martedì, luglio 17

Turchia – Italia: è tensione per la nave ENI bloccata a largo di Cipro C’è una via d' uscita alla recente crisi scaturita dal blocco della nave di ENI? Ne abbiamo parlato con Valeria Talbot

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Lo scorso sabato, il 10 febbraio, navi da guerra turche hanno di fatto bloccato la Piattaforma galleggiante Saipem 12000 affinché non raggiungesse la sua destinazione, ovvero il Blocco 3 della ZEE (Zona economica esclusiva) di Cipro. Il blocco, secondo le autorità turche, sarebbe ascrivibile alle esigenze derivanti dalle attività militari che la Turchia starebbe svolgendo nell’ area almeno fino al 22 febbraio. L’area contestata da Ankara si trova ad est dell’Isola, nell’ area marina prospiciente  la Repubblica Turco Cipriota del Nord (RTCN) riconosciuta solo dalla Turchia la quale sostiene che l’ unilateralità delle esplorazioni «minano i diritti inalienabili sulle risorse naturali dei turco-ciprioti»

Al centro dunque, più che rivendicazioni di diritto sulle acque, – cosa che avvenendo per il Blocco 6 ad ovest di Cipro concesso sempre all’ ENI da Cipro e contestato dal governo di Ankara – vi sarebbe il diritto della Repubblica Turco Cipriota del Nord ad ottenere ricavi economici dallo sfruttamento di quelle risorse.

A quanto pare, però, il Presidente Erdogan, nella sua visita a Roma dello scorso 4 febbraio, aveva già richiamato l’ attenzione sul dossier della concessione di sfruttamento di giacimenti gassosi, rilasciata all’ ENI da Nicosia, nel Blocco 3. «I lavori (di esplorazione) del gas naturale in quella regione rappresentano una minaccia per Cipro nord e per noi»

Colpire ENI significa inevitabilmente colpire gli interessi italiani: infatti, il 30% della compagnia petrolifera è del Ministero dell’Economia e Finanze e di Cassa Depositi e Prestiti che è titolare, anche, del 12 % Saipem, di cui ENI detiene il 30% e che è proprietaria della nave per perforazione battente bandiera delle Bahamas bloccata dalle navi turche.

Va detto che l’Eni è presente a Cipro dal 2013, occupando una superficie lorda di 12.523 chilometri quadrati, ed ha ottenuto ben sei licenze situate nelle acque economiche esclusive della Repubblica nei Blocchi 2, 3, 6, 8, 9 e 11, di cui cinque in qualità di operatore. La settimana scorsa, ENI aveva annunciato «di avere effettuato una scoperta a gas nel Blocco 6, nell’Offshore di Cipro, attraverso il pozzo Calypso 1. Il pozzo, perforato in 2.074 metri di profondità d’acqua e a una profondità totale di 3.827 metri, ha incontrato una estesa colonna mineralizzata a gas metano in rocce di età Miocenica e Cretacica. Le sequenza Cretacica ha ottime proprietà di reservoir. Sul pozzo è stata eseguita una intensa e dettagliata campagna di campionamento sui fluidi e sulle rocce. Calypso 1 è una promettente scoperta a gas e conferma l’estensione del tema di ricerca di Zohr nelle acque economiche esclusive di Cipro. Per una valutazione accurata delle dimensioni della scoperta sono richiesti nuovi studi e un programma di delineazione. Eni è l’Operatore del Blocco 6 con una quota del 50% e Total è partner con il restante 50%».

«Non ci aspettavamo che accadesse perchè siamo assolutamente molto dentro l’Economic zone di Cipro»  ha detto l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, in risposta ai giornalisti al Cairo. In un’intervista al quotidiano greco Kathimerini,  però, il Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu aveva criticato l’Eni per l’inizio delle attività esplorative nel blocco 6 della Zee cipriota: «Non c’è bisogno di dire che non permetteremo mai le esplorazioni non autorizzate di idrocarburi e altre attività nella nostra piattaforma continentale»

Anche la portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva, non ha nascosto l’ insofferenza nei confronti di Ankara, esprimendo la necessità che la Turchia rispetti « la sovranità degli Stati membri sulle acque territoriali e sullo spazio aereo» e si impegni  «inequivocabilmente a mantenere buone relazioni di vicinato ed evitare qualunque fonte di frizione, minaccia o azione verso uno Stato membro che possa danneggiare le buone relazioni e impedire una definizione pacifica delle dispute».

Anche la Grecia, attraverso il Ministero degli Esteri, ha sostenuto che «la Turchia continua a sfidare la legalità internazionale violando in modo flagrante i diritti sovrani della Repubblica di Cipro nel Mediterraneo orientale. Chiediamo alla Turchia di non intraprendere ulteriori azioni e di rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale» ed ha lodato la postura di Cipro «che riafferma il suo ruolo di pilastro della stabilità nel Mediterraneo orientale».

Dal canto suo, il Ministro degli esteri di Nicosia, Ioannis Kasoulides, ha fatto sapere che Cipro è in contatto con la società e con il governo italiano. In occasione delle recenti scoperte dell’ industria petrolifera italiana, il titolare del Ministero dell’Energia di Nicosia, Giorgos Lakkotrypis, aveva sostenuto, a seguito di una riunione con il Capo dello Stato in materia energetica, che «i risultati sono molto incoraggianti: una riserva (di gas) è stata localizzata, ma la morfologia del particolare obiettivo è complessa e quindi serve più tempo». Ma «Eni non fa annunci pubblici se non ci sono scoperte» aveva precisato il Ministro, ribadendo l’ “ottima qualità” della riserva scoperta, perché costituita da “lean gas”, ossia una particolare tipologia di gas naturale povero di idrocarburi liquidi, forse «più pulito di quello di Zohr».

In molti si sono chiesti se dietro la reazione dura della Turchia ci sia il tentativo da parte di Ankara di impedire qualsiasi intromissione nella propria politica energetica, considerando il tentativo sempre più vistoso di Erdogan di ridurre la propria dipendenza energetica da altri attori come ad esempio la Russia, perseguendo una massiccia diversificazione.  Esempio di questa tendenza è stato il memorandum d’intesa del novembre 2017 tra Grecia, Italia, Israele e Cipro per la costruzione del gasdotto EastMed finanziato anche da fondi Ue. 

Inoltre, non sono mancate velate minacce da parte della Turchia alle piattaforme dell’ ENI con esercitazioni militari. Come se non bastasse, la Turchia figura tra i Paesi non firmatari della Convenzione Onu sul diritto del mare (Unclos).

Non va dimenticato, infatti, che l’isola di Cipro si presenta formalmente unita sotto un’ unica bandiera, ma concretamente risulta divisa in due: nella parte sud, la Repubblica di Cipro, di lingua greca, riconosciuta dalla Comunità Internazionale e che rivendica la propria sovranità su tutta l’ Isola; nella parte nord, la Repubblica Turca di Cipro del Nord, auto-proclamatatasi indipendente nel 1983 ed è riconosciuta, come sopra ricordato, dalla sola Turchia. La Repubblica Turca di Cipro si estende sul territorio conquistato dall’ esercito turco dopo l’invasione turca di Cipro del 1974, decisa in risposta al colpo di Stato militare che depose l’allora Presidente dell’ isola, l’arcivescovo greco-ortodosso Makarios.

E’ anche vero, però,  che questo è l’ ultimo dei contrasti che recentemente ha visto opposti la Turchia e l’ Occidente. Dal tentato colpo di Stato del 2016, fino alla recente operazione in Siria “Ramo d’ Ulivo” contro i Kurdi dell’ YPG, passando per le frizioni con la NATO, la parabola è stata discendente.

C’è una via d’ uscita alla recente crisi scaturita dal blocco della nave di ENI? Ne abbiamo parlato con Valeria Talbot, ricercatrice senior e responsabile del Programma Mediterraneo e Medio Oriente dell’ ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).

A cosa è dovuta la brusca reazione della Marina turca che ha bloccato la nave Saipem 12000 dell’ ENI in procinto di raggiungere il Blocco 3, a nord-est di Cipro?

La Turchia ritiene che le risorse a largo di Cipro debbano essere sfruttate in maniera equa tanto dalla Repubblica di Cipro, la parte greco-cipriota dell’ isola, quanto dalla Repubblica di Cipro Nord, la parte Nord dell’ isola a maggioranza turco-cipriota. I giacimenti vengono gestiti dalla Repubblica di Cipro, che è membro dell’ Unione Europea, con malumori da parte di Ankara che vorrebbe che nella partita entrassero anche i turco-ciprioti. I quali sono dipendenti del tutto e per tutto dalla Turchia perché è una Repubblica indipendente, ma, di fatto, è riconosciuta solo dalla Turchia e non dalla Comunità Internazionale. E’ dunque anche un onere per la Turchia. La situazione  è complessa nel senso che ci sono stati nei decenni diversi round negoziali per portare ad una soluzione la questione di Cipro, volta alla riunificazione dell’ isola. Round negoziali che sono falliti. Il più importante tra questi è stato nel 2004 quello “Khofi Annan” che prese il nome dal Segretario delle Nazioni Unite Khofi Annan: questo piano, prima che l’ isola di Cipro entrasse nell’ Unione Europea, fu sottoposto a referendum che venne approvato con larga maggioranza nella parte Nord dell’ isola (turca), ma venne bocciato nella parte greca. E questo fu il grande fallimento. Ci sono stati successivamente dei nuovi round negoziali, di cui l’ ultimo conclusosi poco tempo fa, ma l’ isola rimane divisa in due, in una situazione che appare congelata.

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