sabato, dicembre 16

Venti di guerra si muovono da Israele Esercitazioni al confine con il Libano e una rinnovata ostilità verso l’Iran potrebbero portare allo scontro?

0
Download PDF

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump riaccende il conflitto nella regione mediorientale con l’endorsement a Gerusalemme Capitale dello Stato di Israele. Dal canto suo Benjamin Netanyahu, che di Israele è il Primo Ministro, si rafforza con questa decisione e si sente legittimato  a rilanciare l’azione del suo Paese nella zona, dichiarando che la storia del mondo ebraico è finalmente riconosciutaQueste dichiarazioni hanno dato la possibilità ad Hamas, movimento paramilitare palestinese dichiaratamente anti-israeliano, di proclamare una nuova intifada, annunciata oggi.

Dietro a queste reazioni, che hanno visto coinvolta tutta la regione, con prese di posizione di condanna aperta da parte di tutti i leader dei Paesi islamici, il Principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman, interlocutore governativo molto gradito agli Stati Uniti e ad Israele, sembra rimanere silenzioso. Anzi, secondo il ‘New York Times’, il governo saudita ha sollecitato l’ipotesi di fare di Abu Dis, sobborgo ad Est di Gerusalemme, la nuova capitale della Palestina, avallando così in qualche modo la proposta americana. 

Un piano strategico militare nascosto?

È notizia di ieri che il Ministero della Difesa israeliano ha commissionato 75 milioni di dollari in sviluppo di armamenti da bombardamento alla Elbit SystemsIn particolare  il contratto vedrà Elbit istituire e gestire un centro di addestramento per simulatori di volo per l’Israeli Air Force (IAF). Il centro simulerà due tipi di velivoli da trasporto. Il primo è il Lockheed C-130 Hercules, aereo  progettato per il trasporto di truppe e carichi. Il secondo è il C-130J Super Hercules, acquistato nel 2014. Può trasportare fino a 94 paracadutisti, 128 soldati o quattro SUV militari. È in grado di coprire fino a 4.000 km in volo.

Sempre ieri, l’aviazione israeliana ha dichiarato che la sua squadra di nove caccia F-35 Stealth è pronta per l’uso operativo, a meno di un anno dalla consegna dei mezzi da parte dell’Aeronautica statunitense. Israele è l’unico Paese oltre agli Stati Uniti ad aver  dichiarato la capacità operativa per l’F-35, un sistema d’arma che migliora le capacità strategiche e operative in una vasta gamma di scenari.

In una recente intervista di ‘Defense News’ al Generale Maggiore Ido Nehushtan, ex comandante delle Forze Aeree Israeliane, colui che decise l’acquisto degli F-35, alla domanda se l’F-35 avrebbe un ruolo di primo piano in un possibile attacco all’Iran, risponde «Se o quando lo stato di Israele determinerà la necessità di esercitare il proprio diritto sovrano all’autodifesa, la F- 35 sarà assolutamente un giocatore chiave».

L’annuncio arriva dopo che più di un attacco in Siria è stato attribuito all’aeronautica israeliana all’inizio della settimana. In almeno due occasioni il regime siriano ha annunciato di aver lanciato missili terra-aria contro aerei israeliani. Israele non ha confermato né smentito il suo ruolo nei recenti attacchi siriani, ma ha più volte dichiarato di intendere agire per impedire all’Iran di stabilire una presenza permanente in Siria.

In una conferenza diplomatica al Jerusalem Post’ nella giornata di ieri, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che la sfida più immediata di Israele «è non permettere all’Iran di stabilizzarsi in Siria» e «Senza l’Iran, Hezbollah e Hamas non durerebbero neanche un giorno», come riporta direttamente il giornale israeliano. Ha concluso dicendo che Israele deve intervenire subito per impedire che il Paese persiano sviluppi missili balistici http://www.jpost.com/Israel-News/Netanyahu-We-have-to-act-now-against-Iran-517171

Sono toni, quelli di Netanyahu, che rievocano la guerra preventiva teorizzata dall’Amministrazione Bush nel 2003 per giustificare l’invasione dell’Iraq, con lo scopo di destituire l’allora Presidente Saddam Hussein, accusato di possedere armi chimico-batteriologiche. Anche Donald Trump già durante la campagna aveva dichiarato la sua avversione all’Iran, posizione che ha mantenuto anche da Presidente definendo il Paese persiano e la Corea del Nord come ‘Stati canaglia’ facenti parte di un’Asse del Male, frase simile a quella di George W Bush del 2002. In quest’ottica Trump ha già dichiarato a più riprese di aver intenzione di denunciare il trattato siglato con l’Iran sul nucleare affermando che questo non stia rispettando quanto sottoscritto.

Fintanto che durerà l’accordo sul nucleare, che ha formalmente obbligato l’Iran a non sviluppare strumenti bellici termonucleari, non dovrebbe esservi timore di un conflitto imminente. Ma a lungo termine, vi è sicuramente una possibilità.

Una possibile nuova guerra nella regione

Nei giorni scorsi Israele ha attaccato delle postazioni militari sul territorio siriano nei pressi di Damasco. Inoltre, probabilmente indeboliti dalla sconfitta sul teatro siriano, hanno minacciato in più occasioni che una guerra con Hezbollah è vicina. Nella giornata di ieri, prima del discorso di Trump riguardo lo spostamento dell’Ambasciata e la dichiarazione su Gerusalemme Capitale, Israele ha lanciato una massiccia esercitazione militare a sorpresa al confine con il Libano.

L’esercito israeliano ha mobilitato la sua divisione Galilee, tra cui centinaia di soldati del corpo logistico e dozzine di veicoli, senza preavviso, nel tentativo di testare le sue capacità di risposta rapida in caso di conflitto scoppiato nella tesa regione settentrionale, vicino ai nemici Libano e Siria. Si tratta della più grande esercitazione israeliana da venticinque anni a questa parte. L’addestramento israeliano è seguito ai due attacchi aerei condotti contro la Siria negli ultimi tre giorni. Per quanto Israele abbia ufficialmente una posizione di neutralità nel conflitto siriano, ha occasionalmente attaccato beni appartenenti all’Iran e ai suoi alleati e ha offerto il suo sostegno ai gruppi ribelli nelle alture del Golan.

Mentre le tensioni si scatenano, Israele non è l’unico a prepararsi per una possibile guerra. Il mese scorso, il comandante delle forze armate libanesi Joseph Aoun, in un discorso in occasione del 74 ° anniversario dell’indipendenza del Libano, ha esortato le sue truppe ad essere pienamente preparate sul confine meridionale per affrontare le minacce e le violazioni del ‘nemico israeliano’.

Come si comporterà l’Arabia Saudita?

Rispetto alla questione libanese, è importante ricordare come l’Arabia Saudita ha fatto grande pressione sul Primo Ministro libanese Saad Hariri, considerato subalterno alla monarchia saudita. Hariri in un primo momento aveva annunciato le sue dimissioni dichiarando di sentirsi in pericolo di vita, ritirandole qualche giorno più tardi. Secondo l’Amministrazione libanese al leader politico è stata ristretta la libertà di movimento a Riad, trattandolo come una sorta di prigioniero politico.

L’Arabia, che ha un ottimo rapporto con USA e Israele, è anche custode dei luoghi sacri dell’Islam a La Mecca e Medina, e gioca un ruolo di importante oppositore del mondo sciita, in particolare è nemico dell’Iran e delle milizie di Hezbollah presenti in Libano.

Tutti questi eventi, l’attivismo militare israeliano e l’apparentemente solida alleanza con il principe ereditario saudita, portano a non escludere un futuro intervento delle armate di Israele teso ad ingaggiare uno scontro diretto con Hezbollah in Libano e, in un futuro, uno scenario simile nei confronti dell’Iran. E l’Arabia Saudita, dopo aver dimostrato un silenzio sospetto riguardo al riconoscimento americano a Gerusalemme Capitale israeliana, potrebbero scegliere di schierarsi a favore di Israele in questo ipotetico conflitto. L’eterogenea alleanza Washington-Gerusalemme-Riad, nonostante le agitazioni diplomatiche nella zona, sembra reggere.

Commenti

Condividi.

Sull'autore