Politica News

Problemi

Trump, il Dodd-Frank Act e i ‘bloody minerals’ del Congo

L'abrogazione dell'atto porterà le multinazionali Usa a comprare minerali sotto controllo dei miliziani

dodd-frank act
Advertising

Kampala – Venerdì 3 febbraio il Presidente Donald Trump ha firmato due direttive presidenziali per smantellare la legge Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act, comunemente definita Dodd-Frank Act. La legge federale fu firmata dal presidente Barak Obama il 21 luglio 2010 per regolare il mercato finanziario americano impazzito a causa del network mondiale della speculazione finanziaria (Pirate Finance) e dalla montagna di ‘bad loans’, debiti insolvibili elargiti con spensieratezza ad aziende e privati cittadini. Nel 2009, quando il sistema finanziario americano si avvicinò al collasso, si scoprì che i bad loans rappresentavano circa il 40% dei crediti elargiti dai vari istituti finanziari. Ogni banca era pienamente consapevole che i crediti elargiti con estrema facilità non erano recuperabili fin dal inizio ma rappresentavano un mercato finanziario parallelo di compravendita dei debiti. Un’altra geniale idea dei Wall Street Woolfs (i lupi di Wall Street) per generare profitti dal nulla.

Il Dodd-Frank Act, nella sezione della legge dedicata alla tutela dei consumatori, impediva l’acquisto di minerali estratti da zone di guerra. Il capitolo fu inserito sotto pressione delle associazioni in difesa dei diritti umani per bloccare la scandalosa vendita di minerali provenienti dalle zone sotto controllo di guerriglie al est della Repubblica Democratica del Congo. La legge è stata combattuta per anni dagli istituti finanziari e dalle multinazionali della IT e New Economy tra le quali: HP, Dell, Compaq. A distanza di un anno dall’entrata in vigore del Dodd-Frank Act le esportazioni illegali di minerali congolesi diminuì dai 380 milioni di dollari ai 185 milioni per anno.

Coltan, oro e altri minerali preziosi sono presenti in quantità inimmaginabili nelle province congolesi del est: Nord Kivu e Sud Kivu. Questi minerali sono sotto il controllo della famiglia del Presidente Joseph Kabila e di vari gruppi armati autoctoni (raggruppati sotto la sigla Mai Mai) e stranieri. Lo sfruttamento illegale dei minerali congolesi è stato possibile grazie ad una alleanza non ufficiale tra la Famiglia Kabila, i gruppi armati presenti al est, multinazionali americane ed europee. Questi minerali dalla straordinaria resistenza al calore, vengono normalmente utilizzati in vari settori industriali: dalla produzione di smart phone, computer, tablet alla realizzazioni di delicata strumentazione ad alta precisione per la NASA e le industri aeronautiche e spaziali europee, russe e cinesi. L’est del Congo ospita il 75% delle riserve mondiali di questi minerali.

L’accordo ‘mafioso’ è semplice quanto funzionale. Il governo di Kinshasa evita ogni seria operazione militare contro i gruppi armati presenti al est. Questi si occupano di estrarre e vendere i minerali preziosi presenti nelle aree sotto il loro controllo. I profitti vengono divisi 60% alla Famiglia Kabila e 40% al movimento armato che può ricevere anche la richiesta ufficiosa di difendere in nome del governo di Kinshasa parte del territorio nazionale contro eventuali ribellioni tutsi congolesi supportate da Uganda e Rwanda. Una richiesta per la prima volta sottoposta ai gruppi congolesi Mai Mai e ai terroristi ruandesi nel 2002 in piena Seconda Guerra Pan Africana) per controbilanciare l’inefficienza dell’esercito nazionale: ‘Forces Armees de la Republique Democratique du Congo – FARDC‘ spesso non pagato, non ben armato e sotto controllo di Generali e Colonnelli corrotti e criminali.

Dal 2002 al 2009 la Famiglia Kabila ha creato un complicato network nelle zone di conflitto al est del Congo che coinvolge diversi attori congolesi, regionali, americani ed europei. Il principale gruppo armato che approfitta di questo immenso business sono i terroristi ruandesi ‘Force Democratique pour la Liberation du Rwanda – FDLR‘, milizia create dalla Francia nel 2000. Le FDLR sono composte da ex soldati del regime del Presidente Juvenal Habyrimana e dalle milizie Interahamwe, responsabili di 1 milioni di morti nel Rwanda 1994. L’obiettivo politico militare delle FDLR è di riconquistare il Rwanda e imporre il regime HutuPower che regnò per quasi trent’anni. Regime autore del genocidio e sconfitto dalla guerra di liberazione portata avanti dal Rwanda Patriottic Front guidati dall’attuale presidente Paul Kagame. Ancora oggi le FDLR sono in favore di uno sterminio totale della minoranza tutsi ruandese per restaurare un governo ‘democratico‘ sotto esclusivo controllo degli estremisti HutuPower.

Grazie al traffico illegale di minerali al est del Congo, le FDLR sono riuscite a sopravvivere per 17 anni, controllando vaste aeree nel Nord e nel Sud del Kivu e comprando un pericoloso arsenale militare. La forza di questo gruppo terroristico è valutata sui 12.000 uomini (1.200 secondi i dati forniti dalle Nazioni Unite; 4.500 secondo quelli forniti dal governo ruandese). La maggioranza dei miliziani è reclutata da giovani disoccupati congolesi senza futuro nemmeno nel settore informale. Nuove reclute ora giungono dalla milizia nazista burundese Imbonerakure. Dal 2002 le FLDR hanno tentato (senza riuscirci) 8 volte di invadere il Rwanda. L’ultima nel aprile 2014: Operazione Umudendezo.

Il contingente ONU di pace in Congo MONUSCO nel 2012 ha firmato un patto militare segreto con le FDLR per sconfiggere la ribellione Banyarwanda Movimento 23 Marzo comunemente noto sotto la sigla: M23, sostenuto da Uganda e Rwanda. Il Commando Generale delle FLDR è ubicato a Goma (capoluogo della provincia del Nord Kivu) a 2 km di distanza dal Quartiere Generale per l’Est della MONUSCO. Nonostante la campagna militare contro questi terroristi lanciata nel 2015 da Kinshasa, negli ultimi mesi Leader militari e politici FDLR sono stati visti a cenare presso i migliori ristoranti e hotel di Goma in compagnia di Generali congolesi, esperti militari francesi e Ufficiali della MONUSCO.

Native Advertising

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>