giovedì, settembre 21

Venezuela: due settimane decisive?

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Più di 7 milioni di venezuelani (7.186.170) hanno partecipato ieri alla consultazione referendaria simbolica organizzata dall’opposizione contro il Presidente Nicolas Maduro e contro il suo progetto di Assemblea costituente.
Quella di ieri è stata a tutti gli effetti una prova di forza dell’opposizione in Venezuela. L’esito della consultazione è del 98% di ‘noalla riforma, come ha riportato il rettore della Universidad Central de Venezuela (UCV), Cecilia García Arocha, che insieme ad altri rettori di atenei fa parte della Commissione dei garanti della consultazione promossa dalle opposizioni. I venezuelani erano chiamati a esprimersi simbolicamente per far sì che non si celebri il voto previsto il 30 luglio per creare un’Assemblea costituente che potrà riscrivere la Costituzione e modificare profondamente le istituzioni statali.
Con il voto di ieri Maduro è da considerarsi «revocato dal popolo venezuelano», ha dichiarato il presidente dell’Assemblea Nazionale di Caracas, Julio Borges. Per questo «Maduro aveva paura del referendum» e allo stesso modo «non vuole più fare elezioni», ha detto ancora Borges.

Gli elettori erano chiamati ad esprimersi contro l’Assemblea Costituente che il regime di Maduro vuole convocare per riscrivere la Costituzione e svuotare di potere il Parlamento, che è dominato dall’opposizione. Il referendum prevedeva l’esortazione all’Esercito di difendere la Costituzione e la richiesta di un Governo di unità nazionale, la vera posta in gioco del plebiscito era l’alta affluenza.
Organizzato dalla Mesa de Unidad Democratica (Mud), che riunisce i diversi partiti di opposizione, il voto si è svolto in 14mila seggi, improvvisati in luoghi come chiese e centri culturali.

Ora il Venezuela attende 2 settimane che saranno assolutamente decisive, quelle che lo separano dal 30 luglio. Il Governo ha convocato l’elezione dell’Assemblea Costituente il 30 luglio: 364 membri saranno eletti su base territoriale e 181 in seno a diversi settori della società: pensionati, studenti, lavoratori, popolazioni indigene. L’opposizione boicotta il voto e la campagna elettorale è portata avanti soltanto dal Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv) al potere, che sostiene candidati come la moglie di Maduro, Cilia Flores, e il vicepresidente, Diosdado Cabello.
In queste due settimane saranno al lavoro le cancellerie di molti Paesi, a partire da quelle dell’America Latina e dal Vaticano, a lungo impegnato per una mediazione che potesse tutelare i due fronti contrapposti. Due settimane che saranno molto importanti anche per altri Paesi dell’area, a partire da Cuba.
Le esportazioni di greggio e benzina dal Venezuela a Cuba sono diminuite quasi del 13% nella prima metà del 2017. Il dato viene dalla compagnia di stato Petroleos de Venezuela SA (Pdvsa), secondo cui il calo rischia di aggravare il deficit energetico dell’isola caraibica. Già dal 2016, Cuba ha dovuto ridurre le forniture di benzina del 28% alla maggior parte delle compagnie statali. Inoltre, i fondi per l’illuminazione pubblica sono stati tagliati del 50% e anche al consumo privato e’ stata imposta una riduzione. L’economia dell’Avana dipende fortemente dalle forniture di petrolio venezuelane, ottenute a condizioni estremamente vantaggiose in cambio di medici e altri servizi, grazie a un accordo bilaterale del 2000, risalente alla presidenza di Hugo Chavez.
Lo stesso Venezuela, dove da sei anni è in calo la produzione petrolifera, ha dovuto aumentare le importazioni per venire incontro alle esigenze interne.
Per far fronte al fabbisogno energetico, L’Avana ha aperto anche alle importazioni tramite petroliere provenienti dalla Russia: non lo faceva da piu’ di dieci anni.
Secondo quanto dichiarato alla stampa da Jorge Pinon, cubano, esperto di questioni energetiche della University of Texas, Cuba ha bisogno di almeno 70mila barili al giorno dal Venezuela per coprire il deficit energetico. Una ulteriore perdita di forniture dal Venezuela comporterebbe, secondo Pinon, «alti costi politici e finanziari». Come previsto: se cade Maduro, Cuba sprofonda.

Per il leader dell’opposizione Henrique Capriles il voto «stacca la spina» al Governo. Gli organizzatori hanno spiegato che il referendum è stato condotto «con la massima trasparenza e fiducia», anche se i venezuelani hanno avuto il minor numero di seggi a disposizione rispetto a qualsiasi altra consultazione nazionale. «Tuttavia, la gente ha superato tutti gli ostacoli: la paura, la violenza e le minacce del Governo». Non sono mancati episodi violenti durante le operazioni di voto. Almeno due persone sono state uccise in un seggio di Catia, a nord ovest di Caracas. Lo ha riferito il portavoce dell’opposizione Carlos Ortiz. Il testimoni hanno parlato di un attacco da parte di gruppiparamilitariche hanno aperto il fuoco contro i votanti. Sarebbero almeno quattro i feriti, oltre alle due persone che hanno perso la vita. La Procura dell’area metropolitana di Caracas ha fatto sapere di aver aperto un’indagine sulla morte di Xiomara Escot e sul ferimento di tre persone.

I venezuelani hanno votato anche all’estero. Seggi improvvisati sono stati allestiti in oltre 80 Paesi, per una partecipazione totale di poco meno di 700mila persone. In Italia hanno votato oltre 4mila persone. 7.186.170 i votanti in tutto il mondo. 7.587.579 erano stati i voti ottenuti dal successore di Hugo Chavez nel 2013, quando fu eletto capo dello Stato sconfiggendo Capriles per meno di due punti percentuali.
Il voto all’estero è una dimostrazione di quanto sia diventata ‘liquida’ la società venezuelana dopo quasi 20 anni di governo chavista,  «è stato questo un messaggio chiaro dei venezuelani alla Nazione e al mondo» ha sottolineato il Rettore Garcia Arocha.
Poco prima gli ex presidenti Jorge Quiroga (Bolivia), Andrès Pastrana (Colombia), Miguel Angel Rodríguez e Laura Chinchilla (Costa Rica) avevano sottolineato la profonda vocazione democratica dei venezuelani e invitato il Presidente Maduro ad abbandonare l’atteggiamento antidemocratico, la repressione violenta delle manifestazioni protesta e ad ascoltare la voce del popolo.
Gli ex presidenti si sono anche rammaricati per la violenza dei ‘colectivos‘ che hanno assassinato una venezuelana e feriti gravemente altri cittadini a Catia e condannato l’aggressione ai giornalisti.
Da sottolineare che l’ex Presidente messicano, Vicente Fox, è stata dichiarata ‘persona non grata’, dopo le forti critiche al Presidente della Repubblica.

La situazione è così più che mai  incerta nel Paese, mentre sale la pressione da parte della comunità internazionale. Il Ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Dastis, ha proposto nel corso della riunione dei ministri degli Esteri Ue a Bruxelles di esplorare la possibilità di sanzioni nei confronti del presidente venezuelano se andrà avanti nel suo progetto di riforma. Le sanzioni sarebbero individuali e non nei confronti del Paese. Anche il Papa, ieri nell’Angelus in piazza San Pietro, è tornato a rivolgere il pensiero al Venezuela.

Il Venezuela si sta rapidamente trasformando in uno Stato fallito poiché la violenza, la fame e la povertà aumentano esponenzialmente quotidianamente. Nelle prossime 2 settimane si capirà se il Paese continua a scadere nel regime repressivo di Maduro o se inizia un percorso per ricostruire quello che una volta era uno degli Stati più sviluppati dell’America Latina.

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