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Trump al lavoro sulla sua squadra

Molti gli amici e i nomi dal mondo degli affari vicino al Presidente

Pre -Brief. Oval. Cabinet Meeting. Cabinet Room.
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Messa da parte l’euforia, lo staff del nuovo Presidente è al lavoro per organizzare il processo di transizione fra la presidenza uscente di Barack Obama e quella futura di Donald Trump. Saranno giorni cruciali da qui al 20 gennaio, giorno in cui Trump si insedierà alla Casa Bianca con una cerimonia alla quale parteciperà anche il suo predecessore.

Assistito dal suo team per la transizione, che è guidato dal governatore del New Jersey Chris Christie, Trump dovrà prepararsi a individuare i nomi per riempire almeno 4mila posti di nomina politica, mille dei quali avranno bisogno dell’approvazione del Senato. Secondo l’organizzazione no profit Center for Presidential Transition (CPT), che ha già lavorato con i team della Clinton e di Trump, l’ideale è che entro il Thanksgiving Day (il 24 novembre) Trump abbia già scelto i principali 50 nomi, con i membri del gabinetto e il suo capo dello staff. 

Entro la fine di dicembre vanno poi inviati al Senato i nomi da confermare, in modo da sveltire i tempi. Malgrado la maggioranza repubblicana in tutte e due le Camere, Trump dovrà stabilire un buon rapporto con il Congresso per garantire l’approvazione delle nomine e il sostegno alle prime misure che vorrà prendere da Presidente. In questo potranno essere d’aiuto le buone relazioni coltivate dal suo vice, Mike Pence.

Come futuro comandante in capo delle Forze Armate, Trump dovrà anche prendere confidenza con i principali dossier di politica estera e sicurezza. Durante la campagna elettorale, come è d’uso, i candidati hanno ricevuto dei briefing dei servizi, ma ora questi saranno giornalieri e molto più approfonditi. Ci si aspetta anche che Trump e il suo team sulla sicurezza partecipino ad una ‘esercitazione cigno nero’ per simulare la gestione di una grave emergenza.

Obama, che ha garantito una pacifica transizione, rispetterà sicuramente la tradizione d’invitare alla Casa Bianca Trump e la sua famiglia. Michelle porterà Melania a fare un giro della sua futura casa, mentre Barack avrà un colloquio privato con Donald. L’incontro servirà anche a preparare il trasloco del 20 gennaio, quando in sole cinque ore la Casa Bianca di Obama si trasformerà in quella di Trump, in una sorta di balletto organizzato nei minimi particolari. Sarà il primo grande test per lo staff che Trump avrà scelto per assisterlo nella White House. In passato la futura first lady si è sempre occupata dei dettagli del trasloco con il personale della Casa Bianca. Trump potrà anche decidere di cambiare la decorazione dello Studio Ovale.

Il secondo mandato di Obama si concluderà a mezzogiorno del 20 gennaio. Trump giurerà presso il Campidoglio, mettendo la sua mano sulla Bibbia e recitando la famosa formula: «Giuro solennemente che eserciterò fedelmente il mio compito di Presidente degli Stati Uniti, e che farò del mio meglio per preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti».
Washington si sta attrezzando da tempo per quella data: si stima che più di un milione di persone confluirà nella Capitale per assistere alla cerimonia.
Obama darà la ‘staffetta’ a Trump per poi lasciare Washington a bordo di un elicottero. Barack e Michelle continueranno a vivere in città ma come disse in un’intervista di circa due anni fa, il presidente uscente ha già chiara la prima cosa che farà quando formalmente lascerà la Casa Bianca: «Me ne andrò per un po’ su una spiaggia, a sorseggiare una noce di cocco».

Ma il lavoro più importante in assoluto è la scelta degli uomini che costituiranno la sua squadra. In primis, Trump dovrà nominare il capo di stato maggiore, scegliere poi un team di sicurezza nazionale e poi selezionare sue persone di fiducia per altri incarichi importanti tra cui i segretari di Stato, Difesa e Tesoro e il Procuratore generale, e via via tutti gli altri posti da definire.
Il magnate repubblicano, totalmente estraneo al mondo politico americano non ha attorno il tradizionale circolo di insider e “sponsor” da cui attingere per costruire la sua squadra. E’ probabile che Trump vada a pescare tra le fila del mondo industriale, tra gli attivisti conservatori e tra coloro che lo hanno sostenuto durante la campagna elettorale.
In quest’ottica, non sembra campata per aria l’ipotesi che vada a scegliere all’interno del settore privato: è per esempio noto all’interno del suo entourage che Trump ha preso seriamente in considerazione la scelta di Forrest Lucas, confondatore del gruppo di prodotti petroliferi Lucas Oil, come segretario al Territorio e Steven Mnuchin, che ha lavorato 17 anni per Goldman Sachs, come numero uno del Tesoro.
Altri papabili del ‘Trumpworld’, il mondo di Trump, potrebbero essere persone che lo hanno attivamente sostenuto durante la campagna elettorale, come l’ex speaker della Camera Newt Gingrich, l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani e il governatore del New Jersey Chris Christie. Ecco l’elenco completo dei possibili ministri, secondo Politico.

Segretario di Stato: Oltre a Newt Gingrich, che è stato uno dei pochi esponenti repubblicani a sostenere dalla prima ora Trump, vi sono altri candidati all’incarico più importante dell’amministrazione, come Bob Corker, il senatore del Tennessee che presiede la commissione Esteri. Ma è spuntato anche il nome di John Bolton, il neocon che odiava le organizzazioni internazionali, mandato da George Bush a rappresentare gli Stati Uniti all’Onu.

Segretario del Tesoro: Per questo incarico gli insider fanno solo il nome di Steven Mnuchin, dal momento che lo stesso Trump ha dichiarato l’intenzione di nominare l’ex banchiere di Goldman Sachs, ora presidente e Ceo di un investiment firm, che è stato il presidente finanziario della sua campagna.

Segretario della Difesa: Vengono indicati diversi possibili candidati, primo tra tutti il senatore dell’Alabama Jeff Sessions, che è stato consigliere di Trump durante la campagna. Si fanno poi i nomi dell’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale Stephen Hadley o l’ex senatore Jim Talent. Il principale consigliere di politica estera il generale Mike Flynn, ex direttore della Defense Intelligence Agency, sembra destinato all’incarico di consigliere per la Sicurezza Nazionale.

Attorney general: Per questa poltrona, che potrebbe essere cruciale se Trump intende veramente continuare la crociata giudiziaria contro Hillary Clinton per il Mailgate, si fanno i nomi di due figure di punta del team Trump, entrambi ex procuratori: l’ex sindaco di New York, Rudy Giuliani – in una posizione svantaggiata dopo che i suoi collaboratori sono stati condannati per lo scandalo del Bridgegate -, e il capo del transition team, Chris Christie.

Segretario alla Sicurezza Interna: Trump vuole mettere all’homeland security uno sceriffo vero e proprio, David Clarke, sceriffo afroamericano e ultra conservatore della contea di Milwaukee, che si è distinto alla convention di Cleveland con lo slogan ‘Blue lives matter’, nel senso delle vite dei poliziotti in divisa, in opposizione al movimento “Black Lives Matter”.

Segretario dell’Interno: Molti sono i nomi che si fanno per questa poltrona a riprova che sarà considerata fondamentale l’impostazione imprenditoriale che il tycoon intende dare alla sua Amministrazione. Accanto al nome del cofondatore della Lucas Oil, è spuntato anche quello del figlio di Trump, Donald jr. Secondo alcune fonti si è fatto anche il nome di Sarah Palin, che potrebbe essere così una delle poche donne ad entrare nell’Amministrazione Trump, pittoresco personaggio già candidata alle primarie repubblicane 2008.

Segretario alla Sanità: Da questa poltrona potrà essere lanciato, in accordo con il Congresso, l’attacco finale contro l’odiato Obamacare. Per questo Trump pensa ad una figura di spicco, e tra i nomi circola quello di Newt Gingrich, in alternativa al posto di segretario di Stato, del governatore della Florida Rick Scott e di Ben Carson, il medico afroamericano che è stato l’altro outsider della campagna delle primarie.

Una donna è la candidata al poltrona di ministro del Lavoro, Victoria Lipnic, che è stata vice segretario del dipartimento del Lavoro tra il 2002 e il 2009. Mentre per quella del Commercio vi sono diversi candidati, ovviamente provenienti dal mondo degli affari, come il miliardario Wilbur Ross, consigliere economico di Trump, ma anche esponenti repubblicani, come l’ex governatore del Texas Rick Perry.

Un petroliere miliardario è anche il principale candidato al Dipartimento dell’Energia: Harold Hamm, Ceo della Continental Resources dell’Oklahoma, amico personale di Trump. Per quanto riguarda i dicasteri che seguono le questioni sociali, Trump ha detto che intende ridurre il ruolo del dipartimento per l’Istruzione, se non abolirlo del tutto. Tra i pochi nomi che circolano quello di un analista dell’Hoover Institution, William Evers.

Un’agenzia che Trump ha detto di voler eliminare è l’Epa, il corrispondente del dipartimento dell’Ambiente, anche se recentemente ha corretto la posizione affermando che la manterrà ma rivoluzionandola. Ed il principale candidato a guidarla è Myron Ebell, analista del Competitive Enterprise Institute che è critico e scettico sul man-made global warming come causa dei cambiamenti climatici.

Nella scelta della squadra di Governo una difficoltà potrà essere attirare nomi di peso, dal momento che molti politici e capi d’industria lo hanno pubblicamente criticato, spesso duramente, nel corso dell’ultimo anno. Ciò detto, Trump è già da tempo attivo nella ricerca e, nelle ultime settimane, avrebbe intensificato email e telefonate per tastare il polso dei papabili.

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