sabato, luglio 21

Venezuela: Petro, la criptovaluta disperata di Nicolas Maduro Intervista a Antonella Mori, ricercatrice associata dell’ISPI, professoressa all’Università Bocconi di Milano e ricercatrice dell’ISLA

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Ieri 3 dicembre il Presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha annunciato che il Paese realizzerà una criptomoneta, il Petro, – simile al bitcoin – , per vincere l’attuale blocco finanziario. Durante la trasmissione televisiva settimanale ‘Los Domingos con Manduro’, ‘Le Domeniche con Maduro’, stile ‘Happy Days anni ‘80’ il Presidente dalla Fiera Internazionale di Scienza e Tecnologia Jacinto Convit ha detto «…ho studiato a fondo questo tema e voglio annunciare che il Venezuela realizzerà un nuovo sistema di criptomoneta basato sulle riserve petrolifere. Questo ci permetterà di raggiungere nuove forme di finanziamento internazionale utili allo sviluppo economico e sociale del Paese e sarà realizzato mediante l’emissione di criptomonete supportate dalle riserve…venezuelane di oro, petrolio, gas e diamanti. Il Venezuela annuncia la creazione della sua criptomoneta: si chiamerà Petro».

Il Presidente non ha aggiunto dettagli rispetto al Petro, ma ha rassicurato il suo pubblico dicendo che il piano di realizzazione verrà definito oggi. Ciò nonostante, sembra che gli obiettivi di questa nuova criptomoneta siano la sovranità monetaria, nuove transazioni finanziarie e vincere il blocco finanziario causato dalle sanzioni stabilite dall’Amministrazione americana di Donald Trump.

Per iniziare il processo di realizzazione del Petro, scrive ‘Ultimas Noticias’, Maduro ha approvato la fondazione di un osservatorio del blackchain in Venezuela ascritto al Ministero della Scienza e Tecnologia. Il blockchain è una piattaforma software utilizzata per la moneta digitale, spiega ‘El Universal’, e consiste in una forma semplice e sicura di compra-vendita di moneta digitale. Si tratta di un sistema nato parallelamente al bitcoin e rappresenta una sorta di registro delle transazioni digitali basato su un’enorme quantità di dati che memorizzano tutte le operazioni finanziarie dal marchio elettronico.

Il team che si occuperà del Petro in Venezuela è decisamente multidisciplinare. Sarà, infatti, composto da circa 50 persone tra cui esperti in campo tecnologico, economico, finanziario, legale, monetario e mediatico. Secondo quanto scrive ‘El Pais’ , a coordinarlo sarà Manuel Quevedo, nuovo Presidente dell’impresa statale Pdvsa – Petróleos de Venezuela, S.A. –  e Ministro delle Risorse. L’osservatorio, spiega il Presidente, sarà la base istituzionale, politica e giuridica della nuova criptomoneta venezuelana.

L’annuncio di Maduro rientra in un contesto venezuelano abbastanza particolare per la criptomoneta. Nel 2016 il bitcoin è stata la moneta dal miglior rendimento in tutto il mondo. La sua crescita è pari al 125% ed è dovuta ad un altissima domanda, superiore all’offerta. Secondo la ‘BBC’, il bitcoin in Venezuela ha avuto un ottimo riscontro negli ultimi anni, e questo suo rendimento positivo sarebbe un effetto della crisi economica. I venezuelani, di fatto, starebbero cercando di ottenere bitcoin, in quanto non hanno più alcuna fiducia nella moneta nazionale. Spiega, infatti, l’agenzia che la moneta venezuelana, el bolivar, starebbe affrontato una vertiginosa inflazione, basta pensare che la banconota con maggior valore, 100.000 bolivares, ha un valore inferiore a quello di un dollaro americano sul mercato parallelo del cambio di riferimento nel Paese. Nell’ultimo mese il bolivar avrebbe perso il 57% del suo valore.

La svaluta della moneta nazionale ha spinto i venezuelani a cercare di ottenere dollari, o una moneta che possa esser cambiata facilmente con il dollaro. Oltre ciò, lo scarso prezzo dell’elettricità – sovvenzionata – favorisce il lavoro di decine di comupter ad alto consumo energetico. Inoltre, le sanzioni finanziarie imposte dall’Amministrazione Trump hanno di gran lunga incrementato l’attuale crisi economica venezuelana. Per il Paese latinoamericano, infatti, sono chiusi i canali di finanziamento con l’estero, le importazioni sono assenti, le riserve ufficiali di denaro quasi azzerate e i pagamenti, quindi, diventano impossibili.

La svalutazione della moneta nazionale, l’inflazione alle stelle – oggi la più alta la mondo -, il prezzo dell’elettricità, la crisi economica e le sanzioni statunitensi vanno a comporre un quadro economico particolare, dove il bitcoin ha avuto – e sta avendo- il ruolo di ‘rifugio’ per i venezuelani.  Maduro, però, sembra non avere percezione del reale, e con l’annuncio di ieri interpreta la nuova criptomoneta come soluzione alla crisi economica, e non come ‘via di fuga virtuale’ per i venezuelani.

L’opposizione si è mostrata tutt’altro che entusiasta. Secondo ‘Reuters’, i leader del MUD avrebbero deriso l’annuncio del Presidente. I suoi esponenti avrebbero, infatti, spiegato che la criptomoneta ha bisogno dell’approvazione del Congresso, ad oggi dubbia. Oltre ciò, l’opposizione non crede che il Petro potrà nascere nel bel mezzo di un tumulto economico, politico e sociale così forte.

Per far fronte a questo panorama disastroso, però, secondo quanto riportato da ‘El Universal’, Maduro propone il Petro come veicolo in grado di condurre il Venezuela a nuovi canali finanziari internazionali, e allo stesso tempo capace di stabilire un sistema finanziario solido e di sostenere lo sviluppo economico del Paese.

Nel frattempo, la popolazione vive una crisi sociale ed umanitaria senza precedenti, mancano beni primari, come cibo e medicine, e 4.3 milioni di persone sono povere. Ciò nonostante Nicolas Maduro, scrive ieri ‘El Universal’, continua a rifiutare qualsiasi forma di aiuto umanitario, sostenendo invece che «il Venezuela è un Paese vigoroso, lavoratore, non è un Paese di mendicanti come hanno detto alcuni che proponevano aiuti umanitari. No. Il Venezuela ha una sua produzione, e ci si sente orgogliosi. Il resto sono tutte menzogne…non siamo i mendicanti di nessuno. Il Venezuela può, ha potuto e potrà sempre. Abbiamo i nostri problemi, come tutti gli altri Paesi e li supereremo seguendo la nostra formula: solidarietà, amore e socialismo».

Il Petro rientra, forse, nella formula tanto amata dal Presidente Maduro? Riuscirà a sollevare il Paese da una crisi così profonda? Lo abbiamo chiesto a Antonella Mori, ricercatrice associata dell’ISPI, professoressa all’Università Bocconi di Milano e ricercatrice dell’Istituto di Studi Latinoamericani e delle Economie in Transizione (ISLA).

 

Che cos’è un bitcoin? E cos’è una criptovaluta?

Il bitcoin è una criptovaluta. Le criptovalute sono delle monete virtuali di solito generate da computer. La tecnologia particolare garantisce i pagamenti ed ha delle caratteristiche importanti dietro. Per cui, collegandoci alla proposta abbozzata dal Presidente Maduro ieri di creare una criptovaluta in Venezuela, oltre a dire che non abbiamo i dettagli di pianificazione, quello che possiamo immaginare è che sarà una valuta virtuale, quindi con degli scambi che avvengono via computer. Ad oggi, non è chiaro quale tecnologia verrà utilizzata esattamente, ma la differenza tra il Petro e le altre criptovalute è che quella venezuelana è una valuta virtuale legata alle risorse del Paese in termini petroliferi, di diamanti, e di altre materie prime – e comunque legata anche al Paese e alle sue politiche -, mentre le criptovalute per natura non hanno nessun legame con un Paese specifico. Ed è proprio per questo che diviene necessario capire cosa ha in mente il Presidente Maduro. In secondo luogo le criptovalute hanno chiaramente avuto una grande fortuna perchè c’è tanta domanda e l’offerta è comunque gestita dalla ricerca di questi bitcoin – un numero limitato – . Il fatto che ci sia così tanta domanda ha reso inaspettatamente il prezzo dei bitcoin molto alto.

Una criptovaluta può davvero essere una sola unzione alla crisi economica venezuelana? Quali sono i suoi limiti?

Bisogna chiedersi che domanda può avere una valuta virtuale creata da un Governo che in questo momento è quasi in fallimento. Il Petro è legato a delle risorse che il Paese senza dubbio ha, ma che dipendono dalle scelte che il Governo attuale e futuro farà riguardo la loro gestione. Si deve, poi, considerare che un possibile futuro Governo sotto la guida dell’opposizione sicuramente rinnegherà questa valuta virtuale. Quindi, nonostante i propositi, non vedo da dove possa venire la domanda per il Petro di Maduro. Questo mio scetticismo deriva non solo dalla mancanza di dettagli tecnici, ma anche dalla grandissima differenza tra le criptovalute che sono in circolazione adesso e questa che viene proposta da un Paese, e quindi legata alle sue risorse e alle sue politiche. Pertanto, più che parlare di cripto monete, forse sarebbe più opportuno parlare semplicemente di una moneta virtuale del Paese. Con il Petro è come se il Venezuela facesse dei titoli di Stato legati alle risorse, ma si tratta – come sappiamo – di risorse e piani che un futuro Governo dell’opposizione rinnegherà, come ha già detto, e vedo difficile individuare possibili acquirenti di una moneta virtuale o di questi presunti titoli.

Come dovremo quindi interpretare le dichiarazioni di ieri di Maduro? Perchè ha voluto questa criptovaluta? A cosa aspira?

Il punto è che le sanzioni imposte dall’Amministrazione Trump fanno si che il sistema finanziario statunitense non può avere rapporti con entità venezuelane e non può comprare titoli venezuelani. Questo rappresenta un grave problema per Caracas, mentre secondo l’ottica di Washington sta funzionando. Maduro deve affrontare un serio problema riguardo la gestione di transazioni internazionali di riserve ufficiali. Ormai quest’ultime, e quindi le riserve di dollari emissari di valuta straniera e oro, si sono quasi azzerate e Caracas non sa dove recuperare i soldi. Quello della criptovaluta venezuelana mi sembra un tentativo ‘disperato’ di fronteggiare questa difficilissima situazione.

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