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USA 2016

Trump Presidente perchè l’America è cambiata

Intervista al giornalista Giampiero Gramaglia, ex direttore dell'ANSA

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Martedì 8 novembre, a poche ore dall’apertura dei seggi, i sondaggisti d’America e d’Europa erano sicuri: Donald Trump rimane dietro di almeno due punti e mezzo rispetto a Hillary Clinton a livello nazionale, con la ex Segretario di Stato infuriosaavanzata dopo la chiusura dell’indagine FBI sull’Emailgate. Occhio, però, ai cosiddetti swing State, gli Stati in bilico, che portano tanti elettori necessari per diventare presidenti. E dopo una notte di exit polls, ecco arrivare, dura come un macigno, la realtà: Donald Trump è il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Insomma: ‘scusate, ci siamo sbagliati, tutti quanti’.
A guidare la Nazione più importante del globo il miliardario dalla lingua svelta e pungente, dalla dubbia moralità che ha raccolto il messaggio degli americani arrabbiati, insicuri e delusi dalle élite politica che fino a quel momento ha comandato, di cui Hillary è rappresentante.
Partito da outsider, ha avuto contro tutti i grandi centri di potere, la finanza, le lobby, i mass media. Ma è riuscito lo stesso, nonostante le accuse, ad andare avanti. Anzi, proprio le accuse si sono ritorte contro ai suoi avversari, che ha tritato uno ad uno. Sembrava impossibile, ma alla fine è successo.
Trump è il nuovo Presidente: perché? Cosa c’è dietro le sue idee? Che futuro aspetta l’America e il mondo? Lo abbiamo chiesto a Giampiero Gramaglia, una vita all”ANSA‘ di New York e poi alla Direzione dell’agenzia italiana più importante, dal 2006 al 2009,  editorialista de ‘Il Fatto Quotidiano‘, già Direttore Editoriale di ‘L’Indro‘, consigliere per le comunicazione dell‘Istituto Affari Internazionali e segretario generale dello European Press Club.

 

Direttore, Trump è stato molto più forte di quanto i sondaggi e i media abbiano previsto. Perché? Da dove deriva questa forza nascosta e perché è stata così sottovalutata la sua capacità di far presa sugli americani?

Innanzitutto sondaggi e media hanno sbagliato valutazione. La sorpresa del risultato elettorale in questo caso, come in quello della Brexit, è frutto di una inadeguatezza dei media e dei sondaggi a capire il fenomeno e a misurarne la portata. Ci si sorprende poi perché le cose vanno diversamente da quanto tratteggiato e misurato nella mente. Perché sottovalutato? Perché di fronte ad un cambiamento dell’orientamento dell’opinione pubblica o della percezione dei valori da parte dell’opinione pubblica, strumenti di misura tradizionali tarati su altri criteri o valori sono inadeguati, quindi si deve tarare lo strumento alla nuova situazione: ma se si usa il vecchio strumento, non si può avere la percezione giusta.

Trump ha rappresentato la ‘pancia’ degli USA?

Sì, ma è uno dei criteri che porta a sottovalutare il fenomeno. Basta un discorso intelligente che la pancia si rimetta al servizio del padrone. Evidentemente non basta questo, perché se uno intercetta la pancia, deve riuscire anche a parlare alla testa. Non ho una spiegazione a ciò che è successo e perché. A me pare assurdo che un personaggio come Trump arrivi a fare il Presidente, ma anche che arrivi ad essere un candidato e anche aspirante alla candidatura. Possiamo solo constatare che noi non abbiamo capito il suo fenomeno.

Perché Hillary Clinton non piace agli americani? Perché ha fallito?

Non è mai piaciuta la Clinton. In una civiltà in cui la competenze, l’esperienza, la conoscenza sono valori, la Clinton può non piacere ma vede riconosciute queste qualità. Ma lei non è empatica, simpatica, non ha la battuta pronta, non si mette in sintonia con il suo pubblico, non mostra di condividere ansie e paure di chi incontra, ma ha competenze, esperienza, conoscenza dei problemi. A fronte di questo conta di più, evidentemente, la percezione che il tuo interlocutore capisce i tuoi problemi, anche se poi ne è lontano mille miglia.

Anche il Partito Democratico ha fallito dunque.

Il Partito Repubblicano si è trovato con un candidato che non voleva, che ha fatto di tutto per non farlo diventare candidato Presidente, ma lo ha avuto ed è stato portato avanti da elettori che normalmente non votavano repubblicano, nel senso che non votavano proprio, o blue collars che prima votavano democratico ma che non hanno votato repubblicano ma la persona, Trump. Dire che il Partito Repubblicano ha colto nel segno e che quello Democratico non ha capito niente è sbagliato. Il partito Repubblicano ha fatto di tutto per non avere questo Presidente, i democratici hanno pensato che questo candidato fosse un regalo per arrivare alla Casa Bianca. Non c’ha azzeccato nessuno dei due. E’ la vittoria di nessuno. Trump non è stato votato dai Repubblicani, forse solo in parte: è stato votato dai populisti di parte e dagli evangelici, e una parte del bacino democratico deluso dalla Clinton.

Viene da chiedersi allora se Bernard Sanders sarebbe stato più efficace della Clinton nella lotta contro Donald Trump

Non credo. Forse avrebbe intercettato di più Sanders il voto dei giovani rispetto a Hillary, ma avremmo contrapposto due rabbie: da una parte quella più accattivante per la classe media, i blue collars, che vogliono sentirsi dire che riavranno i loro posti di lavoro come se il mondo tornasse indietro di vent’anni, un po’ come in Italia o in Europa quelli che vogliono tornare a prima dell’Euro, come se si passasse immediatamente dal Paradiso perduto all’Eden. Quel messaggio era ed è più forte di Sanders, che era comunque elaborato con strategie economiche che però non promettevano all’età dell’oro.

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