venerdì, aprile 20

Una tassa sul consumo di carne? Forse tra 5 o 10 anni Ne parliamo con Maria Lettini, Direttore del Farm Animal Risk&Return Investment (FAIRR Initiative)

0

Nella zootecnia mondiale la tendenza verso una produzione sostenibile, unitamente al cambiamento delle abitudini alimentari, pone enormi sfide. Nell’arco di tempo che va dal 1992 al 2016, a seguito della crescita demografica, il consumo di carne è cresciuto del 500%; questa parabola continuerà anche nei prossimi decenni, soprattutto nei Paesi emergenti. Si stima che la domanda di carne prodotta in Asia crescerà del 19% fino al 2025. Per l’industria mondiale del settore carneo  è sempre più gravoso  soddisfare questa crescente domanda soprattutto a causa dei problemi sanitari, sociali ed ambientali ad esso correlati. Secondo una stima della FAO gli allevamenti sono responsabili del 14,5% del totale mondiale delle emissioni di gas serra più di quelle generate dal settore dei trasporti (OECD –FAO Agricultural Outlook 2017-2026).

Questo riguarda prove evidenti che collegano il consumo di carne a: un innalzamento dell’incidenza dell’obesità globale  associata ad alti rischi di diabete di tipo 2 e di cancro, livelli crescenti di resistenza agli antibiotici, emissioni di gas serra globali, degrado dei suoli e deforestazione, minacce alla sicurezza globale alimentare e alla disponibilità d’acqua. Tali dati emergono dall’analisi del Report ’The Livestock Levy’ pubblicato dal Farm Animal Investment Risk&Return (FAIRR Initiative), istituzione con sede a Londra il cui obiettivo è di sensibilizzare il proprio network di investitori sugli impatti significativi che il settore dell’agricoltura e dell’allevamento da bestiame possono avere sul loro portafoglio. In tale rapporto il FAIRR, che gestisce più di 4.000 miliardi di assets, osserva che per la carne sarà necessaria una tassa sul consumola cosiddetta sin tax’- con l’obiettivo di ridurne l’utilizzo e di mitigare gli impatti negativi causati dagli allevamenti e dai grassi animali sul clima e sulla salute della popolazione mondiale. Secondo il FAIRR, una tassa sulla carne potrebbe essere introdotta entro 5-10 anni.

In proposito Maria Lettini, Direttore del FAIRR, ci dice che “osservando il problema degli allevamenti intensivi di bestiame a livello globale, che richiedono alti livelli d’impiego di energia e d’acqua, fattori uniti alla crescita della domanda di consumo di carne e alla crescita della popolazione mondiale, ci siamo chiesti come poter combattere gli effetti negativi sul cambiamento climatico e sulla salute della popolazione. Il settore carneo, difatti, crea realmente problemi ambientali e sanitari piuttosto che aiutare a combatterli. Siamo partiti da quest’osservazione e abbiamo notato una similarità con altre tasse su prodotti come zucchero, tabacco, ecc.”

Il Direttore spiega che il percorso verso la tassazione incomincia quando vi è un consenso globale sul fatto che un determinato prodotto o un’attività danneggiano la società. “E noi pensiamo che la stessa cosa succeda con la carne. Il consumo di tale alimento ha causato la crescita di malattie croniche come obesità, diabete e cancro e non ha comportato, invece, benefici in termini economici o di qualità della vita per la comunità mondiale. Il costo e l’impatto dell’obesità sono destinati a raggiungere numeri significativi come 2 trilioni di dollari e il 2.8% del PIL globale. I costi del cancro negli Stati Uniti, ad esempio, ammontano a centinaia di bilioni di dollari. Ciò conduce a un’analisi degli oneri finanziari degli allevamenti di bestiame, in termini di costi di malattie correlate, per il pubblico, che a sua volta porta a sostegno dell’introduzione di una forma di tassazione aggiuntiva. Le tasse su zucchero, tabacco e carbone hanno seguito quest’iter, partendo da simili osservazioni. E riteniamo che la proposta di tassazione sulla carne possa seguire lo stesso percorso ed essere introdotta nei futuri dibattiti politici all’interno dei Parlamenti dei vari Paesi.”

La proposta di una tassazione sulla carne è già avvenuta in Svezia, Danimarca e Germania e, lo scorso anno, il governo cinese ha ridotto di circa il 50% il consumo annuo raccomandato di carne, in accordo con le recenti linee guida sull’alimentazione del Ministro della Salute. L’obiettivo di tali linee guida è quello di esortare la popolazione cinese a consumare minori quantità di alimenti proteici (come carne e uova) e di contrastare l’aumento dell’obesità tra i Cinesi, consentendo un consumo massimo annuo di 27 kg. di carne contro i 49,7 kg pro capite del 2013.  

Di conseguenza, si mira a ridurre le emissioni di gas serra prodotte dalla Cina, le quali sono le maggiori in volume a livello mondiale.

La carne, dunque, potrebbe andare incontro allo stesso destino del tabacco, dello zucchero e del carbone la cui tassazione, avvenuta in alcuni Paesi, ha comportato degli effetti positivi sui consumi.  La tassazione sullo zucchero è un fenomeno relativamente recente e, in tal senso, un esempio positivo è fornito dal Messico, che ha una popolazione di 122 milioni di abitanti ed è il quarto Paese per consumo mondiale in volume di bevande gassate.   Secondo l’analisi di uno studio dell’Università del North Carolina e dell’Istituto Nazionale della Salute Pubblica del Messico, dopo l’introduzione nel 2014 della ‘soda tax’ sulle bevande gassate a base di zucchero, la vendita di questi prodotti è diminuita del 5,5% pro capite nel primo anno di tassazione e del 9.7% nel secondo anno. Ci si aspetta, dopo un attento monitoraggio, di vedere una diminuzione del tasso di obesità e di diabete. Nel Paese il 70% della popolazione adulta e il 34% dei bambini, compresi tra i 5 e gli 11 anni, sono obesi. Inoltre, il 12% della popolazione ha il diabete.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore