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TRUMPolitica ambientale

Il magnate ritratta alcune delle sue opinioni espresse in campagna elettorale, ma resta un'incognita

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«Costruirei una grande muraglia – e nessuno ne costruisce meglio di me, credetemi – la costruirei a costo ridotto. Costruirei una grande, grandissima muraglia sul nostro confine meridionale, e farei pagare il Messico per quella muraglia. Segnatevi le mie parole». E in parecchi se le sono segnate! Furono pronunciate da Donald Trump alla Trump Tower di New York il 16 Giugno 2015 durante il discorso in cui annunciò la sua candidatura alle elezioni come Presidente degli Stati Uniti, carica che ora si trova a ricoprire.
La frase ha suscitato sdegno: i muri sono un chiodo fisso nella testa di chi aspira a dividere, sono l’alibi di chi non sa governare, non sa gestire conflitti, non sa relazionarsi e, sempre più spesso, di chi si ispira a un’idea razzista della società.

Oltre a costituire una vergogna per la comunità umana, bisogna anche valutare il danno che la costruzione di questo muro recherebbe agli animali. Secondo quanto riportato dal Worldwatch Institute, la regione al confine fra Stati Uniti e Messico è un delicato ecosistema in cui vive il 31% delle specie animali in pericolo di estinzione che sopravvivono grazie a migrazioni e accoppiamenti. Uno di questi animali da tutelare è il Road Runner, che ricordiamo come Beep Beep di Wile E. Coyote; poi ci sono i puma, le pecore Bighorn del deserto, i giaguari, gli orsi neri e gli ocelot. Gli animali sono suscettibili a ogni infrastruttura creata dall’uomo: confini artificiali di ogni forma e dimensione, autostrade, gallerie, ferrovie, ponti. Nel 1880, nella Antelope Valley in California, decine di migliaia di antilopi morirono perché incapaci di attraversare i binari appena posati. Un muro di confine blocca il movimento della fauna selvatica, distrugge gli habitat, può interrompere l’impollinazione, deviare i corsi d’acqua; anche il cactus Saguaro, pianta simbolo del cinema del Sud-ovest americano, sarebbe sacrificata con la costruzione del muro. Il principio più importante nella conservazione della biodiversità sta nella necessità di lasciare intatto il maggior numero di ecosistemi.

Ma i problemi per gli animali non finiscono davanti a un muro. Trump è un irriducibile consumatore di carne. E’ una sua creazione la ‘Trump Steaks‘, marchio di bistecche alla cui pubblicità ha voluto sempre affiancare la propria immagine sorridente: c’è poco da sorridere perché il marchio, nato nel 2007, ha chiuso i battenti dopo soli due mesi. Cattive notizie anche per gli animali da allevamento: il neo-presidente si è dimostrato convinto difensore degli allevamenti intensivi tanto da volerne vietare le investigazioni interne che hanno permesso di smascherare i peggiori orrori immaginabili. Trump è anche un fervente sostenitore dell’attività venatoria, definita “un passatempo non diverso dal golf”. Hanno fatto molto discutere le fotografie pubblicate sul web ritraenti i due figli Eric e Donald Jr accanto a trofei di caccia: leoni, leopardi, gazzelle, elefanti, salmoni, alligatori. Papà Donald li ha addirittura definiti “eccellenti tiratori”. Fu Trump a difendere pubblicamente Walter Palmer, il dentista che uccise il leone Cecil: una vicenda che suscitò sdegno in tutto il mondo per la crudeltà che la caratterizzò.

Negli Stati Uniti esultano le associazioni dei cacciatori e degli amanti delle armi. Ecco come commenta a caldo l’elezione di Trump il direttore esecutivo della National Rifle Association, Chris W. Cox: «A nome della National Rifle Association (NRA), con cinque milioni di membri e decine di milioni di sostenitori, la NRA si congratula con il presidente eletto Trump per la vittoria molto combattuta. Gli elettori hanno inviato un messaggio forte e chiaro, sul fatto che i nostri diritti sulle armi non sono in vendita. (…) Di fronte alle minacce contro le loro libertà costituzionali, i soci NRA e i loro sostenitori hanno permesso di eleggere un presidente pro armi. (…) Un ringraziamento speciale ai membri NRA e ai sostenitori che hanno fatto la differenza in questa importante elezione. La libertà ha segnato un’altra vittoria a causa dei vostri sforzi.» In effetti, durante la campagna elettorale, le associazioni di cacciatori, pescatori e appassionati di tiro, si sono unite per appoggiare l’elezione di Trump. In America è proprio il Presidente a nominare i dirigenti del ‘Fish and Wildlife Service‘, del ‘Bureau of Land Management‘ e del Servizio Forestale le cui posizioni influenzano caccia e pesca, accesso alle terre federali, gestione delle popolazioni, sfruttamento delle risorse naturali. Il Fish and Wildlife Service degli Stati Uniti gestisce diversi miliardi di dollari ogni anno provenienti dalle tasse degli sportivi.

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2 commenti su “TRUMPolitica ambientale”

  1. Francarita scrive:

    Purtroppo stanno venendo alla ribalta, e non solo negli USA, personaggi terribili che non hanno alcun rispetto verso la vita del Pianeta e dei suoi legittimi abitanti.
    A volte basta guardare come camminano, come si vestono, come si pettinano, come si comportano per comprendere la loro pericolosità globale.

  2. Paola Re scrive:

    Ti sei scordata di scrivere COME MANGIANO! Immaginati una cena di gala alla Trump Tower. Ci sarebbe solo da piangere.

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