lunedì, agosto 21
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USA e Corea del Nord: scontro possibile ma non probabile

Intervista con Daniele Scalea, analista geopolitico e direttore generale presso l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG)
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Il rischio di un possibile conflitto con la Corea del Nord si starebbe pericolosamente avvicinando. Trump attacca la Siria e loro reagiscono condannando la mossa americana e definendola «un’invasione assolutamente inaccettabile»; in più, Pyongyang ribadisce la scelta di continuare la sua politica e, quindi, di aumentare la dotazione di armi nucleari. Anche gli esperimenti con i missili balistici continuano e sembrano, anzi, essersi intensificati anche alla luce dell’ultimo lancio proprio in corrispondenza dell’incontro tra Donald Trump e il cinese Xi Jinping. Il Presidente americano ha, quindi, pensato di fare la sua prossima mossa proprio su questo fronte, stimolato dalle continue provocazioni.

Ora navi americane puntano proprio in direzione della minacciosissima Corea del Nord. Pare di camminare sul filo di un rasoio ma il Pentagono, invece, smentisce e dichiara che tutto è normale. “Noi veniamo dal periodo di Obama, soprattutto l’ultimo, in cui lui è stato molto cauto ed ha evitato di prendere posizioni nette su diverse questioni”, spiega Daniele Scalea, analista geopolitico e direttore generale presso l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG); “a questo si è aggiunto il fatto che è stato eletto un Presidente con una linea parzialmente isolazionista che ha messo al centro di tutto l’America stessa”.

“Questa eredità di Obama, sommata all’impatto che ha avuto l’inizio della Presidenza Trump, grazie ai messaggi che lui ha lanciato in campagna elettorale, hanno dato il segnale che, inizialmente, ci poteva essere un ‘liberi tutti’, ovvero, la possibilità di essere più assertivi”. “Potrebbe essere il motivo per cui, se fosse confermato, Assad si sarebbe spinto fino ad usare le armi chimiche, pur se è un’azione sostanzialmente inutile”, continua Scalea; “l’unica possibile spiegazione si può trovare nella volontà di abbattere il morale del nemico, contando sul fatto che non ci sarebbero state reazioni da parte degli Stati Uniti”.

È l’unica lettura possibile e spiega anche il fatto che la Corea del Nord si è subito impegnata in nuovi test missilistici, anche in prossimità dell’incontro tra cinesi ed americani, rendendo la cosa particolarmente provocatoria”, precisa lo stesso. “Anche la reazione dell’Amministrazione Trump è stata questa: diamo subito un segnale di muscolarità e facciamolo con un attacco militare mirato e contenuto che è sì misurato, ma si distingue soprattutto per la rapidità con cui è avvenuto” afferma Scalea. “Obama nel 2013, di fronte all’attacco ben più grave e con molte più vittime, mandò avanti la discussione se intervenire o meno per settimane, e dopo, non lo fece, mentre Trump, fino al giorno prima, diceva di non avere intenzione di rimuovere Assad, per poi dire di stare pensando ad un possibile attacco ed attuarlo, di fatto, dopo poche ore”.

L’obiettivo dell’ultima trovata di Trump, quindi, è stato quello di dare un messaggio di forza e di imprevedibilità. “Questo penso che voglia fare l’Amministrazione statunitense, in modo che tutti gli altri stiano più cauti, cioè ‘giocare al pazzo’ come fece all’epoca Nixon: se tu non sai come io potrei reagire, ed io sono il più forte, sarai sempre molto attento a non provocarmi”, afferma Daniele Scalea. “Il fatto, poi, che l’attacco alla Siria sia avvenuto proprio mentre Trump incontrava il Presidente cinese, è ancora più sintomatico poiché, chiaramente, un possibile attacco americano alla Corea del Nord è molto più complesso rispetto alla Siria, sia perché in questo caso la Corea non è in una situazione di guerra civile interna, sia perché Assad non aveva nessuna possibilità, né le armi, né la volontà di reagire contro gli USA ed ha la presenza dei russi che lo mantengono in vita”.

La Nord Corea, invece, ha missili balistici e molti più strumenti”, continua; “è altresì vero che, se gli americani facessero un attacco dimostrativo, anche qui è molto probabile che la reazione nordcoreana sarebbe parimenti dimostrativa”. “Potrebbe esserci il lancio di qualche missile verso la Corea del Sud ma non ci sarebbe un’escalation; vorrebbe dire che gli americani scommettono sulla razionalità del dittatore che vuole essenzialmente sopravvivere, ma basta oltre a quello”. “Sono, però, scommesse molto pericolose perché sulla pelle dei sud coreani, quindi, è abbastanza improbabile che gli USA vogliano ripetere quanto hanno fatto in Siria con la Corea del Nord, ma vogliano semplicemente dare l’idea che potrebbero farlo”.

Il messaggio più che ai nordcoreani, va verso i cinesi, perché, se lì qualcosa cambia, se bombardano la Corea del Nord e si scatena la crisi regionale o prendono altre misure diverse da un’incursione aerea (come potrebbe essere spostare armi tattiche in Corea del Sud o dire loro vi aiutiamo, sviluppate voi la bomba atomica, piuttosto che mettere missili balistici in Asia Orientale contro la Corea del Nord), quello, diventa anche uno strumento contro i cinesi”, afferma Scalea. “La vera pressione è spingere la Cina a fare leva politica ma, soprattutto, economica in modo da tranquillizzare i nordcoreani”. “I cinesi, secondo me”, precisa Scalea, “saranno ben disposti ad ascoltare, perché, la Cina non ha interesse a ritrovarsi una guerra di fianco, né ad avere la Corea del Nord poco controllabile; la grossa novità è che la Nord Corea entro poco potrebbe essere in grado di colpire in teoria gli Stati Uniti”.

Quindi resta da capire fino a dove gli americani vogliono effettivamente che i cinesi aiutino sul fronte nordcoreano. “Incognita questa che rende un po’ più difficili le cose, perché, le richieste americane, potrebbero essere piuttosto elevate, quindi, diventerà abbastanza difficile anche per i cinesi riuscire a spingere sul fronte, motivo per cui gli USA mettono sul campo minacce pesanti di destabilizzazione dell’intera regione per fare sì che i cinesi si muovano in maniera altrettanto decisa”. Proprio in conseguenza delle ultime mosse tattiche tra USA e Nord Corea, i giornali cinesi scrivono che l’attacco di Trump alla Siria, in realtà, è stato studiato anche per intimidire il dittatore Kim. Una velata preoccupazione che un prossimo attacco sia rivolto in quella direzione.

Una posizione, quella cinese, difficile e certamente centrale. “La Cina ha il desiderio di rimanere il patrono della Corea del Nord, anche perché è l’unico vero alleato su cui possano contare nella regione”, spiega Scalea. “Dall’altro lato, vorrebbero tenere i nordcoreani più sotto controllo, cosa che gli sta riuscendo meno negli ultimi anni; è probabile che, quindi, si vogliano coordinare con gli USA e agiscano insieme per riuscire a fare in modo che la Corea del Nord rimanga sotto la loro sfera di influenza e sia meno assertiva”. “Preferiscono avere un alleato più docile che non uno incontrollabile”. “Potrebbero derogare a questo ed andare contro alla Corea del Nord solo nel caso in cui sia questa a dire ai cinesi ‘noi facciamo come ci pare’, con tutto ciò che ne verrebbe dopo”, continua. “Per la Cina diventerebbe un gioco molto pericoloso e sarebbe un conflitto regionale ed avrebbe delle conseguenze, quindi, piuttosto gravi”. “Se ci fosse un attacco degli USA contro la Corea del Nord, invece, credo che la Cina si porrebbe nel ruolo di mediatore per evitare un’escalation e cercare di riportare a dei negoziati che possano soddisfare gli Stati Uniti”.

La Corea del Nord sta diventando sempre più pericolosa in tema di armi. “Orientativamente, ha un programma di missili balistici e questo significa che gli permette di avere dei raggi di azioni sempre più ampi, infatti, si sospetta che possano arrivare a colpire anche gli Stati Uniti”, spiega Scalea. “Dal punto di vista delle armi nucleari tutti questi esperimenti che vengono fatti preludono, secondo gli analisti, al tentativo di sviluppare la bomba termo nucleare che vuol dire fare un salto di qualità nelle capacità del proprio armamento”. “Sta aumentando le sue capacità sia in termini quantitativi, sia in termini di potenza proprio del singolo attacco che potrebbe sferrare; la Corea del Nord agisce soprattutto per poter sopravvivere in un mondo ostile, e lo sta facendo in un’ottica di deterrenza perché sta rimanendo inferiore tanto alla Cina quanto alla Russia, per non parlare poi degli USA”, continua Daniele Scalea. “In quest’ottica, la deterrenza gli permette di non essere attaccata ed è pur vero che, il fatto di possedere queste armi nucleari, diventa anche uno strumento offensivo, ad esempio, diventerebbe problematico per chi volesse difendere la Corea del Sud”. Quindi, quella che nasce per essere un arma difensiva, in realtà, diventa un ostacolo problematico per le altre potenze coinvolte, poiché,  permette alla Corea del Nord di essere intoccabile dal punto di vista offensivo. “È chiaro, quindi, che USA e altri Paesi non vogliono che questa deterrenza diventi troppo efficace”.

A completare lo scenario, la prossima parata nordcoreana del 15 Aprile in occasione dei festeggiamenti per la nascita del nonno del dittatore Kim Jong-un (Kim Il Sung); chissà se e quale sarà la mossa da parte di Kim. I sud coreani sospettano che stia pianificando il suo sesto esperimento nucleare proprio in quest’occasione. “L’atto dimostrativo potrebbe essere un nuovo esperimento nucleare, del resto lui, rispetto al padre, ne sta facendo molti di più ed in maniera più serrata, la stessa cosa con i missili balistici, quindi, evidentemente è la priorità della sua politica, una priorità che è, non solo militare, ma simbolica”, dice Scalea. Kim Jong-un vuole dimostrare di poter fare tutto ciò. “Effettivamente, potrebbe suscitare una reazione molto dura da parte degli Stati Uniti come un’ipotetica incursione; rimango però dell’idea che qui, sostanzialmente, gli USA stiano puntando sul fatto che i cinesi impediranno ai nordcoreani di fare questa cosa”.

Inoltre, un accordo è stato appena raggiunto tra Cina e Corea del Sud, secondo quanto scrive la stampa sudcoreana; le sanzioni diventeranno sempre più pesanti qualora Kim Jong-un vada avanti con nuovi test nucleari. «Corea del Sud e Cina hanno condiviso l’urgenza e la gravità del problema nucleare nordcoreano», ha detto il diplomatico di Seul Kim Hong-kyun che oggi ha incontrato l’inviato speciale per la Cina sul nucleare, Wu Dawei. «Abbiamo raggiunto una comune intesa che le sanzioni e le pressioni, incluse anche l’attuazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dovrebbero essere stabilmente intensificate a fronte delle continue provocazioni della Corea del Nord».

Resta da chiedersi quale sarà la prossima mossa di Trump ora. “Fondamentale sarà, certamente, l’incontro tra USA e Russia, dove gli Stati Uniti chiederanno di avere di nuovo un ruolo perché sono stati di fatto estromessi dal grosso dei giochi diplomatici intorno alla Siria”, spiega Scalea, “e, inoltre, chiederanno di avere un controllo più ferreo su Assad per evitare episodi che li mettano in imbarazzo in termini di immagine e di comunicazione mondiale”. “Molto probabile anche un piano di pacificazione della Siria che prevedrà il fatto che Assad, ad un certo punto, si dovrà dimettere o fare da parte”. “Mentre dal punto di vista dell’estremo Oriente, si impatterà sulla Cina perché siano loro ad intervenire con la Corea del Nord; sicuramente sono cose di cui avranno discusso”.

Una situazione che, quindi, sembra ancor più pericolosa. “C’è un evidente tentativo degli Stati Uniti di risolverla in parte, quanto meno di ricondurla lungo binari più controllati”, spiega Scalea. “La Corea del Nord si è presa molta più libertà, e quindi, si crea un attrito, una tensione; d’altro canto, l’alternativa era lasciare che i nordcoreani facessero ciò che vogliono e ciò rischierebbe, sul medio lungo periodo, di provocare delle situazioni ancora più esplosive”. “Credo che potremo dare una risposta più decisa quando capiremo cosa faranno i cinesi e quali saranno le risposte dei nordcoreani in risposta alle pressioni che la Cina farà”.

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