mercoledì, agosto 22

Sudafrca: Zuma via, via da qui L'ANC ha deciso di rimuovere il Presidente  Zuma, che ora ha 48 ore per dimettersi. Ma la sua fine era iniziata con la nota della Nelson Mandela Foundation

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Ieri il Comitato Esecutivo Nazionale del partito dell’ANC (African National Congress), il partito di governo in Sudafrica, dopo un vertice straordinario convocato da Cyril Ramaphosa, nuovo leader dell’Anc e vice Presidente del Paese- riunione fiume di oltre 13 ore- ha deciso dirichiamareil Presidente Jacob Zuma. In sostanza: il partito ha deciso di rimuovere il Presidente  Zuma dal suo incarico di capo di Stato, dopo che Zuma aveva rifiutato di dimettersi.

Il Comitato esecutivo Anc ha dato a Zuma un ultimatum di 48 ore per dimettersi. Le regole interne del partito stabiliscono che tutti i membri devono sottomettersi alla volontà del Comitato esecutivo. Se, nonostante questo, Zuma dovesse rifiutarsi di lasciare il potere, potrà essere destituito con una mozione di censura in Parlamento entro la fine del mese. Il partito, infatti, ha il potere di rimuovere tutti i suoi membri delegati a una funzione governativa, come già avvenuto nel 2008 per il presidente Thabo Mbeki.
Al momento non ci sono note ufficiali da parte di ANC, ma per oggi alle 12 ora locale è prevista una conferenza stampa proprio sugli esiti del vertice di ieri. E Ieri, mentre le prime informazioni in merito venivano diffuse dai media locali, rumors di palazzo avanzavano che vi fosse già addirittura l’accordo del Presidente, che la richiesta di dimissioni fosse stata accolta da Zuma. Non è possibile al momento prevedere cosa succederà nelle prossime ore, ma il partito ha abbandonato Zuma e questo certifica la sua fine politica.

Dopo innumerevoli tentativi di impeachment  da parte delle forze di opposizione in Parlamento, tutti andati a monte, dopo centinaia di inchieste giornalistiche che hanno provato senza più ombre di dubbio ilsaccheggio sistematicodel Presidente che con la sua attività che ha depredato il Paese, mettendo in crisi l’economia di una delle più promettenti Nazioni del continente, una promessa del BRICS, e dopo aver messo in crisi la giovane democrazia per la quale Nelson Mandela aveva speso tutta la sua vita, l’inizio della sua fine si era chiaramente profilato quando il suo partito, lo scorso dicembre, aveva scelto di essere guidato da Cyril Ramaphosa, grande accusatore di Zuma. Settantacinque anni, il Presidente è sotto accusa da tempo per una serie di scandali di corruzione legati al suo Governo e interessi privati. Una settimana fa, il 6 febbraio, la campanella della fine era arrivata con la dichiarazione della Nelson Mandela Foundation:  ‘time is of the essence – Zuma must go’, Zuma deve andare via.

Sono passati 14 mesi da quando la Nelson Mandela Foundation ha chiesto le dimissioni del Presidente Jacob Zuma, recita la nota stampa della Fondazione. Ora «i sudafricani non possono più aspettare che lo faccia». Così è sceso in pista pesantemente il partito, o meglio, Ramaphosa.  Audizioni, indagini, inchieste e altre forme di divulgazione, continua la nota, «stanno fornendo prove schiaccianti del saccheggio sistematico da parte delle reti di mecenatismo legate al Presidente Zuma», il quale, «ha tradito il Paese che Nelson Mandela sognava» Dunque, in nome di Mandela, l’intervento decisivo del partito di Mandela, che mette definitivamente fuori gioco illadroZuma. Quasi ininfluente quel che ora Zuma deciderà, dimissioni o meno, per poco ancora sarà Presidente e la sua fine è già ora, perché il partito non può aspettare oltre, ha pochissimo tempo per provare avere qualche (poche, ma non pochissime) chance nella tornata elettorale del 2019.
Zuma «ha abusato della fiducia dei sudafricani», «ha dimostrato di non essere idoneo a governare», prosegue la nota della Fondazione, deve andare via subito, il prima possibile, e intravedendo rischi di disordini chiede «calma e il rispetto dello stato di diritto durante tutte le azioni di protesta».
La conclusione che la Fondazione trae da quanto emerso in questi mesi è una pietra tombale: «Chiediamo allo Stato di ritenerlo responsabile delle sue azioni -alcune cose non possono essere perdonate».

Da ieri il Sudafrica è a una svolta, ma sarebbe un errore, chiarisce subito la Fondazione, pensare che la rimozione di una persona possa risolvere «la corruzione radicata e sistemica. La sfida è identificare e sradicare più reti a diversi livelli», e questo lavoro «richiederà anni di sforzi», sui quali la Nelson Mandela Foundation è già al lavoro, così come l’ANC, «applaudiamo al lavoro già svolto dal partito di governo e dallo stato nell’agire contro tali reti», conclude la nota.

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