sabato, dicembre 16

Un Piano Marshall? Si, ma per l’Europa, non per l’Africa Precondizioni: l'Europa deve garantire il diritto universale al libero movimento delle persone e abbandonare l'economia coloniale

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Se «ponessimo la questione dei migranti come tema dominante sembreremmo dei marziani», ha detto ieri il premier italiano Paolo Gentiloni, intervenendo al Summit tra Unione africana e Unione europea in corso ad Abidjan, in Costa d’Avorio. Marziani, perchè «dal destino dell’Africa dipende anche il futuro dell’Europa». Dobbiamo «cambiare il nostro approccio, che non deve più basarsi esclusivamente sull’aiuto allo sviluppo, bensì su un partenariato, da pari a pari, con investimenti di vasta portata», ha detto il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, e ha ribadito la proposta di un Piano Marshall per l’Africa, di un valore di 40 miliardi di euro, per «generare un volano di crescita economica e sociale  vantaggioso non solo per gli africani ma anche per gli europei». Un piano al quale l’Italia sembra essere pronta, se non altro vi sarebbe la volontà politica, l’ambizione a ritornare, dopo troppi anni di latitanza, nel continente da protagonista, mettendo in campo i gioielli di famiglia, da Eni in giù, ma anche il sistema delle PMI, tanto che il premier ha annunciato di voler «organizzare un grande meeting di Pmi africane in Italia nel 2018».

Questo quanto va in scena al 42º parallelo Nord, Roma. Visto da Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, è roba damarziani’, rubando l’espressione a Gentiloni.

Lo spiegato da queste colonne ieri l’attivista della Repubblica Democratica del Congo che, sotto copertura dell’identità, ci ha offerto la lettura africana delproblema immigrazione e del rapporto Europa-Africa. Una lettura dalla quale è abbastanza evidente che l’Europa esce come bisognosa di un piano Marshall, non l’Africa, un Vecchio Continente davverovecchio’, anzi, sinonimo di ‘passato’, destinato allafine’.

Nella seconda parte del suo intervento, l’attivista prova delineare precondizioni per un rapporto con l’Africa.

«Prima di tutto dovete garantire il diritto universale al libero movimento delle persone, come noi abbiamo sempre garantito ai vostri immigrati economici, quelli che voi chiamate ‘espatriati’. Per l’africano medio il vostro clima e la vostra società sono alieni e ostili, per tanto la migrazione  è preferibile all’interno del continente. A differenza di quanto sta accadendo da voi, entro il 2030 i confini africani saranno abattuti, e ogni nostro cittadino potrà vivere dove più gli conviene. Questo sarà un elemento determinante per diminuire l’immigrazione in Europa. Nelle vostre fredde ma meravigliose terre verremo per turismo e per fare affari. Come la maggioranza dei Paesi africani permette ai vostri immigrati di entrare nelle nostre terre con una semplice domanda di visto online, concentratevi a rendere possibile l’immigrazione legale, facendo lavorare onestamente le vostre Ambasciate. Certo questa misura creerà crisi economica e disoccupazione tra gli scafisti e le vostre Ong, ma diminuirà le tensioni razziali e le derive politiche autoritarie nei vostri Paesi. I vantaggi sono troppo evidenti per non capirli. Individuate interlocutori credibili, e non dei tagliagole come avete fatto- per gestire insieme i flussi migratori. Unione Africana e la maggioranza dei governi africani eletti sono gli interlocutori che vi servono.

Altro essenziale passo da compiere, il più doloroso, è quello di abbandonare la vostra economia di rapina coloniale, collaborando con la Cina per far fiorire nuove industrie e mercati in Africa, utili anche per le vostre economie.
Ora siete presi dal mantra dell’‘invasione’ che vi infliggerebbe l’Africa, senza vedere un pericolo ben peggiore per il vostro domani. In alleanza con i Paesi del BRICS, l’Africa si prepara alla rivoluzione industriale, quella che voi ci avete negato per due secoli. Stiamo notando che state tentando di ostacolare il nostro sviluppo per continuare a rubarci minerali e petrolio. Questo vostro ostruzionismo verrà bloccato, isolandovi economicamente dal nuovo ordine mondiale imposto dal Sud del pianeta. Le nostre materie prime sui vostri mercati diminuiranno drasticamente, accelerando la crisi economica in atto, e il crollo della vostra civiltà. Questo è un dato di fatto a cui non potete opporvi, potete, forse, attutire il colpo, ma solo se siete capaci di strutturare nuovi rapporti commerciali, rapporti equi, non neocolonialisti come quelli attuali.

Non pensate a difendere il vostro diritto predatori con le armi. L’Africa contemporanea non è quella della quale voi avete goduto nell’Ottocento e nel Novencento. Siamo cambiati, maturati. Ci siamo preparati anche all’eventuale scontro, che di certo non auspichiamo, alleandoci con nuove potenze più vicine a noi, quelle del ‘Sud del Mondo’. Potenze che hanno le loro ‘agende segrete’, sicuramente, e lo sappiamo benissimo, ma che al momento dimostrano di proporre un dialogo onesto e alla pari.

Solo il dialogo e il compromesso è la via che può salvare l’Europa e trasformare l’Africa nella vostra più grande opportunità storica. Dovete prima di tutto comprendere che state purtroppo vivendo nella parte più debole del pianeta, e lo scontro per voi sarà insostenibile già a medio termine. Noi africani siamo pronti a dimenticare i vostri passati e presenti crimini contro l’umanità per intraprendere un cammino comune. A voi la scelta».

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