domenica, novembre 19

Via i voucher: ma se sparisce il ‘lavoro accessorio’…

0
Download PDF

Lo scorso 11 aprile, a Palazzo Madama, è stata avviata la discussione del Ddl di conversione del Decreto-Legge n. 25/2017, emanato il 17 marzo scorso: «Disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti». L’atto, già approvato dalla Camera dei Deputati, scadrà il 16 maggio e prevede la soppressione del sistema dei voucher, o buoni lavoro.  Proprio oggi il via alla discussione a Palazzo Madama.

Il ‘lavoro accessorio’ è stato oggetto di attenzione specifica, da parte del nostro legislatore, per un arco temporale compreso tra il 2003 e il 2015, e si riferisce a tutti quei rapporti di lavoro non riconducibili alle forme di lavoro autonomo (Art. 2222 Codice Civile) e subordinato (Art. 2094 Codice Civile) perché prestate in via saltuaria e aventi una funzione ausiliaria rispetto ad altre attività o situazioni. In particolare, il pagamento del corrispettivo avviene secondo un sistema di buoni provvisti di valore nominale totale, comprensivo di due quote gestionali per l’INPS e una assicurativa per l’INAIL.

Il Decreto-Legge ‘anti-referendum’ abrogativo dei buoni-lavoro e approvato il 17 marzo, prevede un periodo transitorio di utilizzo fino al 31 dicembre 2017. Dopo la polemica sul blocco telematico con e la riattivazione, da parte dell’INPS, dei voucher acquistati entro il 17 marzo, il provvedimento in discussione al Senato ha suscitato diverse incognite.

Da parte del Servizio Bilancio del Senato, si chiedono al governo maggiori chiarimenti. Se esiste un accordo sul fatto che la soppressione del lavoro accessorio non provocherà una diminuzione dei livelli occupazionali effettivi, quali saranno gli effetti sulla finanza pubblica ? La domanda è posta nei termini di un aut aut: queste prestazioni di lavoro confluiranno nel lavoro sommerso (con effetti negativi per l’erario) o in contratti con aliquote ordinarie (con effetti positivi)? Urge, pertanto, la necessità di confermare l’ipotesi della neutralità degli effetti sulle entrate, evitando dannosi squilibri. Garantire la stabilità renderebbe tollerabile, nelle previsioni dei redattori del Decreto, una percentuale di rapporti sommersi. Peraltro, l’estensione dei voucher non ha finora comportato effetti positivi per l’erario.

La logica abrogativa che informa il nuovo testo dovrebbe agire come rivelatore del lavoro nero a chiamata, allo scopo regolamentarlo.  In effetti, questo era il fine originario della «Legge Biagi» del 2003, che istituì i buoni lavoro come strumento destinato a piccoli lavori e specifiche categorie socialmente svantaggiate: casalinghe, disoccupati, disabili, pensionati, studenti. Questo limite è stato cancellato, successivamente, dalla Legge n. 92/2012 sulla riforma del Lavoro («Legge Fornero»), mentre nel 2015 il c.d. «Jobs-Act» ha disposto un innalzamento d 5 a 7 mila euro del tetto annuo dei compensi corrisposti – dall’insieme dei committenti – per «prestazioni di lavoro accessorio». Ciò ha comportato un’apertura ai lavoratori «stranieri», con la possibilità di includere i compensi percepiti per tali prestazioni nel reddito necessario a ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno.

Altri limiti previsti dalla disciplina vigente sono un massimo di 2000 euro per i compensi ricevuti da un singolo committente titolare di impresa e 3000 euro se il lavoratore percepisce un assegno di disoccupazione o prestazioni integrative del salario. Sempre secondo il D.-Lgs. 81/2015, attuativo del Jobs Act, nel caso di attività agricole stagionali, la validità del sistema dei buoni interessa solo studenti e pensionati. Inoltre, resta fermo il divieto di ricorrere al lavoro accessorio per l’esecuzione di appalti di opere o servizi.

Con l’abrogazione della disciplina, sarà ripristinata la responsabilità solidale tra committente e appaltatore riguardo a retribuzione e trattamento di fine rapporto. Peraltro, con la prevista conversione in legge del Decreto si rischia l’assenza di un temperamento capace di mantenere – secondo la ratio della citata Legge Biagi – la modalità accessoria per specifici comparti di lavoro ampiamente diffusi: pensiamo a tutte le prestazioni di supporto familiare relative allo svolgimento di ordinari lavori domestici. Il lavoro «saltuario e occasionale» costituisce la realtà quotidiana di moltissimi lavoratori, oltreché un sistema collaudato per gli esercenti. Ne è una riprova l’assalto alle tabaccherie per l’acquisto (entro il 17 marzo) e la provvista, a copertura dei 9 mesi restanti, degli ultimi buoni in circolazione. L’intento dichiarato dal Governo è quello di tutelare quelle situazioni con strumenti adeguati, ma distinti dai voucher e di evitare una nuova campagna referendaria su una questione che ha ritrovato linee di coerenza a livello parlamentare.

Da parte dell’ordinamento, scongiurare vuoti normativi significherà, verosimilmente, provvedere a una serie di misure alternative, come un sistema di mini-job (diffuso in Germania, con 5 milioni di «lavoratori marginali» estromessi dalle statistiche), o di lavoro a intermittenza, nella prospettiva di una maggior tutela dei lavoratori contro l’emisfero sommerso dell’occupazione. Per citare un esempio d’oltralpe, dal 2006 in Francia esiste il Chèque emploi service universel (CESU), che in base a un accordo preventivo con 6 società di servizi, prevede il ricorso a ticket non rinnovabili per un mese all’anno o con durata comunque ricompresa nelle 8 ore settimanali.

Occorreranno, in ogni caso, soluzioni specifiche a partire dalle realtà occupazionali esistenti in ogni Paese, a rischio di creare una nuova categoria invisibile (favorendo il lavoro nero) e svantaggiata dal punto di vista previdenziale.  Nella prospettiva di un ripristino post-abrogazione dei voucher, sarà anche da considerare non solo il successo conosciuto negli ultimi anni da questo strumento, quale sintomo delle carenze strutturali che hanno spinto la CIGL a chiedere il referendum, ma anche l’ambito in cui i buoni sono circolati e circoleranno per tutto il 2017. A questo proposito, in una dichiarazione di un mese fa Tito Boeri, Presidente dell’INPS, invitava a «concentrarsi sui numeri», dato che all’interno delle famiglie italiane circola attualmente solo il 3% dei buoni lavoro.

Commenti

Condividi.