mercoledì, giugno 20

Trump: fuori Tillerson, dentro Pompeo Caso Skripal: ultimatum alla Russia della GB, ma Lavrov avvisa: 'Londra dovrebbe rispettare i suoi obblighi internazionali'

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Donald Trump colpisce ancora: fuori Rex Tillerson, al suo posto come segretario di Stato il direttore della Cia, Mike Pompeo. Il presidente ha annunciato via Twitter il licenziamento di Tillerson, presentando poi alla guida della Cia Gina Haspel.

Trump ha poi affermato di aver preso da solo la decisione di licenziare il segretario di Stato, aggiungendo che Tillerson «ora sarà molto più contento»: «Non ci trovavamo d’accordo su alcune cose. Sull’accordo iraniano non la pensiamo allo stesso modo». Ma non era l’unico punto in cui i due erano in disaccordo.

L’addio di Tillerson arriva il giorno dopo il siluramento di John McEntee, assistente personale del presidente, licenziato per una non meglio specificata questione di sicurezza. McEntee era uno dei collaboratori di più lunga data del tycoon, con cui aveva lavorato sin dai primi giorni della campagna presidenziale.

Altro tema caldo è quello dell’avvelenamento dell’ex spia russa Serghei Skripal e di sua figlia, avvenuto in Gran Bretagna. La Russia non ha nulla a che fare con il caso e non risponderà all’ultimatum del Regno Unito sino a che Londra non le darà accesso alle analisi sulla componente tossica, ha affermato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, che ha sottolineato che la Russia ha «inviato una richiesta ufficiale di accesso a questo composto in modo che i nostri esperti possano testarlo in conformità con la Convenzione sulle armi chimiche». Finora, ha detto, «la richiesta è stata ignorata. Invece di lanciare ultimatum, Londra dovrebbe rispettare i suoi obblighi internazionali».

Per quanto riguarda l’ultimatum, questo era stato formulato poco prima dal ministro degli Esteri, Boris Johnson, secondo cui «la Russia deve spiegare entro mezzanotte come è capitato che un agente nervino novichok sia stato usato nel Whiltshire e divulgare pienamente le informazioni su tali sostanze all’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche. Nel frattempo stiamo parlando con i nostri amici e partner per spiegare loro ciò che vediamo come un’alta probabilità di coinvolgimento di un’agenzia di Stato russa e siamo molto incoraggiati finora dalla forza del sostegno e della solidarietà che abbiamo ricevuto».

Tra questi quelli degli Usa, prima con Tillerson ne poi con lo stesso Trump, che ha affermato: «A me sembra che sia coinvolta la Russia, in base a tutti gli indizi che hanno». Mentre dopo Emmanuel Macron, sono arrivate anche le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans: «Se del gas nervino fosse stato utilizzato attivamente contro civili in uno dei nostri Stati membri, la questione dovrebbe essere affrontata da tutti noi e non lasciata alla premier May e al governo britannico. E’ una responsabilità collettiva europea. Credo che il Consiglio europeo dovrebbe esprimere in termini chiari la sua piena solidarietà alla popolazione e al governo britannico nell’affrontare la questione . E’ di estrema importanza che i responsabili di quanto accaduto vedano chiaramente che c’è una solidarietà europea inequivocabile e molto forte».

La polizia e i servizi segreti dell’MI5 intanto compiranno nuovi accertamenti sulla morte negli ultimi anni nel Regno Unito di 14 persone, russe o legate in qualche modo alla Russia, sulle cui circostanze sono stati in passato sollevati dubbi. Ad affermarlo la ministra dell’Interno britannica Amber Rudd, secondo cui le nuove verifiche prenderanno in considerazione i sospetti di chi ipotizza che dietro queste morti possano nascondersi tentativi di omicidio commissionati dai servizi segreti di Mosca o da gruppi mafiosi. «Il governo prende sul serio ogni sospetto di coinvolgimento di uno Stato straniero in omicidi sul suolo del Regno Unito. E nelle settimane a venire io voglio essere sicura che tali sospetti siano davvero nulla più di questo: la polizia e l’MI5 collaboreranno per raggiungere questo obiettivo», ha scritto in una nota.

Andiamo in Siria, perché l’esercito turco ha iniziato l’assedio di Afrin, l’enclave curda nel nord-ovest del Paese contro cui conduce un’offensiva militare dallo scorso 20 gennaio. Ankara sostiene di aver preso il controllo di alcune ‘aree critiche’ della città. Secondo il governo turco poi più di metà dell’intera Afrin sarebbe già finita sotto il controllo degli assedianti, mentre migliaia di civili da ore sono in fuga verso zone in mano ai governativi nella provincia di Aleppo e le altre aree controllate dai curdi del Pyd.

Intanto la Turchia, per bocca del ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, fa sapere che le relazioni con gli Stati Uniti sono vicine al punto di rottura, sottolineando come Washington abbia recentemente fornito armi ai curdi siriani.

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