mercoledì, dicembre 13

Usa, Pentagono ammette: flotta di Trump lontana da Corea

0
Download PDF

La flotta guidata dalla portaerei Uss Carl Vinson che il presidente Donald Trump annunciava di aver inviato verso la Corea del Nord in realtà si trova ancora in direzione opposta. È quanto hanno dovuto ammettere dal Pentagono dopo che un sito ha pubblicato una foto, originariamente postata dalla stessa marina Usa , che mostra la portaerei mentre, sabato scorso, attraversa il Sunda Strait, tra le isole di Giava e Sumatra. Vale a dire ancora a 5400 chilometri dalla penisola coreana, malgrado il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, già quattro giorni prima parlasse della sua missione nel Mar del Giappone.

La vicenda è ora al centro di nuove polemiche sul modo in cui la Casa Bianca racconta la verità dei fatti. Rimane comunque alta la tensione diplomatica tra le parti, con Washington che minaccia di sabotare i test missilistici di Pyongyang, mentre il viceministro degli esteri nordcoreano è arrivato a parlare di attacco nucleare preventivo. La Corea del nord rappresenta comunque «la più pericolosa ed urgente minaccia per la pace e la sicurezza» della regione Asia-Pacifico. Lo ha dichiarato il vicepresidente americano Mike Pence, durante una visita a bordo della portaerei americana USS Ronald Reagan nella base navale americana di Yokosuka, in Giappone. «Gli Stati Uniti d’America perseguiranno sempre la pace. Ma con il presidente Trump lo scudo è in guardia e la spada è pronta», ha affermato Pence, chiarendo però che gli Stati Uniti «continueranno a lavorare diligentemente» con Giappone, Cina e gli altri alleati nella regione «per esercitare pressioni economiche e diplomatiche sulla Corea del nord».

In Turchia l’Alto consiglio elettorale (Ysk) ha respinto i ricorsi presentati dall’opposizione e in cui si chiedeva l’annullamento del referendum. Dieci membri dell’Ysk hanno votato contro l’annullamento del voto e uno solo a favore. L’opposizione contestava la decisione dell’ultimo minuto del Consiglio di considerare valide le schede sulle quali non compare il timbro ufficiale degli scrutatori.

Oggi Ankara è tornata a criticare gli osservatori dell’Osce, secondo i quali il referendum di domenica in Turchia sulla riforme costituzionali non ha rispettato gli standard internazionali. Il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, nel corso di una conferenza stampa ad Ankara ha sottolineato come gli organi incaricati di vigilare sulla regolarità del voto non debbano interferire nelle vicende politiche interne di un Paese. Per l’Osce il referendum si è svolto in condizioni di disparità, con le due parti che nella campagna non hanno avuto le stesse opportunità.

Cavusoglu ha anche annunciato che il presidente americano Donald Trump incontrerà il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Washington, prima del summit Nato che si terrà a Bruxelles il prossimo 25 maggio. Lo stesso ministro ha avuto una conversazione telefonica con il segretario di Stato americano Rex Tillerson dopo la telefonata tra Trump ed Erdogan.

Intanto oggi la delegazione diplomatica italiana non è stata fatta entrare nel centro di detenzione di Mugla dove si trova Gabriele Del Grande, il giornalista italiano in stato di fermo dal 9 aprile, senza che sia stato formulato alcun capo d’accusa nei suoi confronti. Del Grande in una telefonata alla compagna e agli amici ha detto di stare bene, ma ha annunciato che è in sciopero della fame per protestare contro la violazione dei suoi diritti.

In Gran Bretagna con 522 voti a favore e 13 contrari, la Camera dei comuni ha approvato il piano della premier britannica conservatrice Theresa May che prevede di anticipare le elezioni il prossimo 8 giugno. Parlando davanti a Downing street, la premier ha detto che il Paese ha bisogno di unità per negoziate i termini dell’uscita dall’Unione europea.

Il Regno Unito non avrà alcuna voce in capitolo sulla localizzazione delle agenzie dell’Ue come l’Eba e l’Ema. Lo ha dichiarato oggi a Bruxelles il portavoce capo della Commissione Europea Margaritis Schinas durante il briefing con la stampa: «Le agenzie dell’Ue devono essere basate nel territorio dell’Ue. La decisione di trasferire l’Eba e l’Ema è una decisione che spetta ai 27 Stati membri e non fa parte dei negoziati sulla Brexit. Piuttosto, è una conseguenza della Brexit».

Nel frattempo in Ungheria il Parlamento ha avviato l’iter di una proposta di legge che obblighi tutte le ong che ricevano più di 24 mila euro l’anno a iscriversi a un apposito albo presso il tribunale e di apporre sui loro siti e su tutte le pubblicazioni la qualifica ‘organizzazione finanziata dall’estero’.

Passiamo a parlare di terrorismo. Era già sotto inchiesta e ricercato in Belgio uno dei due presunti jihadisti che sono stati arrestati ieri a Marsiglia con l’accusa di voler compiere un attentato in occasione delle elezioni presidenziali. Lo ha riferito oggi la procura federale belga. La polizia belga aveva emesso un ordine di comparizione per interrogare l’uomo, identificato come Clement Baur, ma l’uomo aveva fatto perdere le sue tracce verso la fine del 2015.

In Egitto il sedicente Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco sferrato ieri notte contro un checkpoint della polizia egiziana vicino al monastero di Santa Caterina nella zona meridionale della Penisola del Sinai. Nell’azione un agente di polizia è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti. Il monastero risale al sesto secolo dopo Cristo ed è un luogo simbolico per la minoranza cristiana del Paese. Lo scorso 9 aprile un doppio attentato in due chiese copte ha causato 45 morti. Il 28 e 29 aprile è prevista la visita di Papa Francesco.

La Francia intanto afferma di avere le prove che il regime siriano ha organizzato l’attacco chimico contro la città di Khan Sheikun, che ha provocato 87 morti il 4 aprile. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Marc Ayrault. «Noi abbiamo elementi che ci permetteranno di dimostrare che il regime ha deliberatamente utilizzato armi chimiche», ha dichiarato Ayrault all’emittente televisiva del parlamento, promettendo di renderli pubblici «tra qualche giorno».

E’ iniziata poi stamani all’alba la seconda fase dell’evacuazione di Zabadani e Madaya, nel Rif di Damasco, in cambio di quella di Kefraya e al-Foua, nel Rif di Idlib, nel quadro del cosiddetto accordo delle ‘quattro città’ raggiunto alla fine di marzo tra il regime siriano e i ribelli di Haya Tahrir al-Sham e Ahrar al-Sham, con la mediazione di Iran e Qatar.

In Libano  il sindaco di una municipalità della regione dell’Akkar ha dichiarato che inizierà ad espellere i rifugiati siriani dal territorio di sua competenza. La decisione è dovuta alla mancanza di aiuti da parte delle organizzazioni umanitarie. Situata al confine con la Siria, l’Akkar è la regione libanese più povera. Già in passato alcuni campi profughi che ospitavano rifugiati siriani sono stati sgomberati.
Negli ultimi sei anni sono confluiti nel Paese circa un milione e mezzo di profughi, a fronte di una popolazione di 4 milioni totali. Il Libano non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.

Chiudiamo con l’Indonesia dove Anies Baswedan, musulmano ed ex ministro dell’istruzione, ha vinto le elezioni a governatore di Giacarta con il 58% dei voti. Il suo oppositore, il cristiano Basuki Tjahaja Purnama, ha vinto al primo turno che si è tenuto a febbraio, in cui i candidati erano tre, ma non è andato oltre il 42%. I risultati saranno ufficializzati all’inizio di maggio.

Commenti

Condividi.

Sull'autore