lunedì, ottobre 23

Turchia – Iran: l’ incontro tra Erdogan e Rohani Sul tavolo, dalla questione curda a quella economica, passando per la crisi siriana

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E’ in corso, in queste ore, la visita ufficiale del presidente turco Recep Tayyip Erdogan in Iran. Sul tavolo, i rapporti bilaterali e il disordine regionale acuitosi con il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno, al quale tanto Ankara quanto Teheran si erano opposte in maniera decisa.

Il viaggio di Erdogan era stato preceduto, lunedì, da un incontro a Teheran tra i capi di stato maggiore dei due eserciti. Atterrato all’ aeroporto di Mehrabad, il Presidente turco ha intrapreso il programma della visita. Oltre che con il Presidente iraniano Hassan Rohani, è previsto un incontro con la guida suprema l’ ayatollah Ali Khamenei. Sarebbe prevista anche la riunione, la quarta, presieduta da Erdogan e Rohani, del Consiglio di cooperazione di alto livello turco-iraniano.

Per quanto concerne la questione dell’ indipendenza del Kurdistan, Turchia e Iran hanno lanciato un avvertimento alle autorità curde: entrambi i Paesi non permetteranno «cambiamenti nei confini della regione», ma anzi adotteranno «misure più’ forti»  per impedire la nascita di uno Stato curdo. Questi i propositi dei due Presidenti, annunciati nel corso di una conferenza stampa congiunta. Il referendum del 25 Settembre, considerato da entrambi i leader «illegittimo», potrebbe portare «all’isolamento del governo regionale del Kurdistan».

A preoccupare i Capi di Stato di Turchia e Iran è l’ unità dell’ Iraq che sarebbe messa a repentaglio dal proposito curdo. «La questione dell’Iraq è diventata una priorità nella nostra agenda. Abbiamo già affermato che non riconosciamo l’illegittimo referendum dell’Iraq settentrionale. Su cosa hanno svolto un referendum? Non c’è un Paese che riconosca l’Iraq settentrionale tranne Israele. Attualmente, oltre a Israele,  nessun altro Paese sostiene la secessione del Kurdistan. Una decisione presa a tavolino con il Mossad è illegittima» ha dichiarato Recep Tayyip Erdogan il quale ha poi aggiunto che «il nostro punto di contatto in Iraq è il governo centrale. Le azioni che riguardano il governo regionale del Kurdistan si intensificheranno».

Parole che hanno trovato concorde il Presidente Rohani che ha precisato «il referendum nel Kurdistan iracheno è un complotto a sfondo confessionale dei Paesi stranieri ed è respinto da Teheran ed Ankara». Il Kurdistan – ha sostenuto il leader iraniano – «dovrebbe correggere il suo errore». «Il nostro obiettivo principale è garantire sicurezza e stabilità nella regione» ed è per questo che Iran e Turchia «sostengono l’integrità territoriale dell’Iraq e della Siria». All’ ordine del giorno anche la crisi siriana, per la quale sia Ankara che Teheran collaborano nell’ ambito dei colloqui di Astana, nonostante i due Paesi operino in maniera opposta circa l’ appoggio ad Assad.

Ma ad avere un ruolo importante nelle relazioni tra Iran e Turchia vi è anche il lato economico. L’ obiettivo, annunciato nel corso della conferenza stampa dai due Presidente, è raggiungere i 30 miliardi di dollari l’anno di interscambio. «Siamo determinati nel rafforzare i legami economici. La Turchia è pronta ad importare più gas naturale dall’Iran. Puntiamo a un volume di scambi commerciali di 30 miliardi di dollari l’anno» ha detto Rohani. D’ altre parte, ha affermato Erdogan, «avevamo fissato anni fa l’obiettivo di 30 miliardi di dollari di interscambio comunque ci siamo fermati a 10 miliardi di dollari».

Come è stato illustrato dal Presidente turco, gli scambi commerciali verranno effettuati nelle valute nazionali e «le nostre Banche Centrali sono in procinto di firmare un accordo e siamo pronti a intensificare la nostra cooperazione a livello energetico». Riguardo a quest’ ultimo, è stato reso noto dall’ authority turca per l’energia (Epdk) il forte aumento,  pari al 142% in più,  delle importazioni energetiche turche dall’Iran nei primi sette mesi del 2017 rispetto al 2016. «La Turchia importerà più gas dall’Iran – ha rimarcato Rohani – Ci sarà un incontro la prossima settimana per discutere i dettagli».  7,4 milioni di tonnellate di gas sarebbero state importante da gennaio a luglio 2017. L’ incremento dell’import petrolifero dall’ iraniano è proporzionale  alla lenta, ma progressiva diminuzione di forniture di petrolio iracheno. L’ Iraq si era attestato a primo importatore in Turchia dal 2014 al 2016: al momento, la quantità di greggio sarebbe scesa da 5.4 a 4.3 milioni. Del totale, le forniture irachene costituirebbero, per la Turchia, al momento, il 29,7% contro il (40,5% precedente) mentre quelle iraniane il 50,9% (contro il 23,3%).

Nella partita petrolifera, centrale sarà anche l’ azione russa. Se da una parte la Turchia si è detta pronta a chiudere le pipeline attraverso cui passa il petrolio proveniente dal Kurdistan iracheno, dall’ altra Rosneft, gigante petrolifero russo, starebbe in trattativa con l’ autorità curda per nuovi contratti di esplorazione.

Il legame con la Russia e con l’ Iran si sta facendo sempre più forte. Dopo l’ acquisto da parte turca di un sistema anti-missile russo, l’ S-400, in sostituzione a tecnologia NATO, un’ altra batosta arriva sul sempre più fragile rapporto che lega la Turchia all’ Occidente. Gli Stati Uniti, colpevoli di proteggere l’ ideatore del golpe del luglio 2016, Fethullah Gulen, attraggono sempre meno la Turchia. La Russia sembra sempre più intenzionata ad inserirsi in questa dinamica, con l’ intento di indebolire le alleanze americane. Intento condiviso anche dall’ altro arcinemico della nuova Amministrazione Trump, l’ Iran, che non ha visto di buon occhio le dichiarazioni del Presidente Trump al Palazzo di Vetro circa una possibile discussione dell’ accordo nucleare risalente al 2015.

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