Politica Analisi

Esteri: il Punto

Usa tra l’addio di Obama e il rapporto McCain

Turchia, approvati i primi due articoli della riforma costituzionale. Condannati a 10 anni due giornalisti

U.S. President Barack Obama delivers his farewell address in Chicago, Illinois, U.S., January 10, 2017. Picture taken January 10, 2017. REUTERS/Jonathan Ernst     TPX IMAGES OF THE DAY
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Al McCormick Place di Chicago, dove otto anni fa aveva annunciato la sua vittoria alle elezioni, Barack Obama ha tenuto il suo ultimo discorso da presidente degli Stati Uniti. Intorno alle 3 e mezza della notte scorsa in Italia, Obama in 50 minuti ha fatto il bilancio di otto anni di amministrazione, prima di passare il testimone al suo successore Donald Trump, che presterà giuramento il 20 gennaio prossimo. Stando a quanto riportano le fonti internazionali, Obama ha passato in rassegna i vari successi di questi 96 mesi di lavoro: l’aumento dei posti di lavoro, la copertura sanitaria per 20 milioni di persone, il matrimonio egualitario, la ripresa dei rapporti diplomatici con Cuba, l’accordo sul nucleare con l’Iran ottenuto ha sottolineato – «senza ricorrere alle armi». Obama ha ricordato inoltre l’uccisione di Bin Laden.

Tuttavia il presidente uscente ha anche espresso alcune preoccupazioni, in particolare per le disparità economiche, le divisioni razziali e la chiusura sociale. Mentre Obama teneva il suo discorso di addio, il senatore repubblicano John McCain ha consegnato all’Fbi un dossier sui contatti tra Donald Trump e il Cremlino. Si tratta di una serie di rapporti ancora non verificati, raccolti da un ex agente del controspionaggio occidentale, che documentano le relazioni del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump con Mosca durante la campagna elettorale in cui tra le altre cose si evince che l’intelligence russa avrebbe dei materiali compromettenti su Trump. L’entourage del futuro presidente degli Stati Uniti smentisce. Ieri notte è stato condannato a morte l’autore della strage di Charleston. Dylann Roof è responsabile dell’uccisione di nove persone in una chiesa frequentata dalla comunità afroamericana nella località del South Carolina, il 17 giugno del 2015. Roof, 22 anni, doveva rispondere di nove capi d’accusa tra cui quello di odio razziale.

Turchia: ieri è iniziata la discussione sul pacchetto di riforme che punta a modificare alla base il sistema politico turco, consegnando al presidente pieni poteri esecutivi. In serata sono stati approvati i primi articoli, rispettivamente sul potere giudiziario (“da esercitare da corti indipendenti a favore della nazione turca”) e sull’aumento dei seggi parlamentari da 550 a 600.
L’incertezza legata alla riforma si ripercuote anche sulla lira turca, che registra un nuovo record negativo rispetto a dollaro ed euro. Pesano tanti fattori: i recenti attentati terroristici, la difficile transizione post golpe, l’allarme di Moody’s sulla tenuta del sistema bancario del Paese e infine la revisione in senso presidenziale della Costituzione. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha più volte fatto pressioni sulla Banca Centrale di Ankara affinché non fossero innalzati i tassi di interesse. Intanto il gruppo estremista curdo Tak (Falconi per la liberazione del Kurdistan), nato da una costola del Pkk, ha rivendicato l’assalto di giovedì scorso al tribunale di Smirne, sulla costa egea della Turchia, in cui 2 persone sono rimaste uccise, oltre a 2 assalitori.

Sempre oggi, un procuratore di Istanbul ha chiesto una condanna a 10 anni di carcere per i giornalisti turchi Can Dundar ed Erdem Gul, autori nel 2015 dello scoop sul passaggio di armi dei servizi si sicurezza turchi in Siria, e l’ergastolo per Enis Berberoglu, deputato dell’opposizione socialdemocratica Chp, ritenuto la fonte della notizia. Gli imputati sono accusati di aver aiutato un’organizzazione terroristica armata consapevolmente e intenzionalmente, senza però esserne membri. Infine non è prevista la partecipazione dei curdi siriani nei prossimi colloqui di pace in programma ad Astana, con la mediazione di Russia e Turchia, per trovare una soluzione politica alla crisi in corso in Siria dal marzo del 2011. Lo ha detto il vice primo ministro turco Veysi Kaynak.

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