mercoledì, settembre 19

Thailandia: il leopardo nero all’assalto di una azienda italiana Protesta con graffiti ed il logo del leopardo nero da parte di animalisti ma la presenza industriale italiana nel Paese è di tutto rispetto

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Alcuni supporter della pagina Facebook ‘Una chiamata per i Diritti degli Animali Thailandia‘ hanno svolto una manifestazione di protesta con la partecipazione di alcuni artisti che hanno eseguito delle opere di spray art dove hanno disegnato un leopardo nero sui muri di un negozio lungo la Phetchanburi Road. Si tratta della sede thailandese di una società italiana, la Italian-Thai Development PCL, il cui Presidente Premchai Karnasuta è accusato di bracconaggio nei confronti di specie animali protette, compreso un leopardo. Da qui la simbologia scelta. Martedì scorso, i titolari della sede locale della società hanno lasciato fare ed hanno consentito agli artisti in protesta di ‘decorare’ coi loro graffiti le pareti della sede almeno sulla parte esterna, cioé quella pubblica, senza esagerare con l’intervento della forza pubblica sia in presenza sia in assenza delle telecamere e dei cronisti giunti sul luogo della manifestazione. Una manifestazione che – in verità – s’è rapidamente trasformata in una specie di happening artistico.

La Italian-Thai Development Public Company Limited ITD è stata costituita il 15 agosto 1958 nella forma di Italian-Thai Corporation Company Limited ITD dai suoi fondatori Chaijudh Karnasuta e Giorgio Berlingieri. Il loro scopo era quello di creare una società thailandese che si interessasse del ramo costruzioni. La società è stata registrata presso la Camera di Commercio thailandese come società a capitale pubblico limitato il 24 marzo 1994 ed è stata inserita nella lista ufficiale delle società presso la Borsa Thailandese Stock Exchange of Thailand SET il 9 agosto 1994 con la sigla ITD.

In uno scorcio storico caratterizzato da un inasprimento dei dazi doganali da parte degli USA nell’Era Trump, ci si interroga – oggi più che mai – su quali panorami si aprano in termini di potenziali territori e settori merceologici dove investire nel Mondo. La Thailandia è notoriamente Nazione alquanto protezionista, in tal senso, avendo scelto da lungo tempo di adottare alti livelli nei dazi doganali verso le merci importate, specialmente quelle che giungono dall’Occidente, mentre persegue una logica di dazi più agevolati nel momento in cui si attuano scambi merceologici con Nazioni che soprattutto appartengono all’area ASEAN, Associazione degli Stati del Sud Est Asia della quale la Thailandia stessa è Paese membro e Fondatore. Caso diverso è quello della Cina, un ingombrante competitor nell’area col quale è difficile dialogare alla pari, tant’è vero che il livello dei dazi doganali nei confronti della Cina è stato rinegoziato in modo più favorevole al colosso cinese. La comunità cinese, inoltre, è la comunità straniera più numerosa sul territorio thailandese.

La ‘risposta’ occidentale, in specie statunitense, nei confronti del protezionismo thailandese è stata quella di adottare certificazioni e standard di qualità sempre più elevati, imponendo de facto un controllo asfissiante sui processi produttivi thailandesi, in particolar modo se si tratta di ramo alimentare e in termini di sicurezza intesa nella sua accezione più vasta che va da quella igienica a quella meccanica e più materiale.

Nonostante tutto questo, la ricerca reiterata del dialogo ed il verificare le potenzialità di investimento in Thailandia permangono buoni panorami da valutare agli occhi dei potenziali investitori, italiani compresi. L’Italia notoriamente stenta nell’area Euro in termini di crescita, in quanto è il fanalino di coda, pur essendo la terza Economia dell’Unione Europea in specie in termini di produttività e con un export di tutto rispetto. La recessione globale e la crisi a livello mondiale hanno certo colpito alcuni settori strategici del Made in Italy come il settore luxury così come nella produzione ed esportazione di macchinari di precisione ed alta tecnologia in genere.

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