giovedì, maggio 24

Venezuela: petrolio, unica via di salvezza? Potrebbero le energie rinnovabili salvare il Paese da un’imminente collasso? Ne parliamo con Fabio Bassan, Professore Ordinario di Diritto Internazionale, presso il Dipartimento di Studi Aziendali all’Università Roma Tre.

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Niente dialogo con l’ Opposizione: questo è stato il risultato del tentativo, durato due mesi, di mediazione portato avanti dalla Repubblica Dominicana. Il presidente Medina ha “gettato la spugna”. D’ altro canto, non poteva essere diversa la conclusione dato che la delegazione del Governo del Venezuela non ha nemmeno partecipato alle conversazioni forse perché mancava il via libera dell’ Opposizione. Ma questo non é arrivato visto che a Julio Borges, capo della delegazione del Tavolo dell’ Unità democratica, non erano giunte le garanzie di elezioni presidenziali trasparenti.

Due giorni fa, il Consiglio elettorale nazionale (CNE) ha annunciato le elezioni presidenziali in Venezuela,  si svolgeranno il 22 aprile. Ma Julio Borges aveva già invitato le autorità a non commettere l’  «errore di chiamare unilateralmente le elezioni. Maduro non è il proprietario della democrazia in Venezuela, sono i venezuelani che sono e devono essere rispettati».

Nonostante la forte crisi economica che ha colpito il Paese, Nicolas Maduro potrebbe di essere rieletto. Intanto, ha creato un  movimento che lo sostiene, soprannominato Somos Venezuela (We Are Venezuela).  «La situazione in Venezuela sta peggiorando, uno degli aspetti da tenere in considerazione, se adottiamo sanzioni petrolifere, è quello gli effetti che avrebbe sulla popolazione, sarebbe un passo che (…) accelererebbe la fine» ha detto il Segretario di Stato americano Rex Tillerson, in visita a Buenos Aires, in Argentina. La possibilità di «vietare la vendita di petrolio (venezuelano) negli Stati Uniti» – circa 750.000 al giorno al momento – sarebbe meglio che non fare nulla.

«Ho visto Tillerson in visita in Argentina, ci minaccia con un embargo petrolifero. Siamo preparati. Siamo pronti ad essere liberi e nulla e nessuno ci fermerà» ha dichiarato Maduro. Ma la cattiva gestione e il sottoinvestimento dell’industria petrolifera e del gas del Paese stanno causando problemi alle strutture per la produzione di petrolio che non soddisfa i requisiti dei suoi abituali compratori. Moody’s vede “un circolo vizioso tra il calo della produzione in tutti i settori economici, l’accelerazione della scarsità di valuta forte e un mix di politiche economiche definito dai controlli sui prezzi e dallo sconto forzato che esacerbano le carenze di approvvigionamento e iperinflazione“.  L’iperinflazione continuerà al livello del 4000% fino al 2018 a causa del deterioramento finanziario. 

Una grossa fetta di questa profonda crisi è certamente legata allo sfruttamento delle risorse energetiche: i vari governi hanno investito sulle esportazioni di greggio, tralasciando, ad esempi, gli investimenti  quelli sulle energie rinnovabili. Solo una piccola parte della produzione energetica in Venezuela deriva dal sistema idroelettrico: la situazione è peggiorata su questo fronte dopo l’arrivo di El Niño, un insieme di fenomeni atmosferici che si verificano ciclicamente nell’Oceano Pacifico, che ha paralizzato completamente la centrale idroelettrica di Guri nella regione Bolivar, la quale fornisce il 70% dell’energia al Paese. Molti Paesi sudamericani stanno spendendo molto in queste fonti energetiche, mentre è improbabile che il Venezuela cambi la politica energetica. L’industria petrolifera venezuelana – responsabile del 96% delle esportazioni – è in declino. La produzione è crollata e, con i massicci pagamenti dovuti ai creditori internazionali e buona parte della produzione petrolifera del paese utilizzata per pagare i prestiti garantiti da petrolio.

La giornalista Gretchen Bakke in un articolo pubblicato sul ’New Yorker’ ha scritto: «Perché un Paese con le risorse combustibili fossili più grandi di tutta l’America Latina, e tra le più estese al mondo, ha deciso di generare energia con l’acqua, notoriamente una risorsa poco affidabile? Il motivo, non è legato a qualche politica a favore delle energie rinnovabili, semplicemente il Governo vuole esportare quanto più petrolio possibile», spiega Bakke. Ma perché il Governo venezuelano non ha investito in energia rinnovabile? Quali sono le potenzialità in termini di energie rinnovabili in Venezuela? Potrebbero le energie rinnovabili salvare il Paese da un’imminente collasso? Ne parliamo con Fabio Bassan, Professore Ordinario di Diritto Internazionale, presso il Dipartimento di Studi Aziendali all’Università Roma Tre.

Quali sono le fonti di energia rinnovabile in Venezuela?

Il sistema energetico è allo sfascio, non ci sono investimenti da 20 anni. Non esiste una rete elettrica nazionale, nel senso che non c’è ridondanza, per cui ogni minimo problema o incidente blocca la rete. Le otto città principali hanno seri problemi di approvvigionamento,  Caracas spesso la sera rimane al buio e nel sud del Paese la situazione è ancora più drammatica. Ci sono dei sistemi attualmente di generazione autonoma che si stanno creando, il Governo sta finanziando in qualche modo queste strutture, ma si tratta di cose assolutamente non sufficienti. Il Paese ha la ‘maledizione del petrolio’, per cui avendo molto petrolio, non ha mai investito in energia alternativa, come invece stanno facendo tanti altri Paesi che comunque sono produttori di petrolio. Attualmente a parte un pò di idroelettrico che c’è sempre stato ma che è insufficiente, non c’è nessun programma e nessun progetto di sviluppo.

In un Paese come il Venezuela, esposto a fattori climatici quali la siccità e dunque la scarsità d’acqua, non costituisce un rischio investire solo sull’idroelettrico?

L’idroelettrico ha da sempre coperto una parte della produzione, ma adesso sempre meno. E’ una produzione che però non ha reti di trasmissione. La scarsità d’acqua e la siccità sicuramente hanno costituito un problema, ma questa è una cosa a monte. Anche la produzione che c’è, maggiore o minore a seconda dell’esito climatico, in ogni caso non arriva alla rete. Quindi è praticamente irrilevante, quindi non ci sono investimenti.

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