lunedì, ottobre 23

Trump-Comey: immagine dello scontro istituzionale USA

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Ieri la tanto attesa deposizione di fronte al Senato statunitense dell’ex direttore dell’FBI, James Comey. E piovono dichiarazioni che, inevitabilmente, si ripercuotono sullo stesso Donald Trump che proprio il 9 Maggio scorso aveva dato il ben servito all’allora numero 1 dell’FBI, proprio quando stava portando avanti l’indagine sui presunti rapporti tra amministrazione americana e russi. Il mondo è rimasto lì, immobile ed attento, ad ascoltare le parole di Comey, parole con un alto potenziale di rischio per aprire una strada (davvero) concreta verso l’impeachment. «Quando diventai direttore dell’FBI nel 2013, capii che sarei stato al servizio del Presidente», ha subito affermato Comey. «E capii che sarei potuto essere licenziato dal Presidente per qualsiasi motivo o per nessuno».

Ma i motivi addotti a sostegno del licenziamento non sono molto chiari allo stesso Comey che lo dichiara apertamente dinanzi al Senato. «Avevo la sensazione che qualcosa stava per accadere e capivo che dovevo stare molto attento. Ricordo che pensavo che ci potessero essere sviluppi inquietanti». Prima tanto apprezzato dallo stesso Trump e poi accusato di aver gestito male la vicenda delle e mail di Hillary Clinton. «LAmministrazione Trump ha scelto di diffamare me e lFBI, e ha mentito su di me e sull’FBI», ha sparato Comey «L’FBI è onesta. L’FBI è forte. E l’FBI è e sempre sarà indipendente», ha affermato un po’ provato ma risoluto.

«Non cè alcun dubbio che la Russia abbia interferito nelle elezioni americane. Ma ho fiducia che nessun voto sia stato alterato», ha detto, ribadendo le indiscrezioni ormai di dominio pubblico. «C’è stato uno sforzo massiccio da parte di Mosca di colpire le elezioni presidenziali americane e l’FBI seppe dei tentativi di hackeraggio da parte dei russi alla fine del 2015». Un tentativo di compromettere il processo elettorale, come spiega lo stesso. «Non sta a me dire se c’è stata ostruzione alla giustizia», risponde Comey affermando che Trump non gli ha mai ordinato in maniera esplicita di bloccare le indagini sul Russiagate e sull’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn. Sarebbe stato, quindi, lo stesso Comey ad avere male interpretato le parole di Trump come un ordine. E Trump «non era sotto indagine quando io ero direttore» ha precisato lo stesso.

La reazione della Casa Bianca alle dichiarazioni di Comey è arrivata fulminea. «Il Presidente non è un bugiardo». «Trump è soddisfatto che l’ex capo dell’FBI James Comey abbia confermato che il Presidente non è sotto inchiesta in alcuna indagine sulla Russia», fanno sapere. Anche il legale di Trump, Marc Kasowitz, non perde tempo e precisa che «Trump non ha mai suggerito all’FBI di mettere fine alle indagini su qualcuno». Per giunta, il Presidente non avrebbe mai «chiesto fedeltà» a Comey.

Il clima rimane più che teso e un’intesa tra le istituzioni americane sembra ancora lontana. Abbiamo chiesto a Daniele Scalea, analista geopolitico e direttore generale presso l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) di spiegarci come potrà evolvere ora la situazione americana.

Cosa comporterà in USA la deposizione di Comey?

Sicuramente andranno avanti ancora a lungo le polemiche relative a questi fatti. La possibilità che poi queste arrivino ad uno sbocco concreto, e l’unico sarebbe la deposizione di Trump, sono molto poche, nel senso che in questa deposizione non ci sono stati elementi altamente compromettenti. Si, ci sono elementi che potrebbero essere alla base di un’indagine per poi arrivare ad un’accusa di ostruzione alla giustizia, ma anche se si arrivasse a ciò, cosa già secondo me improbabile, bisognerebbe sempre passare per il Congresso che dovrebbe votare l’impeachment. Quindi, considerando che adesso il Congresso è a larga maggioranza repubblicana, è vero che nel mezzo potrebbero esserci le elezioni di medio termine e che potrebbero cambiare le cose, però, diciamo che sono tante cose improbabili che dovrebbero verificarsi tutte assieme.

In termini di sicurezza potrebbe succedere qualcosa?

Sicuramente la vittoria di Trump non è stata accolta molto bene da una parte della società americana, ci sono stati episodi di intolleranza e di violenza e continueranno ad esserci, ma non sono cose che mettono a rischio la stabilità del Paese.

Qual è l’effetto che potrebbe avere verso il resto del mondo?

La spada di Damocle in cui è intrappolato Trump  ha pochissime probabilità di arrivare ad un qualcosa di ‘formale’, anzi; Comey ha detto che non è mai stato sotto indagine ufficiale da parte dell’FBI. Però, è sempre una cosa che indebolisce l’autorevolezza, perché, per quanto poco probabile, Trump potrebbe essere messo in stato di accusa nei prossimi anni o, comunque, anche se non si arrivasse a questo, la sua autorevolezza potrebbe essere messa in seria discussione. Non è solo questione di opinione pubblica, ma è anche questione della sua capacità di controllare gli apparati. Una delle cose che Comey ha ammesso apertamente è che sono state fatte filtrare informazioni riservate alla stampa per il tramite di alcuni amici professori universitari. Il senso è che se sono filtrati anche dei dettagli della conversazione di Trump ed altro, sostanzialmente, significa che il sistema di sicurezza e di informazioni americano adesso è un po’ un colabrodo. E non solo per le cose che riguardano Trump. Pensiamo, ad esempio, a ciò che è successo con gli inglesi in merito alle indagini antiterrorismo; non è che possano essere considerati massimamente affidabili. Questo perché c’è qualcosa dietro il sistema che non funziona o che qualcuno non vuole far funzionare, evidentemente, anche degli scontri interni istituzionali che poi sfociano in risultati come questo, cioè informazioni che dovrebbero rimanere gelosamente custodite, vengono continuamente messe sulla stampa. Questo, chiaramente, mette in imbarazzo anche gli interlocutori esterni perché non sanno quali cose possono dire o meno.

Crede che faccia esplodere maggiormente la non capacità di Trump di mantenere il Paese?

Secondo me non ci saranno effetti catastrofici anche perché vedo sempre dei fortissimi parallelismi con la vicenda di Silvio Berlusconi in Italia e visto che, fino ad ora, le analogie hanno sempre più o meno tenuto, credo che possano tenere anche su questo. Il fatto che a Berlusconi siano state fatte accuse gravissime e che è stato messo sotto processo, ha aumentato la base di supporto intorno a lui, un supporto che ha visto tutto come un accanimento giudiziario ed un tentativo di delegittimare, non solo la figura del Presidente, ma, soprattutto, dell’elettorato che rappresentava;  quindi, non mi stupirebbe se anche negli USA tutto questo faccia paradossalmente acquistare consensi a Trump e, quantomeno, rendere più solido e fedele quel consenso che l’ha portato alla Presidenza.

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