lunedì, ottobre 23

Turchia: il golpe dei dilettanti field_506ffb1d3dbe2

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Se c’è una cosa che continua a sorprendere chi cerca di fare un po’ di ordine nel tentato colpo di Stato in Turchia è la rapidità degli eventi. Tutto si sviluppa nell’arco di 48 oreNella notte del 15 luglio il golpe prende avvio e si sgonfia senza apparenti ragioni. Al mattino del 16 luglio il Presidente Recep Tayyip Erdogan  ha già ripreso il controllo del Paese.  La macchina repressiva si mette in moto subito e procede a colpo sicuro con l’arresto di oltre 6.000 persone tra vertici dell’esercito e giudici. Ed è subito pronto anche il principale indiziato: è Fetullah Gulen, leader del movimento turco Hizmet, in esilio volontario negli Stati Uniti dal 1999. Gulen, a sua volta, non tarda a rispondere e rigira immediatamente le responsabilità del golpe sullo stesso Erdogan. In più, ecco che si materializzano nuove prospettive internazionali per il Governo turco: si viene a sapere dalla stampa russa che è in programma nel prossimo futuro un incontro tra Erdogan e Vladimir Putin. Il primo significativo scambio tra i due dopo il raffreddamento dei rapporti per l’abbattimento dell’aereo russo nel novembre del 2015. Parlare di golpe fasullo è fin troppo scontato.

Un colpo di Stato fatto da dilettanti”: è questa l’opinione di Ely Karmon, analista e docente all’International Institute for Counter-Terrorism di Herzilya, in Israele. “Non credo che il golpe possa essere stato organizzato dall’Esercito turco, uno dei più importanti per la Nato: la sua leadership ha sempre avuto una visione politica di primissimo livello. È più credibile che a organizzare tutto sia stata una piccola fazione all’interno dell’Esercito, che ha voluto reagire al giro di vite politico di Erdogan di questi ultimi tre anni”.

Karmon pensa che questo piccolo gruppo possa aver agito nella convinzione che per Erdogan fosse un momento di debolezza. “Le negoziazioni del Presidente turco con Israele, con la Russia e anche con l’Egitto, dove il Presidente turco ha sempre sostenuto la Fratellanza Musulmana, possono aver fatto pensare a un momento di difficoltà. Tutto il contrario: Erdogan era pronto all’eventualità di un colpo di Stato”.

 

Che cosa sta accadendo adesso in Turchia?

Erdogan sta procedendo all’arresto dei vertici dell’Esercito e della Magistratura. Probabilmente avvierà presto una riforma costituzionale con l’obiettivo di prendere il controllo totale del Parlamento.

 

La stampa russa parla di un prossimo incontro tra Erdogan e Putin. Perché proprio adesso?

Putin ha risposto molto velocemente alla richiesta di perdono del Presidente turco. Ci sono tanti interessi che uniscono i due presidenti. Erdogan ha bisogno del gas e del turismo russo. Putin ha bisogno della Turchia per affrontare i suoi problemi economici. In più, cerca un nuovo spazio in Medio Oriente, e vuole avere la mano più libera in Siria, senza doversi scontrare con il Governo turco.

 

I rapporti tra Turchia e Stati Uniti in questi giorni sembrano più freddi. È da considerare un fattore momentaneo?

I rapporti tra Stati Uniti e Turchia sono altalenanti dal 2003, da quando la Turchia ha negato l’uso delle sue basi per gli attacchi aerei sull’Iraq. In tempi recenti Obama ha fatto pressioni su Erdogan su diversi fronti: la Siria, i curdi, la riconciliazione con Israele. Non credo che i rapporti possano comunque essere freddi: le basi militari turche sono troppo importanti per gli Stati Uniti. Tra Erdogan e Gulen c’è una sorta di rivalità: i due leader si considerano entrambi rappresentanti dell’islam. L’obiettivo di Erdogan adesso è neutralizzare le attività sovversive in Turchia. Dagli Stati Uniti pretende l’estradizione di Fetullah Gulen. Ma non sarà una passeggiata: il sistema giudiziario americano è indipendente e non accetta pressioni. In più, occorrerà fare i conti con l’opinione pubblica americana.

 

Cosa accadrà in Turchia? Fino a che punto Erdogan può mettere in atto le sue minacce di reintrodurre la pena di morte?

Stati Uniti ed Europa sono molto preoccupati per le dimensioni  della repressione in Turchia. Il problema immediato non è l’introduzione della pena di morte: l’Europa riuscirà, con ogni probabilità, a evitare che venga reintrodotta. Ma ci sono gli omicidi e le esecuzioni extra giudiziali che stanno avvenendo per le strade. Non sarà facile mettergli un freno.

 

Quali sviluppi vi aspettate in Israele in merito alle vostre relazioni con la Turchia?

Erdogan è soddisfatto delle dichiarazioni del Governo israeliano che dopo il tentato golpe ha espresso il suo supporto per la democrazia. Gli interessi economici e politici che uniscono i due Paesi sono fortissimi. Certo, ci sono circoli in Turchia che fanno dietrologia e accusano ebrei e sionisti del tentato golpe. Vedremo nelle prossime settimane cose ne pensa l’opinione pubblica. Il problema per Erdogan non sarà certo Israele. I curdi ora potrebbero utilizzare a loro favore questo momento di debolezza dell’Esercito. C’è anche un’altra incognita: come si affronterà ora la minaccia terrorista sul territorio turco? Erdogan non sta indebolendo solo l’opposizione, ma anche se stesso.

 

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