lunedì, novembre 20

USA-Giappone-Corea del Sud: sarà cooperazione contro la Corea del Nord? Intervista a Elvio Rotondo, Country analyst del think tank 'Il Nodo di Gordio'

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Giappone e Corea del Sud si dicono d’accordo per portare le pressioni nei confronti della Corea del Nord a un livello definito ‘estremo’, e per spingere per sanzioni più pesanti contro il regime di Kim Jong-un da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che nelle scorse ore ha condannato il lancio missilistico nord-coreano di martedì ma senza fare cenno alla possibilità di nuove sanzioni. Questa posizione comune è stata espressa dal Presidente sudcoreano, Moon Jae-in, e dal Primo Ministro giapponese, Shinzo Abe, che hanno avuto un colloquio telefonico questa mattina. Il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, in diverse telefonate con i Ministri degli Esteri del Giappone e della Corea del Sud, ha accettato di coordinare questa azione di crescente pressione sulla Corea del Nord.

«Il segretario Tillerson ha convenuto con i due ministri di continuare ad avere uno stretto coordinamenti sugli sforzi per aumentare la pressione sulla Corea del Nord così da mostrare al regime che le sue ripetute violazioni delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite porteranno solo alla condanna e all’isolamento dalla comunità internazionale», si legge nel comunicato del Segretario. Ieri l’Onu ha avviato consultazioni chiuse su richiesta del Giappone, della Corea del Sud e degli Stati Uniti per rispondere a Pyongyang.

Nella conversazione telefonica di questa mattina, Abe e Jae-in, hanno valutato la stretta cooperazione dei Paesi nell’affrontare la crisi, ha dichiarato il portavoce dell’ufficio presidenziale sudcoreano, Park Soo-hyun, in dichiarazioni ripresa dall’agenzia di stampa sud-coreana, ‘Yonhap’. Si sono detti d’accordo nell’aumentare la pressione sulla Corea del Nord «a un livello estremo per fare in modo che la Corea del Nord venga volontariamente al tavolo del dialogo».

Il Presidente sudcoreano ha definito il test missilistico di ieri una «violenza oltraggiosa» da parte del Nord. I due leader si sono detti d’accordo per nuove sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza «con misure più specifiche ed efficaci» e nel lavorare assieme agli Stati Uniti per «ottenere il sostegno di Cina e Russia».

Nelle stesse ore, intanto, Pyongyang minaccia nuovi lanci mentre Russia e Cina mettono in guardia da reazioni unilaterali e pure dalle conseguenze del dispiegamento del sistema di difesa antimissile americano nel sud della penisola.

La cooperazione  USA-Giappone-Corea del Sud si sta, dunque, ulteriormente rafforzando dal punto di vista politico, e il terzetto sta diventando il format di questa crisi: USA-Giappone-Corea del Sud Vs Corea del Nord. Secondo alcuni analisti politico-militari, il coordinamento non è così granitico, né in termini politici né in termini militari, piuttosto utilitaristico e tattico. Con Elvio Rotondo, Country analyst del think tank ‘Il Nodo di Gordio’, abbiamo sviscerato le basi e la struttura della cooperazione militare dei tre Paesi.

 

Ci può spiegare il tipo di ‘integrazione’/cooperazione che esiste sul fronte strettamente militare tra le Forze Armate di USA-Giappone-Corea del Sud?

Esiste una cooperazione militare tra Washington e Seoul e tra Washington e Tokyo, ma non esiste un trattato di cooperazione militare tra Seoul e Tokyo. La mancanza di un’alleanza militare formale tra Seoul e Tokyo rappresenta un’anomalia in un’area, dove si condividono minacce non di poco conto. L’incapacità di creare una cooperazione militare bilaterale tra Giappone e Corea del Sud potrebbe essere dovuta, oltre che a vicende storiche dei due Paesi, anche dalla presenza, oltre che dal ruolo, degli Stati Uniti, garante della sicurezza dell’Asia nordorientale con le sue numerose forze dislocate sul terreno. La Corea del Sud ospita circa 28.500 truppe statunitensi, mentre il Giappone ne ospita circa 47.000. Seoul fa affidamento sugli Stati Uniti per la sua difesa nazionale, con il trasferimento pianificato del controllo operativo di guerra (OPCON) ripetutamente ritardato nel corso dell’ultimo decennio. A Seoul il sentimento anti-giapponese è ancora molto alto. Il Giappone ha occupato la Corea per 35 anni prima della fine della seconda guerra mondiale. Nonostante la crescente collaborazione, la vicinanza e l’interdipendenza tra i governi e le imprese sudcoreane e giapponesi, nel corso dell’ultimo decennio, la diffidenza nei confronti delle questioni storiche e territoriali continua a persistere. In Corea del Sud, l’interesse dei sudcoreani a formare importanti nuovi accordi istituzionali con il Giappone è alterato da fattori domestici, come i continui sospetti della popolazione sudcoreana verso il Giappone, che mettono limiti politici sul miglioramento dei rapporti tra i due Paesi. Non meno importanti sono i disaccordi sulla sovranità dell’isola di Dokdo, che continuano a pesare sulle relazioni. E infine, a differenza del Giappone, la Corea del Sud non considera generalmente la Cina come una minaccia. Seoul, oltre ai rapporti economici con Pechino, ha bisogno anche della cooperazione cinese per quanto riguarda il ‘problema Corea del Nord’. Quindi allo stato attuale non esiste una cooperazione militare, (a parte quella recente sull’intelligence) tra Seoul e Tokyo anche se entrambi partecipano a esercitazioni congiunte con gli Stati Uniti (vedi esercitazione di rilevamento missili nel Mar del Giappone per rafforzare la cooperazione a tre in caso di lancio di missili balistici da parte della Corea del Nord).

E quale tipo di ‘integrazione’/cooperazione tra le 3 intelligence? sempre sia in termini di accordi sia in termini operativi effettivi

Nel novembre 2016, la Corea del Sud e il Giappone hanno firmato un accordo sulla condivisione dell’intelligence militare relativa alla minaccia derivante dai missili e dalle attività nucleari della Corea del Nord. L’accordo formale, tra Seoul e Tokyo, il General Security of Military Information Agreement (GSOMIA), è il primo patto militare tra i due paesi dalla liberazione della Corea del Sud dal dominio coloniale giapponese (1910-1945). L’accordo permetterà a entrambi i Paesi di condividere l’intelligence militare direttamente senza utilizzare l’esercito statunitense come intermediario. Secondo quanto riportava il Japan Times sarebbe impossibile per le cacciatorpediniere Aegis delle Forze di Autodifesa Maritime, dispiegate nel Mar del Giappone, di tracciare i missili balistici lanciati dalla zona occidentale della Corea del Nord. Questo accordo consentirà al Giappone di ricevere rapidamente informazioni dalle cacciatorpediniere Aegis della Marina della Corea del Sud e da altre navi impiegate nel Mar Giallo. Nel mese di giugno dello scorso anno, come riportato dal Nodo di Gordio, Giappone e Corea del Sud avevano deciso di estendere il sistema di comunicazione di emergenza tra i loro ministeri della Difesa, con l’aggiunta di una nuova linea diretta tra i rispettivi Ministri della difesa.

Quali sono i punti forti e quali i punti deboli di tale ‘integrazione’ delle Forze Armate e delle intelligence dei 3 Paesi?

L’accordo renderà possibile, tra Tokyo e Seoul, lo scambio agevole e in modo rapido, di informazioni sensibili per quanto riguarda la Corea del Nord e questo potrebbe essere un punto di partenza per una cooperazione militare più ampia.

Questa ‘integrazione’, nel contesto di questa crisi e nel caso questa crisi arrivasse allo scontro, potrebbe essere l’elemento vincente che farà la differenza?

In genere, l’attività di condivisione di informazioni riservate, dati o knowledge tra servizi esteri, entità statali, locali o del settore privato, denominata ‘Intelligence sharing’ è una componente fondamentale dell’intelligence stessa. In questo caso rende, quindi, più forte l’alleanza tra i tre Paesi e probabilmente vincente nel caso in cui si arrivasse ad uno scontro con Pyongyang.

Cosa ci guadagna in termini politici e diplomatici da questa crisi il Giappone e cosa la Corea del Sud in riferimento alla relazione con gli USA?

In termini politici e diplomatici i due Paesi beneficerebbero del rafforzamento dell’alleanza con una grande potenza economica come gli Stati Uniti. Per Tokio, l’alleanza degli Stati Uniti significa avere anche un supporto molto significativo contro la Cina per la disputa sulle isole Senkaku / Diaoyu, mentre per Seoul, la sua alleanza rimane legata alla minaccia della Corea del Nord.

Gli USA, invece, cosa ci guadagnano in riferimento a Corea del Sud e Giappone?

Gli USA continuerebbero ad avere due importanti alleati, soprattutto in un’auspicata e rafforzata cooperazione, oltre al fatto di garantirsi la presenza delle proprie forze in un’area importantissima dal punto di vista strategico.

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