giovedì, settembre 21

Trump alla ‘difesa dell’Occidente’

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Come era prevedibile, i media hanno dato grande risalto al G-20, in particolare all’attesissimo incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin, protrattosi per ben due ore a fronte dei 45 minuti previsti. Voci di corridoio affermano che i due abbiano discusso della preoccupante congiuntura strategica venutasi a creare, e trovato un terreno comune di dialogo per la risoluzione di alcuni dei grandi problemi odierni, dalla crisi siriana a quella ucraina, dal Russiagate alla Corea del Nord.

Ben poca attenzione è stato invece riservata alla visita di Trump in Polonia dello scorso 6 luglio, nel corso della quale il presidente ha pronunciato un discorso molto aggressivo nei confronto della Russia ed attribuito il patrocinio statunitense all’Iniziativa dei Tre Mari, la quale si propone di interconnettere in un unico blocco geopolitico i Paesi che si estendono lungo l’area geografica compresa tra Mar Baltico, Mare Adriatico e Mar Nero (nella fattispecie, Polonia, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania ed Ungheria). Il progetto trae palesemente ispirazione dalle idee di Józef Piłsudski,il maresciallo generalmente considerato padre della nazione polacca che nei primi anni ’20 del XX Secolo si espresse a favore dell’Intermarium, vale a dire una confederazione (Międzymorze)  tra Polonia, Lituania, Ucraina e Russia Bianca dotata della forza sufficiente a resistere alla pressione politica e militare esercitata dai potenti e ingombranti vicini, vale a dire Germania e Russia.

All’epoca, la visione di Piłsudski riuscì a farsi rapidamente strada grazie al tracollo degli imperi centrali usciti sconfitti dalla Prima Guerra Mondiale e dal collasso dell’Impero Russo sotto l’urto bolscevico. L’instabilità in cui il ‘vecchio continente’ era piombato per effetto della Grande Guerra indusse il maresciallo a lanciarsi in una serie di guerre rivolte ad imporre l’egemonia politica e culturale della Polonia in tutta l’Europa orientale, ma la reazione militare della Russia e la fortissima resistenza delle popolazioni coinvolte ai tentativi di assoggettamento polacchi scompaginarono radicalmente i suoi piani.

Attualmente, sono proprio lo strapotere tedesco nell’ambito dell’Unione Europea e la crescente assertività della Russia di Putin ad aver restituito credibilità al disegno di Piłsudski, favorito peraltro dai difficili (a dir poco) trascorsi che la Polonia ha avuto con i propri vicini e dalla profonda volontà di rivalsa nei confronti del passato che rimane molto presente all’interno dei confini nazionali. I cittadini polacchi non hanno mai dimenticato le mutilazioni territoriali subite nella seconda metà del ‘700, le sanguinose insurrezioni contro la Russia del XIX Secolo, il patto Molotov-Von Ribbentrop in base al quale Unione Sovietica e Germania concordarono la spartizione del Paese ed episodi particolarmente efferati come la strage di Katyn, i quali contribuiscono in a rinfoltire costantemente la corrente, interna ma trasversale, per la quale Russia e Germania rimangono i nemici di sempre.

Il partito russofobo ed euroscettico Prawo i Sprawiedliwość (Pis, ‘Diritto e Giustizia’) guidato da Beata Szydło, Jarosław Kaczyński e Andrzej Duda ha conquistato il governo ammiccando proprio a questo blocco sociale ed alimentando sistematicamente il furore anti-russo e anti-tedesco presente nella popolazione polacca. Inoltre, come osserva lo storico ed ex diplomatico Sergio Romano: «i maestri delle scuole polacche non hanno mai smesso di ricordare agli alunni che la loro patria nel corso della storia è stata tradita, umiliata, crocifissa. Il clero cattolico ha recitato la sua parte facendo della Polonia il baluardo della fede di Roma contro quella di Bisanzio. Quando diceva che lEuropa, dopo la morte del comunismo, avrebbe respirato con i due polmoni dellOvest e dellEst, Giovanni Paolo II lasciava comprendere che era giunto il momento in cui i cristiani del grande scisma si sarebbero infine riunificati sotto la guida di un prete polacco. Questa storia, che i polacchi non smettono di raccontare a se stessi da qualche secolo, ha influito sulle loro scelte politiche».

Ed infatti, nei casi in cui hanno avuto mano libera, come è accaduto dopo entrambe le guerre mondiali, i governi di Cracovia prima e di Varsavia poi hanno quasi sempre ceduto alla tentazione di puntare alla riconquista del potere perduto nelle regioni (come la Galizia e l’area baltica) che secoli prima rientravano nella sfera dinfluenza polacca. Successivamente, sono entrati a far parte dell’Unione Europea nella convinzione che il grande alleato statunitense avrebbe intercesso per loro convincendo i Paesi del ‘vecchio continente’ a considerare la Polonia una potenza regionale di grande rilievo, alla quale era doveroso offrire concessioni che riparassero, seppur parzialmente, i torti subiti in passato. Per la Polonia, come per i Paesi dell’area baltica, lalleanza con gli Usa è quindi molto più importante di quella con Bruxelles e Strasburgo.

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