lunedì, giugno 18

Probabile incertezza per i ‘Grandi 7’ in transizione

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Il programma del G7 di Taormina prevedeva la discussione sulle crisi internazionali più gravi come momenti di rilievo dei lavori dei sette, tra questi Libia, Siria, migranti. Il terrorismo e la risposta dell’Occidente la farà ora da padrone, e di Libia e Siria si parlerà probabilmente poco o nulla, esattamente come nelle intenzioni del Presidente USA Donald Trump. “E’ chiaro che questo G7 si svolge in un momento di penosa transizione da parte dei Paesi europei e degli USA che appartengono al G7. C’è un nuovo Presidente statunitense, un nuovo Presidente francese, l’Europa è in crisi, la Gran Bretagna sta uscendo dall’Europa, quindi credo che siano tutti quanti così perplessi e incerti su quale sia il mondo in cui vivono che le dichiarazioni che verranno fuori da questo G7 saranno magari numerose ma tutte abbastanza generiche”, ci dice Roberto Aliboni, Consigliere Scientifico IAI (Istituto Affari Internazionali) per Medioriente, Mediterraneo, e Relazioni transatlantiche. Peraltro, è da un po’ che i 7 ex Grandi della terra di mondo faticano occuparsene, ben prima dell’arrivo alla Casa Bianca di Trump.

L’obiettivo al G7 per Paolo Gentiloni sarà quello di mostrare la Libia come una forte fonte di destabilizzazione a livello globale. Quali leve ha il Premier?

Gentiloni farà certamente i suoi migliori sforzi per mostrare ai colleghi del G7 che la Libia è un fattore di destabilizzazione globale, ma non credo che ci riuscirà, perché non è vero che la Libia lo è. Il Paese è un fattore di destabilizzazione per l’Europa e ancor più per l’Italia. Gentiloni ha già provato a chiedere agli USA, durante la sua visita a Trump, di sostenerlo e per quanto riguarda questo nostro problema con la Libia, Trump non ha certo negato un rapporto di massima, ma sostanzialmente ha risposto che è un problema dell’Italia e dell’Europa, e che lui ha altre cose di cui occuparsi. La Libia resta, proprio per questo motivo, un problema grave per l’Italia, perché avrebbe bisogno di sostegno internazionale per risolverlo e per la questione migratoria che ne deriva, ma questo sostegno difficilmente arriverà. Penso, comunque, che un impegno diplomatico dai membri del gruppo dei 7 verrà senz’altro preso, e che l’Italia, in realtà, non abbia molte alternative che perseguire un rafforzamento di questo impegno, per quanto non robustissimo, da parte della Comunità Internazionale. La risoluzione del problema italiano nella Libia resta sostanzialmente affidata a un accordo di diplomazia internazionale, e avrà questi appoggi internazionali, ma dovrà trovare delle strade anche proprie, non solo per avere a che fare con la Libia. E’ importante soprattutto migliorare i rapporti con l’Egitto e con la Russia in relazione al problema libico. Sono, infatti, questi due i Paesi che oggi hanno una voce in capitolo, forse un po’ sproporzionata, nella risoluzione del problema libico.

Quindi, le grandi assenze al G7 come ostacolano l’obiettivo di Gentiloni?

Che sia assente la Russia dal G7 non è molto grave, per le relazioni dell’Italia, anche se sarebbe certo più vantaggioso se Mosca fosse ancora inclusa nel tavolo delle trattative.

La guerra civile che va avanti ormai da 6 anni ha portato la Siria sull’orlo del precipizio. L’incontro del G7 come pensa che potrà contribuire a un processo di pace?

Io credo che il G7 farà una dichiarazione abbastanza generica sulla Siria. Però in questo momento tra i membri del G7, nessuno sa bene che cosa gli USA vogliano fare. Da vari accenni, in particolare da quello che è stato detto durante la visita in Arabia Saudita, a me personalmente pare che gli USA confermano la loro idea di occuparsi decisamente dell’ISIS, e di lasciare che la Russia proceda il suo più o meno fortunato percorso diplomatico. Io credo che almeno gli europei insisteranno affinché gli Stati Uniti prendano una posizione più chiara e più decisa per quanto riguarda la Siria, anche se io francamente credo che della Siria Washington o si occuperà sul serio o farà peggio di quanto è successo con Obama. La realtà è che gli europei, secondo me, devono capire che gli Stati Uniti non se ne occuperanno, e che hanno un altro programma in Medio Oriente, come è sembrato abbastanza chiaro nella visita a Riyad. Gli europei si devono un po’ rassegnare a fare da soli, certamente avranno una dichiarazione di sostegno per quanto riguarda la pace e la pacificazione della Siria, ma non credo che potranno contare su un qualcosa di concreto dal G7 per questa crisi.

L’attacco di armi chimiche a Idlib ha acuito la tematica siriana in termini di sicurezza e di diritti umani. Come si porrà Trump?

Non so immaginarlo. Io sono molto colpito dal discorso che Trump ha tenuto al vertice di Riyad dove sostanzialmente ha affermato che ‘stiamo sulla stessa barca, abbiamo un importante obiettivo politico che è la lotta al terrorismo, però dovete fare da voi’. Sostanzialmente ha dato la stessa risposta al Premier Gentiloni ‘sono molto sensibile ai vostri problemi con la Libia, però ve ne dovete occupare voi’. Io, quindi, credo che Trump al G7 potrà assumere una posizione cauta, diplomatica e contenuta, ma dirà al G7 che gli USA vengono per primi e che gli altri avranno il loro appoggio se i loro interessi coincideranno, ma sostanzialmente devono affrontare i loro problemi da soli.

Ma il G7 potrà essere davvero una sede adatta per affrontare la questione in maniera esauriente?

Io credo che al G7 la questione siriana verrà affrontata in termini generali, ma non si entrerà nello specifico. Penso che sia anche più saggio affrontare la questione della Siria a livello dell’ONU o nei rapporti bilaterali, se si svilupperanno, tra Russia e USA. Non credo che il G7 andrà oltre una dichiarazione generica.

Conosciamo invece quanto sia importante per la stabilità economica e gli interessi economici francesi in Mali e nelle altre ex colonie africane. Come si rifletteranno questi sulle grandi questioni, a partire da Siria e Libia, nel contesto del G7?

Gli interessi francesi in Africa continuano ad essere abbastanza cospicui, ma soprattutto la Francia ha mantenuto tradizionalmente una sua posizione complessiva di dialogo culturale di presenza politica, e quindi non ha esitato a intervenire non appena si sono manifestate, per esempio, le infiltrazioni da parte Al-Qaeda in Libia. Io credo che la Francia continuerà a mantenere anche con Macron queste posizioni, che rispondono poi, del resto, a una posizione più ampia soprattutto in Egitto e, per gli interessi petroliferi, in Libia. Credo, quindi, che malgrado la nuova presidenza francese, la politica francese nel Sahel sarà confermata e gli interessi francesi resteranno importanti come oggi.

 

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