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Giorni cruciali

Tunisia: governo di unità nazionale a rischio?

L'anniversario della 'rivoluzione' rischia di celebrarsi in una crisi sociale e politica

Tunisia's prime minister Youssef Chahed attends a press conference with France's president Francois Hollande, following their meeting at the Elyse Palace in Paris, France, Thursday, Nov. 10, 2016. (AP Photo/Francois Mori)
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‘Al-Sahrk al-Awsat‘ giornale saudita stampato a Londra, in concomitanza con l’apertura della conferenza ‘Tunisia 2020, volta al sostegno allo sviluppo economico, sociale e sostenibile della Tunisia, ha lanciato l’allarme sulla tenuta del Governo tunisino. Tutte le forze politiche hanno alzato i toni del dibattito in vista della discussione del bilancio 2017 dello Stato, mentre i sindacati hanno minacciato uno sciopero generale malgrado gli appelli del Primo Ministro all’unità nazionale. L’alleanza di Governo starebbe per spezzarsi, e le forze islamiste potrebbero sfruttare la situazione per indebolire i partiti laici screditandole presso l’opinione pubblica, in particolare sulla capacità di tenuta della sicurezza, oltre che usando l’arma della crisi economica.

La Tunisia festeggerebbe così, afferma il giornale, il sesto anniversario della rivoluzione dei gelsomini in una crisi sociale senza precedenti nella sua storia. Il Paese, in effetti, sprofonda sempre più nelle difficoltà economiche e finanziarie con una crescita irrisoria e investimenti diretti stranieri che nel 2016 hanno registrato un calo del 7,6% rispetto al 2010″, anno in cui ebbero inizio le manifestazioni che poco dopo, a gennaio 2011, portarono alla deposizione dell’ex presidente tunisino Zine El-Abidine Ben Ali.

I giovani che erano scesi in piazza a chiedere, nell’ultima fase dell’era di Zine al-Abdine Ben Ali, riforme e cambiamenti, non si aspettavano che, dopo sei anni, arrivassero nuovi movimenti sociali e politici che chiedessero la deposizione del regime, le dimissioni di alcuni ministri e lo stop del governo di unità nazionale. Si tratta di movimenti anomali, perché vi partecipano migliaia di avvocati, medici e farmacisti, e chiedono le dimissioni del Ministro della Finanza e di alcuni consiglieri del Primo Ministro. Nel frattempo, migliaia di universitari continuano a organizzare manifestazioni nel centro della capitale Tunisi, e in altre città, con il sostegno dei sindacati degli insegnanti, e puntano a far cadere Naji Jelloul, Ministro dell’educazione, e con lui la proposta del cambio del regime educativo.

La situazione però si è aggravato con il proseguimento di minacce di scioperi generali e sit-in dei lavoratori per protestare contro il deterioramento della capacità d’acquisto, le condizioni di vita e le politiche di austerità. Se da una parte si parla di successo del ‘Congresso Internazionale’ sugli investimenti, che si dovrebbe concludere oggi, vi sono indicatori che portano ad una rottura finale fra governo e sindacati. Anzi, alcuni esperti, tra i quali l’ex Ministro e Consigliere del Primo Ministro al-Habib al-Kcho, sostengono che la crisi potrebbe svilupparsi e diventare più pericolosa nel caso in cui i sindacati annuncino la rottura del ‘contratto sociale’, firmato con il governo e gli industriali nel 2013 al fine di garantire la pace sociale.

Malgrado l’elogio dei politici e dei leader dei dei due principali partiti al successo delle riforme, avviate dal governo di Yussef al-Shahed, gli indicatori portano a credere che siamo di fronte ad una rottura tra i sindacati e il governo. A crederlo anche Hussein al-Abbassi, Segretariato generale dell’Unione Tunisina del Lavoro. In realtà, nessuno prevedeva alcune settimane fa che le minacce dei lavoratori sarebbe sfociata con uno sciopero generale, qualora il governo non avesse risposto alle loro richieste, tra le quali quelle, presentate dallo Stato l’anno scorso al FMI, di sospendere l’assunzione di funzionari statali e l’aumento degli stipendi. Quelle promesse erano state fatte in cambio di una promessa del FMI di fornire alla Tunisia un credito di tre miliardi, che impedisse in sostanza il fallimento. Inoltre, i tunisini non prevedevano che i sindacati aumentassero le loro pressioni sul governo e sulla presidenza proprio in concomitanza di ‘Tunisia 2020’.

Diversi i Paesi che, vista la situazione, hanno mancato di partecipare all’appuntamento, fra cui la Francia. E i media si sono scagliati sui ‘rivoluzionari’, che, a detta loro, hanno fatto perdere al Paese un’opportunità preziosa, che veniva definita da molti come il Piano Marshall per la Tunisia.

I rappresentanti dell’opposizione, alla luce dell’ultima seduta pubblica del Parlamento, a margine della discussione del bilancio dello Stato del 2017, hanno affermato che il governo di Yussef al-Shahed è senza una maggioranza politica. Ed emerge che solo al-Shahed e Lamia al-Zraybi, Ministro delle finanze difendono il nuovo progetto di legge di Finanza con le nuove misure che hanno provocato la rabbia dei sindacati. Nel frattempo, Naji Jelloul, Ministro dell’educazione e leader nel partito del Presidente, giustifica l’assenza di solidarietà nella squadra di governo col fatto che «ogni ministro è responsabile del suo settore».

Le parti politiche e sindacali chiedono che il governo attuale cambi all’inizio del nuovo anno, e sostengono che lo Stato avrebbe bisogno di ‘un governo di salvezza nazionale’, capace di trattare coraggiosamente e chiaramente le sfide economiche e di sicurezza, alla luce dei dati che mostrano un aumento della corruzione, del contrabbando, del crimine organizzato e delle droghe. Alcuni leader dell’opposizione, tra i quali Mohamed Abbo, ex Ministro, e Ghazi al Shouashi, leader della corrente democratica, chiedono le dimissioni del governo di al-Shahed, accusandolo di adottare alleanze fragili tra parti politiche e sindacali e di adottare politiche contraddittorie. La parlamentare Samia Abbo ha accusato il Primo Ministro e la sua squadra di negare «le richieste dei giovani della rivoluzione e della classe media e bassa». Inoltre la maggior parte dei deputati dell’opposizione, che partecipano al governo, hanno rivolto gravi critiche all’azione governativa, dichiarandola responsabile delle difficoltà attuali in campo economico e sociale e di attuare riforme efficaci in questi campi. Basti vedere l’aumento del deficit di bilancio dello Stato e la diffusione di disoccupazione, povertà, e degrado sociale.

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