martedì, agosto 21

Venezuela, le tappe della crisi

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E’ un ex un agente dei servizi segreti l’autore del lancio da un elicottero della polizia di alcune granate sulla sede della Corte suprema a Caracas, capitale del Venezuela. Un’azione definita ‘terroristica’ dal presidente Nicolas Maduro.

E a confermarlo sono le parole usate nel video in cui ha spiegato la sua azione: «Cari fratelli venezuelani, vi parliamo a nome dello Stato. Siamo una coalizione di militari, polizia e civili alla ricerca di un equilibrio e contrari a questo governo criminale. Abbiamo due scelte: essere giudicati domani dalla nostra coscienza e dal popolo oppure iniziare oggi a liberarci da questo governo corrotto. Oggi abbiamo messo in atto un dispiegamento aereo e terrestre con l’unico obiettivo di restituire il potere al popolo democratico, di rispettare e far rispettare le leggi per ristabilire nuovamente l’ordine costituzionale. Per questo rivolgiamo un appello a tutti i venezuelani, per unirsi alla lotta».

Ma il Venezuela è in piena crisi da almeno tre mesi, durante i quali sono andate in scena proteste giornaliere, con morti e feriti. E l’economia è crollata: beni di prima necessità sempre più scarsi, l’inflazione corre, così come la rabbia della gente.

Tutto è cominciato proprio il 29 marzo, quando la Corte Suprema ha annunciato a sorpresa la decisione di avocare a sè i poteri del Parlamento. L’Assemblea nazionale è controllata dalle forze dell’opposizione coalizzate nella Mesa de Unidad Demicratica (Mud) dopo la schiacciante vittoria alle elezioni nel dicembre 2015, le ultime convocate da Maduro prima di sospendere qualsiasi nuova consultazione. Per l’opposizione è un vero e proprio colpo di Stato. Julio Borges, presidente dell’Assemblea nazionale, nel corso di una conferenza stampa, lancia un appello anche alle forze armate chiedendo loro di prendere posizione contro Maduro e partono le prime manifestazioni.

Il 1 aprile la Corte Suprema fa marcia indietro, ma il 7 ecco un’altra decisione controversa: Henrique Caprile, uno dei principali leader dell’opposizione, non potrà assumere nessun incarico pubblico per 15 anni per l’accusa di irregolarità amministrative. Ma lo scontro comincia a farsi più duro il 19 aprile, durante la Festa dell’Indipendenza: l’opposizione lancia ‘la madre di tutte le proteste’, ma alla fine si contano due morti, entrambi studenti. Al tempo stesso anche Maduro chiama a raccolta i suoi.

Il 1° maggio arriva la decisione del presidente di convocare una nuova ‘Assemblea costituente del popolo’ per riformare lo Stato e scrivere una nuova costituzione, ma l’opposizione continua a chiedere la convocazione di elezioni e respinge l’idea promossa da Maduro. A cercare una soluzione è anche l’Organizzazione degli Stati Americani (Oas), che il 19 giugno si riunisce per discutere della crisi venezuelana ma senza esiti positivi. Venti Paesi si schierano contro il progetto di riforma costituzionale di Maduro ma non riescono a raggiungere la maggioranza di due terzi necessari per far passare la risoluzione di condanna. Il Venezuela, che intanto ha annunciato l’intenzione di uscirne, fa sapere per bocca del ministro degli Esteri Delcy Rodríguez che qualsiasi decisione verrà presa, non verrà recepita da Caracas.

Intanto è scoppiata anche la grana Luisa Ortega Diaz, procuratore generale nominata dallo stesso Maduro tre anni fa, contro la quale viene intrapreso il procedimento di destituzione. E neanche per un giorno si sono placate le proteste, e il bilancio è pesante: 74 morti, 1.413 feriti, 3.971 processati. Per quanto ancora si andrà avanti così?

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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