sabato, dicembre 16

Togo: la cacciata di Mugabe fa ben sperare per quella di Gnassingbé Continuano in molte città del Paese le manifestazioni contro il Presidente, al potere da 12 anni

0
Download PDF

Continuano in molte città del Togo le manifestazioni contro il Presidente Faure Gnassingbé al potere da 12 anni, intenzionato a rimanerci ancora alcuni anni, dopo essere subentrato al padre rimasto alla guida del Paese per 38 anni.

L’impeachment dell’ultra novantenne Robert Mugabe, a capo dello Zimbabwe da 37 anni, fa ben sperare sull’esito della crisi politica che da agosto sta mettendo in ginocchio il Togo.

La repressione è stata finora l’unica risposta alle proteste. A giustificare il tutto è intervenuto lo stesso presidente Gnassingbé dichiarando che «il Togo è attualmente turbato da dimostrazioni affatto pacifiche e quindi autorizzate, ma al contrario estremamente violenti».

Gli arresti sono all’ordine del giorno e si contano almeno 16 vittime dall’inizio delle proteste. Un militante dell’Alleanza nazionale per il cambiamento (ANC) parla di ‘arresti arbitrari e torture’ e anche di scontri frontali tra sostenitori del partito al potere e quelli dell’opposizione.

L’esercito sembrerebbe costituire l’ago della bilancia, come è avvenuto in Zimbabwe. Il 9 novembre, il Presidente si era recato nel campo militare di Temedja, a circa 200 km a nord della capitale Lomé. L’opposizione era poi intervenuta in una conferenza stampa sollecitando l’esercito ad una presa di coscienza, tanto che il ministro della sicurezza e protezione civile togolese, Yark Damehame, ha pubblicamente annunciato, sabato 18 novembre, che mai l’esercito si schiererà con l’opposizione, colpevole di avere ucciso due militari.

Si è comunque iniziato a cercare un possibile dialogo per il superamento della crisi di Lomé. Una delegazione del Ghana ha incontrato martedì 14 novembre il Capo dello Stato e rappresentanti dei 14 partiti che costituiscono la coalizione dell’opposizione. Questi ultimi hanno tuttavia imposto alcune condizioni preliminari, quali la liberazione dei prigionieri politici e la revoca dello stato di assedio delle città di Sokodé, Bafilo e Mango nel nord del paese. Rimane comunque indiscutibile la richiesta di una norma che limita a due il numero massimo di mandati presidenziali, disposizione da rendere anche retroattiva per impedire a Gnassingbé di ricandidarsi.

Il presidente della Guinea, Alpha Condé, attualmente a capo dell’Unione Africana (UA), si dice pronto a risolvere la crisi del Togo e prevede un incontro tra le due parti a inizio dicembre. Per ora, non trapelano altre informazioni.

La crisi non ha solo creato tensioni e scontri, ha visto anche un significativo flusso di profughi che scappano a causa dell’instabilità politica del Paese. Nella sola giornata di giovedì 9 novembre, si sono registrati ben 200 togolesi richiedenti asilo nel vicino Ghana. Secondo il rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UHRC), ci sarebbero arrivati in Ghana più di 500 profughi. Una trentina sarebbero arrivati nel nord del Benin, ma non è ancora chiaro se queste persone siano fuggite dal Togo, mentre finora non ci sono notizie di rifugiati e richiedenti asilo arrivati in Burkina Faso.

Commenti

Condividi.

Sull'autore