lunedì, ottobre 23

USA – Iran: accordo sul nucleare da ridiscutere? Il punto della situazione alla vigilia del vertice sul nucleare di New york

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«Francamente, è imbarazzante per gli Stati Uniti». Con queste parole Donald Trump, nel suo discorso all’ Assemblea Generale dell’ ONU, ha definito l’ accordo sul nucleare iraniano, anche noto come il JCPOA (Joint Comprehensive Plan Of Action), risalente al 14 luglio del 2015. Sulla base di questa intesa, in cambio delle limitazioni sul nucleare, sarebbero state cancellate le sanzioni che gravavano sull’ economia nazionale della Repubblica sciita, in particolare sugli scambi di petrolio e gas, il trasporto di merci per via aerea, le transazioni finanziarie e lo scongelamento dei diversi assets economici iraniani. In Iran, secondo il Presidente americano, sarebbe al potere una «dittatura corrotta», la cui principale vittima è il « popolo».

«Il discorso ignorante e pieno di odio di Trump ci riporta al Medioevo e non all’Onu del 21esimo secolo. Per questo non è degno di una risposta. La falsa empatia per gli iraniani non inganna nessuno» ha scritto in un tweet il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif che accompagna il Presidente Hassan Rohani per il suo intervento all’ ONU. Anche la Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Sayyed Ali Khamenei, si è pronunciato: «La nazione iraniana manterrà saldamente le sue posizioni onorevoli e dignitose per quanto riguarda l’accordo sul nucleare e reagirà a ogni mossa sbagliata da parte del sistema egemonico».

Ad applaudire al discorso di Trump, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu il quale, a margine dell’ Assemblea, avrebbe ribadito che «l’ Iran sta sviluppando missili che minacciano il mondo intero: l’accordo sul nucleare iraniano va cambiato o respinto». Nella sua orazione, il Primo Ministro dello Stato Ebraico ha poi incalzato dicendo «Io ho un messaggio semplice per il dittatore iraniano, l’ayatollah Khamenei, chi minaccia di annientarci, si mette in pericolo. L’ Iran promette di distruggerci ogni giorno. Dobbiamo fermare lo sviluppo di missili balistici e dobbiamo fermare le sue azioni nella regione» . «Dal Mar Caspio» – ha proseguito Netanyahu – «al Mediterraneo, da Teheran a Tartus, la cortina iraniana discende sul Medio Oriente. L’Iran estende il proprio manto di tirannia e terrore sull’Iraq, la Siria, il Libano e ovunque».

Il Ministro dell’ intelligence e dei trasporti israeliano, Yisrael Katz, intervenendo all’ International Institute for Counter-Terrorism Conference a Herzliya, aveva sostenuto che «le lezioni della Corea del Nord insegnano che le dittature che lavorano verso le capacità nucleari portano ad un cambiamento globale: la soglia nucleare viene superata e le regole del gioco cambiano: l’Iran è la nuova Corea del Nord e dovrebbe essere ostacolata adesso, così da non avere rimpianti in futuro».

In un’intervista rilasciata il 22 agosto sull’Iran IRINN TV, Ali Akbar Salehi, il capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran, aveva rivelato che il popolo iraniano aveva versato cemento in alcuni tubi esterni al reattore nucleare di Arak con l’intento di ingannare gli ispettori internazionali, ma non aveva disabilitato il suo nucleo. «Se vogliamo, possiamo iniziare ad arricchire l’uranio al 20% entro cinque giorni e questo è molto significativo» era stato l’ avvertimento di Salehi.

Dello stesso tono le frasi di Yuval Steinitz,Ministro dell’ energia israeliano: «L’accordo sul nucleare è stato una sciagura non solo perché l’Iran continua a lavorare per dotarsi dell’arma atomica, ma perché quell’accordo, fortemente voluto dall’ex presidente Usa Barack Obama, ha ‘sdoganato’ l’Iran, illudendosi che potesse divenire un soggetto di stabilizzazione in Medio Oriente. Ma la realtà va nella direzione contraria: l’Iran vuole realizzare il suo impero nell’area, divenire la potenza egemone e questo Israele non può permetterlo».

Tra l’ altro, stando a quanto riportato da diversi quotidiani nazionali ed internazionali, l’Intelligence israeliana avrebbe fornito all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) elementi per indagare su comportamenti sospetti in alcuni siti del programma nucleare, ma l’Agenzia non avrebbe ancora effettuato le opportune verifiche.

Poco dopo la sua visita alla sede dell’ Aiea a Vienna, a fine agosto, l’Ambasciatore statunitense all’Onu Nikki Haley aveva reso noto di voler aumentare le ispezioni dell’agenzia sui siti sospetti in Iran, comprese le basi militari in quanto l’ intesa «non distingue tra siti militari e non militari. Ci sono numerosi siti non dichiarati che non sono stati ispezionati. Questo è un problema».

A negoziare il JCPOA con l’ Iran erano stati l’ Unione Europea e 5+1 paesi: ossia i 5 paesi che hanno il seggio permanente all’ interno del Consiglio di Sicurezza dell’ ONU (Cina, Gran Bretagna, Francia, Russia, Stati Uniti) e la Germania. Il raggiungimento dell’ accordo non suscitò grandi simpatie verso Obama, soprattutto in certa parte dell’ establishment americano e degli alleati orientali, come Arabia Saudita e Israele.

L’ accordo, che si associa alla risoluzione 2231 del 2015 dell’ ONU, prevedeva che l’arricchimento dell’uranio a QomNatanz fosse limitato e un reattore ad acqua pesante, quello ad Arak, avesse il nucleo reso inoperabile e quindi incompatibile con qualsiasi uso a livello bellico. Queste strutture sono state ripristinate per scopi di ricerca, industriali o medici, e sottoposte a ispezioni da parte dei controllori dell’  AIEA, fatta salva, per l’ Iran, la possibilità di opporsi a determinate richieste di accesso.

L’obiettivo era anche quello di limitare la possibile costruzione segreta di un’arma nucleare da parte dell’Iran, imponendo un taglio del 98% sulla scorta dell’uranio arricchito e una moratoria di 15 anni sulla possibilità di arricchire l’uranio oltre che una riduzione pari a due terzi sulle centrifughe. A questo si aggiungeva: l’embargo sulle armi previsto dalle Nazioni Unite attivo ancora per 5 anni, mentre le sanzioni contro lo sviluppo di missili per 8.

Il direttore generale dell’ Agenzia Internazionale per l’ energia atomica, sulla base dei risultati delle ispezioni,  dovrebbe inviare reports trimestrali ai componenti il consiglio dello AIEA e ai membri del consiglio di sicurezza dell’ ONU. L’accordo comprendeva anche l’istituzione di una commissione in cui sono rappresentate tutte le parti che hanno preso parte al negoziato, guidata da Federica Mogherini, a capo della politica estera dell’Unione Europea, con lo scopo di monitorare il rispetto dell’accordo.

Per rendere operante questo accordo, sono necessarie periodiche nuove risoluzioni da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ ONU, per un tempo di dieci anni a partire dalla sottoscrizione dell’ accordo, in modo tale da rendere segnalabile da parte di ognuno dei cinque paesi del Consiglio di Sicurezza, la violazione dell’accordo. In caso di violazione, le sanzioni nei confronti dell’Iran sarebbero ripristinate entro 65 giorni.

«Abbiamo bisogno del sostegno dei nostri alleati, i nostri alleati europei e altri, per porre la questione al meglio nei confronti dell’Iran sul fatto che questo accordo davvero necessita di essere rivisitato» ha detto Rex Tillerson alla Fox News, alla vigilia dell’ incontro ministeriale, a New York, nel formato E3/EU+3 (ossia Stati Uniti, Federazione Russa, Cina, Francia, Germania e Regno Unito) e l’Iran, incentrato ull’attuazione dell’accordo sul nucleare iraniano. L’incontro, presieduto dall’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini.

«L’accordo sul nucleare iraniano funziona, il nostro lavoro come Ue e il mio lavoro personale e’ essere sicuri che sia attuato pienamente da tutte le parti» ha detto pochi giorni fa Lady Pesc, a margine dell’Assemblea Generale dell’ Onu. Ma ha aggiunto che «l’accordo sul nucleare non appartiene ad un singolo paese o ad un altro, ma alla comunità internazionale». In un certo qual modo, quindi, la strada per una modifica dell’ intesa, non sarebbe in discesa. Da segnalare, a questo proposito, la data del 15 ottobre: quel giorno, l’Onu e la comunità internazionale dovranno decidere se l’accordo sul nucleare con l’ Iran è stato rispettato.

Anche perché occorrerebbe giungere ad un compromesso con le altri parti, ad esempio con la Russia che, attraverso il Ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, afferma perplessità. «Preoccupa in modo particolare» – ha detto Lavrov – «che, per bocca del presidente Trump, gli Stati Uniti abbiano confermato un atteggiamento di intransigenza, che abbiano criticato fortemente il programma d’azione comune, che ha permesso una svolta nel problema del nucleare iraniano. Difenderemo questo documento e questo consenso.  Siamo convinti che abbiamo realmente rafforzato la stabilità regionale e, in generale, la sicurezza internazionale».

Bisognerebbe convincere anche il Presidente francese Emmanuel Macron che, nel suo intervento all’assemblea generale dell’Onu, ha avvertito che «respingerlo ora senza proporre altro sarebbe un grave errore, non rispettarlo sarebbe irresponsabile».

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