giovedì, aprile 19

Usa: esplode una nuova bufera su Monsanto

0

Il colosso delle biotecnologie agrarie Monsanto torna agli onori della cronaca. Secondo le ultime notizie, avrebbe utilizzato alcuni contatti presso l’Agenzia per la protezione ambientale (Epa) per influenzare nuovi studi sulla sicurezza del suo erbicida best-seller Roundup. Le prove sono alcune email inviate da dirigenti della Monsanto e presentate davanti alla Corte federale di San Francisco, impegnata in una causa che coinvolge proprio la Monsanto.

Lo scandalo è che l’Epa è l’ente pubblico deputato alla protezione ambientale e l’accusa è che la Monsanto sia pronta a manipolare l’opinione pubblica sulla sicurezza di un prodotto già accusato di ‘probabili’ effetti cancerogeni da uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità (più precisamente dalla Iarc). L’Epa in particolare in due studi, uno del 2000 e l’altro del 2013, ha ritenuto la sostanza non cancerogena. E dalle email emerge che il suo più alto funzionario, Jess Rowland, ha fatto pressioni affinchè certe ricerche ‘pericolose’ che parlavano delle proprietà dannose del glifosato non andassero avanti. La Monsanto ha negato tali accuse collegando le email ad altri fatti.

Di certo c’è poi che proprio in questi giorni è arrivato anche il parere dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) che ha stabilito che il glifosato, prodotto dalla Monsanto, non è classificabile come sostanza cancerogena: «Le prove scientifiche a oggi disponibili non raggiungono i criteri per classificare il glifosato come cancerogeno, agente mutageno o tossico per la riproduzione». Ma il mondo scientifico è diviso.

La California intanto è il primo stato americano a pretendere che Monsanto etichetti il Roundup, il suo erbicida più venduto, come un possibile agente cancerogeno. Mentre l’Ue ora dovrà rispondere alla petizione firmata da circa mezzo milione di persone che chiede di bandire questo prodotto.

(video tratto dal canale Youtube di Usa Today)

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.