza. Anche Qom è molto importante: la città ospita il mausoleo della sorella di Reza. È un santuario di una donna, che non è un Imam, ma è un membro della famiglia del Profeta, i cui discendenti hanno un ruolo molto importante nella geografia e nella tradizione dello sciismo. In Iraq abbiamo una situazione simile: a Najaf è sepolto Ali, il primo degli imam; a Karbala, invece, giace Husayn, figura centrale dello sciismo, martire di riferimento.

Nel tempo sono sorti alcuni centri di studio per gli ulema. Questi, detti hawza, sono diffusi in tutto il Vicino Oriente, specialmente a Najaf, Qom, Karbala e Mashhad. Per un certo periodo aveva assunto grande importanza quello di Damasco, dove è presente il santuario di Zaynab, ragione che l’Iran aveva addotto a giustifica per intervenire in Siria a fianco di Bashar al-Assad. Najaf e Qom sono sicuramente i più importanti: condividono l’elemento del pellegrinaggio dei fedeli e della presenza dei centri studi degli ulema. Fra le due, storicamente, la più importante è sempre stata Najaf. Qom ha iniziato ad assumere una posizione privilegiata sulla città irachena soprattutto a seguito della rivoluzione islamica, che ha funto da attrattore sulla città iraniana, soprattutto grazie alla concomitante presa di potere di Saddam in Iraq: il regime laico del dittatore iracheno soffocò il centro studio di Najaf, non permettendo l’afflusso di un gran numero di sciiti, impoverendolo a vantaggio di Qom. Con la caduta di Saddam, nel 2003, Najaf ha ripreso importanza nel tempo.

Pur non essendoci mai stata una seria possibilità di creare un Vaticano sciita, in passato si è parlato più di Najaf rispetto a Qom come centro dello sciismo, soprattutto dopo il crollo del regime di Saddam. Con la ricostruzione del nuovo Stato iracheno, poi organizzato come plurietnico, si è discusso se fosse possibile fare di Najaf una città internazionale. Qom non si è mai proposta in questo senso, essendo una città perfettamente integrata all’interno dello Stato iraniano e nessuno ha mai pensato seriamente di staccarla e farne una sorta di Vaticano. Inoltre, la città iraniana è molto vicina a Teheran, la capitale, ed è a essa strettamente legata geograficamente e politicamente: renderla indipendente dall’Iran sarebbe dunque ancora più problematico. Inoltre, dopo la rivoluzione islamica, l’Iran è diventato uno Stato islamico. Ai centri studi delle città sante dello sciismo si sono dunque aggiunte università islamiche, con proprie facoltà di Teologia, in cui insegnano degli ulema: gli studiosi di religione, dunque, seguono percorsi formativi sia nei centri studi di Qom e Mashhad, sia nelle università. Questo è pertanto un ulteriore legame, di cui si è ancora indagato poco, essendo un fenomeno relativamente recente. Per Najaf, la situazione è diversa: pur essendo una città perfettamente irachena, non ha un legame così forte con lo Stato, come invece ha Qom.

C’è un altro fenomeno che merita considerazione, quando si parla di insegnamento teologico: quello della marjayyia. I marja sono profondi conoscitori di teologia e di diritto islamico, come Sistani (conosciutissimo in Iran e in Iraq), che diventano punti di riferimento per i pellegrini, i quali devono seguire le loro indicazioni. Ad esempio, i marja pubblicano libri di insegnamento religioso che i credenti devono seguire: è come se non ci fosse un solo Papa e un Vaticano, ma ce ne fossero molti.

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