lunedì, gennaio 22

Thailandia: a sorpresa il PIL torna a crescere La Giunta militare che detiene il potere dal 2014 era stata lungamente criticata anche e soprattutto in materia economica. Ora la crescita riporta il sorriso

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La Giunta militare ha preso il potere il 22 maggio 2014, ponendo fine ad un periodo molto turbolento sulla scena politica nazionale e chiudendo forzosamente il governo dell’ex Premier Yingluck Shinawatra, oggi esule all’estero come suo fratello Thaksin. Le manifestazioni in strada, soprattutto nella Capitale Bangkok, capitanate dalle opposizioni dei cosiddetti ‘Democrats’ e guidate dall’ex Premier Suthep Thaugsuban, anch’egli appartenente in precedenza al Partito Democratico, contornate da bivacchi, persino cecchini sui tetti, feriti e morti, videro l’intervento dei militari come una specie di panacea sia nei confronti della politica thailandese – ormai paralizzata – sia alla sequela di scontri di piazza tra manifestanti e violenza diffusa persino nella forma di guerriglia urbana. Da allora, però, la paralisi politica, dettata anche dal pugno forte dei militari in ogni aspetto della vita collettiva, dall’imposizione degli orari delle attività commerciali, all’impedimento delle libere espressioni politiche o aggregative, dalla censura strettamente applicata persino nei social, si è giunti fino ad oggi, in una specie di addormentamento totale, uno spirito soporifero nel quale ogni libera espressione, giornali e tv in primis, è negata all’origine.

Sono stati oggetto di discussione l’abbigliamento delle ragazze dentro e fuori i college, le sanzioni applicate in modo fortemente sanzionatorio e punitivo contro coloro che usano le sigarette elettroniche, mentre pochissimo si è potuto discutere sul fatto che nel Parlamento thailandese, fortemente ‘ridisegnato’ a proprio favore da parte dei militari, sia stata promulgata una legge elettorale e una revisione della Carta Costituzionale de facto ad uso e consumo degli uomini in divisa. Anche il referendum indetto sulla revisione costituzionale a molti osservatori internazionali è apparsa una specie di mezza farsa. Oltretutto, con un andamento nella distribuzione sul territorio ‘a macchia di leopardo’ e con la caratteristica statistica per la quale le zone del Paese dove è maggiore la presenza dei popolari affiliati ai partiti confluiti nel Movimento delle ‘Magliette Rosse’ (che sostengono la famiglia Shinawatra) i votanti hanno chiaramente bocciato la Costituzione rivista in salsa militare.

Ora, però, veniamo ad un altro settore di primaria importanza per Il Regno del Siam, ovvero, l’Economia, dove i militari, inizialmente ben salutati dalla Nazione perché hanno impedito la diffusione di altra violenza, morte e devastazione nel territorio nazionale soprattutto nella Capitale, hanno successivamente ricevuto parecchie critiche sia in Patria sia all’estero, da parte degli esperti al ramo. L’accusa principale è stata quella della inesperienza nella guida di una macchina complessa qual è l’Economia di un Paese e la scarsa capacità di incidere nel risollevare un apparato produttivo che si era via via inceppato fino a fermarsi quasi del tutto proprio per l’immobilismo in Politica e nel Governo della Nazione.

Le forme di sostegno alla produzione di un bene primario per l’Economia thailandese qual è il riso, prodotto per il quale a lungo la Thailandia è figurata prima Nazione esportatrice al Mondo, sono state uno dei principali capi d’accusa nei confronti dell’ex Premier Yingluck Shinawatra, poi incorsa persino in procedimenti giudiziari e sottoposta a giudizio dell’Alta Corte di Giustizia che si è poi espressa (compresa l’accusa di abuso del potere politico a fini personali) con una condanna a cinque anni di detenzione. Quando ormai Yingluck Shinawatra era già fuggita all’estero. Il programma di governo e le forme di sostegno a favore dei produttori di riso (core business nazionale ma anche componente essenziale dello schieramento elettorale favorevole alla famiglia Shinawatra) – secondo gli oppositori ‘Democrats’ – hanno ulteriormente mandato in dissesto le casse del Paese, sta di fatto che oggi la Thailandia ha perso il primato nella esportazione mondiale (sebbene detenga amplissime quote esportate soprattutto in Africa e in buona parte d’Asia), il Senato è fortemente segnato dalla presenza militare, la Costituzione sembra disegnata sartorialmente per impedire il ritorno al potere sia di Thaksin sia di Yingluck Shinawatra (già sta scaldando i motori un’altra sorella) e tutto il Paese attende elezioni le cui date sono state variamente disattese: l’ultima ufficiale è stata collocata a novembre 2018.

L’Economia thailandese, seppur complessa e bisognosa di una mano chiara e ferma, è stata lungamente balbettante. Oggi, però, tale trend sembra in controtendenza. Fin dal maggio 2014, un po’ come una specie di mantra, la Giunta ha sempre posto al primo posto nell’azione di governo, il ritorno ad un’Economia trainante e protagonista, non solo nell’arco dei Paesi asiatici. Ma – più pragmaticamente – la Thailandia ha continuato a mostrare una scena cupa e triste. Muovendosi in una Nazione con un alto livello di indebitamento delle famiglie e con una propensione alla spesa progressivamente sempre più bassa, i militari hanno dovuto affrontare una scena economica ulteriormente depressa in occasione delle celebrazioni durate un anno dalla scomparsa di Re Rama IX. Lo scorso lunedì, però, l’Ufficio del Gabinetto di Sviluppo Nazionale Economico e Sociale ha reso pubblici dati molto confortanti, dove si legge una crescita del Prodotto Interno Lordo del 4.3 per cento nei tre mesi a partire da Settembre se comparati con lo stesso periodo dell’anno precedente. Da questo è derivato un innalzamento della stima di crescita del PIL su base annua portandolo dal 3.5 al 4.0.

Secondo i militari, confermando la data di novembre 2018 per le prossime elezioni democratiche, si potrebbe dare migliore e più stabile immagine della Nazione al Mondo, il che conforterebbe anche gli investitori, soprattutto gli investitori stranieri. Un recente report di Goldman Sachs constata il livello del PIL migliore delle stime precedenti ma -allo stesso tempo- mette in guardia sul fatto che lo sviluppo del PIL è fortemente dipendente dalla crescita delle esportazioni. E poi aggiunge il fatto che si deve considerare che dal 2006 si son verificati due colpi di stato e governi di durata mediamente breve, il che contribuisce a dare una immagine del Paese instabile e quindi poco affidabile nel convincere gli investitori stranieri a farsi avanti ed investire nella Thailandia attuale.

In effetti, dall’introduzione del Parlamento eletto democraticamente nel 1932 si sono succeduti quindici colpi di stato e l’unica parentesi di stabilità paradossalmente la si è avuta proprio grazie ai membri della famiglia Shinawatra, quando questi hanno guidato governi eletti col voto nelle urne e non calato dall’alto. Ora i militari hanno strutturato un sistema legale e burocratico tale per cui qualsiasi guida vi possa essere in futuro derivante dal voto, essa dovrà ‘ragionare’ su una pianificazione ventennale che oggi è stata decisa dai militari. Il che potrebbe diventare un elemento forte di raffreddamento sia della scena economica e sociale sia della scena politica ed amministrativa della Nazione.

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