mercoledì, settembre 19

Venezuela: Ledezma e le divisioni interne all’ opposizione "I sequestrati non fuggono, sono liberati. Io ero sequestrato dalla narco dittatura di Nicolas Maduro"

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Non molti giorni fa, proprio sulle pagine di questo quotidiano, si è approfondita la difficile crisi economica che il Venezuela sta affrontando, con il serio rischio di un default. L’ Agenzia di Rating Standard&Poor’s aveva annunciato il ‘default’ selettivo’ del Venezuela per il marcato rimborso di 200 milioni di dollari bond, debito che poi, a detta di Caracas, sarebbe stato saldato. Ad accorrere in soccorso del regime di Maduro, Mosca.

Non è mai mancato il pugno duro da parte del potere centrale nei confronti delle opposizioni. «In Venezuela sembra che vincere le elezioni e far parte di un partito che si oppone al governo siano motivi sufficienti per finire in prigione» ha detto recentemente Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

«Il sistema giudiziario» – ha aggiunto Guevara-Rosas – «non dovrebbe mai essere strumentalizzato per mettere a tacere gli oppositori, soprattutto quelli eletti Prima è andato ad arrestarli nelle strade, poi chi li rappresenta nelle istituzioni. Quanto oltre vorrà spingersi il governo venezuelano per ridurre al silenzio chi la pensa diversamente? La risposta è terribile».

Ma, nonostante la sua durezza, la repressione messa in atto da Maduro non può certo nascondere la divisione all’ interno del frammentato fronte di opposizione, composto da quasi 20 formazioni politiche diverse. Opposizione con cui il ‘dittatore’ si è detto pronto a dialogare durante la due giorni prevista il prossimo 1° dicembre.

Qualche sentore dell’ incomprensione tra le diverse forze anti-Maduro si era già cominciato ad avvertire in occasione delle elezioni regionali di ottobre, durante le quali il dibattito interno al fronte aveva riguardato preminentemente la possibilità di partecipare alla tornata elettorale. Possibilità che venne accettata e divenne concreta, permettendo ai partiti anti-regime di ottenere, però, solamente un piccolo risultato, insufficiente a superare le divisioni, ma, anzi a rinfocarle

«Siamo preoccupati poiché queste elezioni, anche se hanno avuto la partecipazione di gran parte dell’elettorato, lungi dal contribuire al rafforzamento delle istituzioni democratiche attraverso il voto libero, universale ed equo, hanno reso ancora più difficile la soluzione consensuale dei problemi che ci hanno afflitto, hanno generato nuovi dubbi e domande e hanno aperto la porta a maggiori tensioni e conflitti per quanto riguarda il futuro del nostro Paese» era stato il messaggio della Conferenza episcopale venezuelana a commento dell’ esito elettorale.

«Sono numerose le irregolarità commesse nell’ implementazione del processo elettorale: il fatto di impedire alle organizzazioni politiche di sostituire i candidati come previsto dalla legge, lo spostamento all’ultim’ora degli elettori verso altri centri elettorali, la mancanza di pluralismo tra gli osservatori internazionali, gli abusi nel voto forzato» aveva sostenuto inoltre la Conferenza dei Vescovi locale.

Ma a divaricare ancor di più la forbice tra i vari attori di opposizione, è stata la scelta dei quattro governatori, da poco eletti con Acciòn Democratica di giurare di fronte all’ Assemblea costituente che era stata imposta da Maduro per eliminare l’ ostacolo del Parlamento il cui Presidente era proprio Enry Ramos Allup, leader di ‘Azione Democratica’. Questo ha non poco scandalizzato molte componenti dell’ area anti-Maduro: la sensazione che hanno è che si possa scendere a compromessi per aggiudicarsi delle poltrone o dei ruoli all’ interno del governo. Julio Borges, Presidente del Parlamento, non ha mai nascosto che gli eletti dell’ opposizione non accetteranno mai alcun ultimatum da un organo illegale quale è l’ Assemblea costituente.

Altri motivi di contrasto all’ interno del fronte anti-governativo, la scelta del vice Presidente dell’ ‘ex’ Parlamento Freddy Guevara,di non partecipare alle prossime elezioni amministrative, previste per dicembre, per la loro manifesta irregolarità oppure l’adesione di taluni ad un incontro tra governo e opposizione proposto dal Ministro della comunicazione venezuelano Jorge Rodriguez per il 15 novembre poi rinviato per far presenziare degli osservatori inviati da Paesi terzi.

Peraltro, proprio in queste ore, è tornato in libertà l’ ex Sindaco di Caracas, Antonio Ledezma, il quale, il 19 febbraio 2015, era stato arrestato con l’ accusa di cospirazione. Dopo 1002 giorni di prigionia, Ledezma sarebbe infatti fuggito dagli arresti domiciliari, sfruttando una falla negli apparati di sicurezza del regime, e sarebbe giunto in Colombia. Di qui sarebbe poi partito per la Spagna, per Madrid, dove era atteso dalla moglie e dai figli e dove è stato poi ricevuto dal Premier Mariano Rajoy. Un «un viaggio da film superando ben 29 posti di blocco in auto».  «Ledezma se n’è andato di notte come un pipistrello» ha detto ironicamente il Presidente Maduro. A tali parole sbeffeggianti, la Machado avrebbe ribattuto: «i prigionieri politici non scappano né si nascondono, ma cercano quella libertà che per natura fa parte di loro» e, come ribadito da Ledezma, «i sequestrati non fuggono, sono liberati. Io ero sequestrato dalla narco dittatura di Nicolas Maduro. La mia liberazione è un contributo a 30 milioni di venezuelani che si sentono sequestrati e prigionieri. Posso essere più utile al mio paese dall’esilio. E non mi sentirò completamente libero fino a quando tutti i prigionieri politici abbiano lasciato il carcere».

Ledezma ha poi affermato di voler «riuscire a superare gli ostacoli per ricostruire l’unità dell’opposizione. Il Venezuela sta vivendo la situazione economica peggiore della sua storia, con un salario minimo che equivale a 10 centesimi di dollari. Abbiamo l’inflazione più alta del mondo, una contraddizione difficile da credere: con un dollaro lì si può comprare più di 60 mila litri di benzina».

«Ora» – ha proseguito – «voglio chiedere sostegno internazionale alla democrazia del Venezuela. Ringrazio il ruolo dell’Italia nel Consiglio dell’Onu in difesa dell’autonomia e voglio ringraziare Antonio Tajani perché ha rappresentato in modo dignitoso il popolo venezuelano»

Intanto Il Tavolo dell’Unità Democratica, avvantaggiandosi della necessità del governo di avere un avversario per rendere legittime le imminenti elezioni amministrative comunali, ha rimesso al centro del dibattito l’urgenza di una nuova Legge Elettorale e un Consiglio Nazionale Elettorale. Più che il mero meccanismo, l’ obiettivo dovrebbe essere quello di pensare ad un nuovo progetto politico, in grado di scalzare, anche in vista delle presidenziali 2018, Maduro, il quale, però, non può non voler approfittare del caos interno alle forze a lui contrapposte. Chi la spunterà?

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