domenica, novembre 19

Sudafrica: il nuovo mercato dell’eroina

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L’Afghanistan, già il più grande produttore mondiale di oppio, si sta ora specializzando nell’esportazione dell’eroina, in due principali rotte: quella balcanica per giungere in Europa, e quella attraverso l’Oceano Indiano, per raggiungere sia l’Africa che l’Asia.
Un Paese molto interessato da questo tipo di commercio è il Sudafrica, dove il consumo di eroina negli ultimi anni si è fortemente incrementato e dal 2014 i sequestri di droga sono continui, da parte delle autorità della Nazione.

Per analizzare meglio tale situazione, Carina Brumer, docente di criminologia nell’Università di Città del Capo, proprio in Sudafrica, stila un report, ‘Heroin trafficking through South Africa: why here and why now?’. La Brumer è finanziata e appoggiata dalla ‘Global Initiative Against Transnational Organised Crime e dal ‘Social Research council’.

Nel 2016, nel solo posto di controllo di Nkomasi presso il confine della Nazione sudafricana, sono stati sequestrati cinquanta chilogrammi di eroina nel marzo, cinquantotto nell’aprile, a maggio prima novanta e poi trentaquattro. Ma qual è il percorso seguito dai criminali per l’importazione delle sostanze stupefacenti?

Dall’Afghanistan l’eroina e l’oppio giungono alle coste iraniane e pakistane, luoghi conosciuti come ‘Makran’. La droga viene poi caricata su grossi pescherecci chiamati ‘dhow’, utili anche come transatlantici nel percorrimento di lunghe tratte marittime. L’eroina viene poi spostata su delle piccole barche, per evitare controlli. Spesso queste minute imbarcazioni non giungono neppure sulle coste asiatiche o africane, ma su piccole isole, dalle quali poi il materiale viene trasportato a riva.

Nel caso del Sudafrica, la quasi totalità dell’eroina giunge inizialmente in Kenya. E da lì si viaggia per la lunga tratta verso il sud del continente nero, percorso assai raramente ostacolato da controlli, e quando ciò avviene, spesso la corruzione regola i conti senza causare troppi problemi ai criminali. In Sudafrica, invece, i controlli sono più frequenti: nel 2014, dichiara Carina Bruner, sono stati sequestrati 1032 kg di stupefacenti.

La stessa autrice del report citato si chiede come mai tutto ciò si stia intensificando proprio in Sudafrica. La spiegazione non sarebbe da ricercarsi molto lontano, infatti il Paese gode di una stabilità economica ben superiore agli Stati limitrofi, ed è inoltre dotato di buone linee di trasporti.

Un’altra spiegazione di questo aumento di commercio illegale sarebbe da spiegarsi con la recente intensificazione dei controlli sulla rotta asiatica attraverso l’Oceano Indiano: la rotta africana risulta dunque quella più sicura e promettente. Nello stesso Oceano, le pattuglie di trentuno marine internazionali, tra il 2013 e il 2016 hanno sequestrato 9,3 tonnellate di stupefacenti. In Africa agisce invece la Task Force Combinated, organo tuttavia debole, che solo talvolta riesce ad intercettare tale traffico prima dell’arrivo dei dhow in Kenya. Quando i (rari) sequestri avvengono, possono essere applicate le leggi degli Stati in cui l’eroina viene sequestrata.

In Sudafrica, dunque, aumentano i commerci e aumentano i sequestri, ma tante sono le domande senza risposta, ad esempio: il materiale è giunto su azione corruttiva? Qual è stato il preciso itinerario seguito dai trafficanti?

Per Carina Bruner le soluzioni esistono: anzitutto è necessario agire sulla corruzione, che sarebbe il principale motivo per cui il consumo di droga nella Nazione sudafricana è aumentato. Poi bisognerebbe creare maggiore coordinazione tra Stati, sia all’origine del problema, quando la droga viene prodotta, sia durante il transito. La vigilanza in Sudafrica dovrebbe inoltre aumentare ancora, sia presso i porti che presso i confini.

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