domenica, novembre 19

Uragani: sempre più numerosi, ma sempre meno le vittime Aumentano i fondi del Governo, la preparazione, le tecniche di previsione e monitoraggio

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Irma, Katia, Jose. Sono i tre uragani che minacciano gli Stati Uniti a pochi giorni dalla tragedia di Harvey, che ha scaricato in pochi giorni sulle coste del Texas un ammontare di precipitazioni pari a quelle normalmente registrate in un intero anno di pioggia. Isole dell’Atlantico come la piccola Barbuda, a est di Cuba, sono già state colpite, e ridotte a un cumulo di detriti.

Eventi come quello di Harvey, stando a ciò che ipotizzano gli scienziati citati dal Telegraph, quotidiano britannico, dovrebbero colpire le coste statunitensi una volta ogni 500 anni, ma Houston ne ha visti 3 negli ultimi 3 anni. E’ dunque lecito chiedersi se stiamo entrando in una nuova epoca, segnata da un maggior numero di disastri climatici di questo tipo.

In realtà, si stima che gli uragani stiano diventando sempre meno pericolosi. Stando alle statistiche, il numero di morti globale per ‘maltempo estremo’ è sceso drasticamente negli ultimi 80 anni (del 98%), nonostante l’aumento di disastri ambientali registrati. Le ragioni sono diverse: le previsioni, prima di tutto, sempre più precise e continuamente aggiornate, permetterebbero di lanciare l’allarme fino a 12 ore in anticipo rispetto alla catastrofe. Migliora anche l’organizzazione delle misure di emergenza – la gestione del traffico di chi fugge dal sito colpito, o la costruzione di ripari comuni, per esempio –  e aumentano i fondi del Governo federale dedicati alla riparazione e al salvataggio.

Video tratto dal canale Youtube di ‘The Telegraph

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