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Un disco cambia la vita di Nat King Cole

Il 30 novembre 1943 il King Cole Trio registra un brano destinato a cambiare per sempre la vita del suo leader

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Il 30 novembre 1943 il King Cole Trio, composto dal pianista e cantante Nat King Cole con Wesley Prince al contrabbasso e Oscar Moore alla chitarra, registra il brano ‘Straighten up and fly right‘, negli studi della neonata Capitol Records.

Non è la prima esperienza discografica per il gruppo che ha già all’attivo alcune collaborazioni in sala di registrazione con Lionel Hampton e qualche brano pubblicato su disco dalla Decca. Come tanti altri nell’ambiente del jazz, i tre sembrano destinati a una tranquilla carriera senza particolari scosse. Non la pensano così due dirigenti della Capitol, Glenn Wallachis e Johnny Mercer, che fanno firmare a Nat King Cole un contratto in esclusiva. Hanno ragione. Il brano registrato il 30 novembre, pubblicato su disco, attira l’attenzione del pubblico e, soprattutto, della critica che parla dell’abilità pianistica di Nat come di «una sintesi degli stili di Earl Hines, Fats Waller e Teddy Wilson, ma con maggiore semplicità e immediatezza».
La formula stilistica proposta dal trio è destinata ad avere numerosi imitatori, anche se nessuno riuscirà mai a eguagliarne l’efficacia. Importante è anche l’apporto di Oscar Moore, considerato, insieme a Charlie Christian, uno dei pionieri della chitarra elettrica, anticipatore di soluzioni che più tardi verranno applicate dai boppers. Il personaggio più singolare resta, però, Nat King Cole, l’artefice e leader del gruppo che non passerà alla storia per le sue doti di pianista, ma per la sua voce. I virtuosismi al piano in campo jazzistico sono destinati a essere oscurati dallo straordinario successo ottenuto come cantante confidenziale.

Per quasi quindici anni la sua voce farà impazzire gli americani rendendolo ricco e famoso. C’è una stretta connessione tra la tecnica vocale di Nat King Cole e il suo stile pianistico, fatto di rapidi e sottili ricami melodici eseguiti dalla mano destra e contrappuntati da bruschi accordi della mano sinistra. La voce, infatti tende a legarsi in modo armonico, sottolineandone le soluzioni ritmiche con uno swing nervoso e vivace. La lezione del jazz emerge prepotentemente quando arricchisce di abbellimenti la propria esecuzione rallentando il tempo o anticipandolo con disinvoltura.
Pur essendo considerato il primo e, per alcuni, il più grande, crooner nero, non eccede mai nel vibrato, limitandosi a utilizzare questa tecnica esclusivamente nelle parti in cui è esplicitamente richiesta dalle esigenze d’interpretazione e non dando mai l’impressione di voler addolcire più di quanto sia necessario il brano interpretato. Come tutti i grandi cantanti di standard non sottopone mai a sforzi inutili le sue corde vocali, preferendo sostenere la voce più con accorgimenti espressivi che con la potenza. Nei passaggi più impegnativi è attento all’intonazione, agli accenti, ma non rinuncia mai a dettare il ritmo. C’è chi ha rilevato come anche nelle canzoni più lontane dalla sua impostazione originaria, più sdolcinate e smaccatamente commerciali, le tecniche dello swing consentono a Nat King Cole di rendere brillante e mai scontata la sua interpretazione.

La caratteristica più appariscente delle esibizioni di Nat King Cole è il volto aperto e sorridente anche nei passaggi più impegnativi, in linea con l’atteggiamento confidenziale delle sue interpretazioni. Colpisce di lui la capacità di essere, allo stesso tempo, un interprete profondamente legato alle sue origini nere, come dimostra la costante passione per il jazz, capace però di far proprie e rivitalizzare le atmosfere della canzone popolare bianca.

 

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