martedì, luglio 17

Venezuela verso le presidenziali: cosa dicono i sondaggi? L’80% dei venezuelani giudica negativa la situazione nel Paese; solo il 36% andrà a votare

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A un mese dalle controverse elezioni presidenziali in Venezuela (si voterà il 20 maggio) i direttori dei tre principali istituti di ricerca di mercato del PaeseDatanálisis, Delphos e Consultores 21hanno presentato i risultati dei loro sondaggi sullo scenario elettorale nel corso di un forum organizzato da Ecoanalítica il 12 aprile 2018.

Il Venezuela è allo stremo: l’iperinflazione, la mancanza di beni di prima necessità e di medicine e il clima di tensione politica stanno portando il Paese al collasso . Quattro cittadini su dieci hanno risposto al sondaggio di Consultores 21 affermando di mangiare meno di tre volte al giorno, mentre il 90% dice di non poter accedere alle medicine di cui hanno bisogno. Il clima di fiducia nel paese è al suo minimo storico in 20 anni: l’80% dei venezuelani giudicano che la situazione nel Paese sia negativa e oltre la metà dei cittadini ritiene che la situazione peggiorerà nei prossimi sei mesi.

Chi sono i responsabili del collasso? La cattiva gestione del Governo, dichiarano i due terzi della popolazione all’indagine di Consultores 21. Nei dati di Delphos il Presidente Nicolas Maduro e il sistema governativo sono stati indicati come cause principali della crisi economica dal 65% degli intervistati.

Eppure, nonostante la popolarità di Maduro, che oscilla tra il 20 e il 25%, sia ai suoi minimi storici e due venezuelani su tre evidenziano la necessità di un cambio di Governo, la conclusione unanime delle tre agenzie di ricerca è che la percezione da parte della popolazione della mancanza di condizioni minime per elezioni giuste ed equilibrate influisca sulla disposizione a votare dei venezuelani, e quindi sulla possibilità di vittoria di un candidato oppositore. Secondo Saúl Cabrera, direttore di Consultores 21, la partecipazione ad elezioni percepite come affidabili potrebbe essere superiore al 63% degli elettori registrati. In questo scenario un candidato dell’opposizione otterrebbe il 50% dei voti , mentre il candidato ufficiale si fermerebbe al 35%. Eppure, nell’attuale contesto elettorale solo il 36% della popolazione si dice disposto ad andare a votare. «Il 75% degli oppositori vuole che Maduro se ne vada, ma non sono convinti di votare. D’altra parte, sebbene siano in minoranza, i chavisti vanno sempre alle urne»,  ha dichiarato Luis Vicente León, Presidente di Datanálisis. Cabrera ha aggiunto che «con la popolazione che voterà sicuramente a maggio 2018 (36%), Maduro vincerebbe le elezioni con il 56% contro il 41% dell’opposizione».

Oltre allo scetticismo sull’utilità del voto e sulle condizioni elettorali, sullo scenario elettorale del 20 di maggio pesa la sfiducia nella leadership dell’opposizione. León, in linea con i dati di Delphos, ha rivelato che l’approvazione della leadership dell’opposizione è scesa al 38% dal 60% di un anno fa. Divisa e minata dalle decisioni di un Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) e da una Corte Suprema faziosi, l’opposizione non ha saputo trovare l’unità e una strategia comune rispetto alla decisione di partecipare o meno alle prossime elezioni. Mentre una parte dell’opposizione ha chiamato all’astensione per non legittimare un processo fraudolento, altri  hanno presentato la loro candidatura -tra cui spicca il candidato di Avanzada Prigresista, Henri Falcon-, scommettendo sulla magnitudine dello scontento nel paese.

Secondo Félix Seijas, direttore di Delphos, tra il 51,4% degli elettori che si dichiara sicuro di votare nelle attuali condizioni elettorali Falcón potrebbe ottenere il 30% dei voti, mentre Maduro raggiungerebbe il 42%. In tale scenario, il candidato indipendente e ex pastore evangelico Javier Bertucci otterrebbe il 12% dei voti. Se Falcón fosse in grado di generare una reale percezione di trionfo tra i cittadini, secondo Seijas, potrebbe attirare verso di sè la maggioranza dei voti di Bertucci, aprendo la possibilità di un pareggio tecnico.

Ma la storia si sa, non si fa con i se. La percezione in Venezuela è che senza le garanzie elettorali nè cambi all’interno del CNE, nelle attuali condizioni le possibilità di un cambio politico nel Paese sono minime. D’altro canto a Maduro fa comodo una opposizione nelle future elezioni, per dimostrare ai suoi che vincerebbe contro chiunque un qualsiasi momento. O come disse in un suo discorso: «Se mi lanciassi alla Presidenza della Colombia vincerei anche lì».

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