giovedì, giugno 21

Veltroni è tornato Il Partito Democratico (e l’Italia) tra Fondatore e Affondatore

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Walter Veltroni torna protagonista. In questi anni ha dimostrato che «C’è vita oltre i portoni di Montecitorio», essendo stato uno dei pochi politici di professione riusciti a crearsi un proprio vero lavoro ed identità sociale, ritraendosi ai margini dell’impegno politico. La passione no, quella non si può mai dismettere. Negli ultimi tempi il suo ‘protagonismo soft’ si è però andato via via facendo più hard. Rivelandosi giorno dopo giorno sempre meno soffice e sempre più duro. Che sotto l’aspetto di molle ‘megabruco’, come lo raffigurava Giorgio Forattini ai tempi del suo fulgore, alberghi una scorza durissima e niente affatto arrendevole (in certi momenti e circostanze pure troppo) è cosa assolutamente nota a chi abbia avuto almeno un po’ a che fare con lui. E che non desideri e aspetti altro che ricominciare, sia pure in maniera diversa, ciascuno lo può non solo dedurre ma intravvedere in ogni suo atto e comportamento. Certo con grande attenzione e discrezione, attento a come si deve muovere chi è stato al centro della scena politica e deve riuscire a riaffermare la propria identità logorata dagli eventi che l’hanno coinvolto. Sin da quando, da Fondatore del Partito Democratico, ha fatto buon viso a cattivo gioco lasciando il seggio alla Camera di fronte all’arrembante avanzare rottamante del futuro (ormai passato) Affondatore del PD.   

L’occasione del ‘salto di qualità’ sono stati i giorni de ‘La Repubblica delle idee’, l’ormai quasi tradizionale appuntamento del quotidiano ora diretto da Mario Calabresi, quest’anno a Bologna: venerdì 8 giugno in Piazza Maggiore, il cuore della città tradizionalmente ‘rossa’ (ora chissà). Esordendo con un’analisi degli scenari mondiali in un inquietante ma non infondato parallelo tra l’oggi e la temperie degli anni ’30 del secolo scorso. Calato anche nella realtà italiana, con le sue tentazioni ed i suoi ‘inquietanti connubii’. Polemizzando esplicitamente con Beppe Grillo e i suoi ‘fantastici ragazzi’ dell’«Uno vale uno» scandendo: «La politica è ‘uno vale tanti’, e tanti valgono uno». E ancora: «La sinistra deve ridefinirsi, e può avere un senso solo se è capace di vivere sino in fondo nel proprio tempo, modificandolo. La ‘domanda’ c’è, quello che manca è l’’offerta’». Già il giorno prima intervenendo a Rimini nel recentemente restaurato felliniano ‘Cinema Fulgor’ alla presentazione dell’ultimo libro di poesie dell’’enfant du pays’ Sergio Zavoli (‘La strategia dell’ombra’), assieme al Sindaco di Rimini Andrea Gnassi, Pupi Avati ed altri, faceva percepire in filigrana nel suo argomentare gli elementi di un rinnovato diretto protagonismo.  

A Bologna è partito anche il durissimo attacco al ‘suo’ Partito: «No ai capicorrente e ai capobastone. Il Partito Democratico deve essere» (e chiaramente sottintendeva «deve tornare ad essere») «un luogo meravigliosamente aperto». Polemizzando esplicitamente con le due correnti renziane che si contendono il PD: i renziani e gli antirenziani. Fornendo poi la propria proposta, ricominciando a parlare dopo molto tempo non più da ‘ex’ datosi alla regia cinematografica con esiti eccellenti ed al giornalismo con esiti accettabili, ma parlando invece nuovamente da leader politico a pieno titolo. Ed erano pure tono della voce, prossemica e cinesica a dimostrarlo: «Alla fine del pasticcio in corso servirà una risposta. Ed una risposta allo stesso tempo razionale e innovativa». E io posso dare una mano, sottintendendo. Ma scendendo ancora più alla radice del senso di quanto affermato, in realtà intendendo «E se ce ne saranno le condizioni, anche un braccio, il torace e tutto il resto del corpo». Infine: «Il PD deve ritrovare identità, radici, valori». Calabresi, mentre erano già in piedi pronti a lasciare il palco ha rivelato alla piazza gremita quanto Massimo Giannini, protagonista assieme a lui del dialogo con Veltroni, aveva appena sussurrato all’ex leader: «Gli stava dicendo che deve tornare in campo». Impossibile: Veltroni in campo c’è già.

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