martedì, agosto 21

Sud Sudan: una pace morta sul nascere Il cessate il fuoco concordato una settimana fa non è neanche partito, l’Esercito sudanese ha lanciato una nuova campagna militare

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Il cessate il fuoco concordato tra i principali attori della guerra civili in Sud Sudan martedì 27 giugno a Khartoum doveva entrare in vigore sabato 30 giugno. Al suo posto l’Esercito regolare ha lanciato una offensiva militare presso la località di Mboro,  nello Stato di Wau. A denunciarlo è stato il vice portavoce del movimento ribelle SPLM-IO, Lam Paul Gabriel. «Stamattina alle 07:00 ore locali, le forze governative in coordinazione con le milizie sudanesi del JEM hanno lanciato un violento attacco congiunto contro le nostre posizioni a Mboro, circa 40 km a sud della città di Wau», ha dichiarato.

L’offensiva su Mboro è la seconda tentata per riconquistare lo Stato di Wau. La prima è stata attuata lo scorso 23 giugno, quando l’Esercito governativo ha attaccato le cittadine di Omboro, Bagari, Engo Hailima e Baslia trovando però un’accanita resistenza che ha portato al fallimento dell’operazione militare. Il portavoce dell’Esercito sudanese, Lul Ruai Koang, ha negato la notizia. «Non sono al corrente di nessun scontro nelle zone di Wau e Mboro. Non abbiamo lanciato nessuna offensiva». Alcune fonti indipendenti confermano  però la versione data dall’opposizione armata.

Gli scontri sarebbero proseguiti anche domenica 01 luglio, l’Esercito regolare e le milizie del JEM sarebbero state respinte. Justice Equality Mouvement (JEM – Movimento di Giustizia ed Eguaglianza) è un gruppo armato che da anni anni combatte il regime di Khartoum nel Darfur ed è sostenuto dal Governo di Juba.
Le forze dell’opposizione stanno rafforzando le loro linee di difesa in preparazione della offensiva che l’Esercito regolare intenderebbe scatenare nello Stato di Imotong. La politica dell’opposizione è quella di mantenere i territori conquistati, mentre il regime di Salva Kiir sembra intenzionato a riconquistarli nonostante il coprifuoco concordato.

I tre Paesi della Troika per il Sud Sudan  -Norvegia, Gran Bretagna e Stati Uniti-  hanno espresso le loro perplessità sull’accordo di pace, che di fatto mina l’unità nazionale, prevedendo tre capitali amministrative durante la transizione, dividendo così il Paese sotto il controllo di Governo e gruppi armati. La Troika è, inoltre, pessimista sulla possibilità che il cessate il fuoco possa essere mantenuto in quanto le modalità previste sarebbero estremamente complicate e irrealistiche. In un comunicato congiunto Norvegia, Gran Bretagna e Stati Uniti esortano le parti belligeranti a interrompere i combattimenti in corso e a permettere il ritorno dei rifugiati e l’assistenza umanitaria.

La Troika insiste affinché la IGAD e l’Unione Africana lancino un segnale contro l’impunità fino ad ora garantita ai belligeranti della guerra civile sud sudanese, attuando energiche misure punitive contro le violazioni del cessato il fuoco e i crimini di guerra. L’IGAD Intergovernmental Authority on Development (Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo) è stata creata nel 1984 da Gibuti, Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan e Uganda con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo e la Pace regionale. Opera in stretta collaborazione con le Nazioni Unite e l’Unione Africana e il suo quartiere generale si trova a Gibuti.  Nel 1996 l’Eritrea è diventata il settimo membro, mentre il Sud Sudan è diventato l’ottavo al momento della sua indipendenza da Khartoum, nel 2011.

La Troika ha inoltre sottolineato la necessità che all’interno del Governo di transizione, previsto negli accordi di pace, siano chiariti i limiti del potere esecutivo e un rafforzamento dei meccanismi di sicurezza. Il Governo transitorio si deve dotare di una realistica agenda per giungere a delle elezioni libere e trasparenti in Sud Sudan. Sulla ripresa delle attività estrattive petrolifere, suddivise tra le parti belligeranti secondo quanto prevede l’accordo di Khartoum, la Troika richiede che sia rispettata la trasparenza finanziaria e che i profitti siano utilizzati per ricostruire il Paese, e non per rafforzare la forza militare dei belligeranti.

Bintou Keita, Assistente del Segretario Generale per le Operazioni di Mantenimento della Pace delle Nazioni Unite, ha espresso seri dubbi sull’accordo di Khartoum. «Salutiamo gli sforzi compiuti durante la Dichiarazione di Accordo di Khartoum, dal Presidente Salva Kiir e dal leader della ribellione SPLOM-IO Rieck Machar. Nonostante ciò ci sembra che gli accordi non siano chiari, non includano tutte le forze belligeranti operanti nel Sud Sudan, e non siano in grado di risolvere le cause del conflitto».  Keita ha lanciato l’appella al Consiglio di Sicurezza affinché supporti gli accordi presi a Khartoum e che applichi pesanti misure dinnanzi ad una eventuale violazione della fragile pace.

Il Consiglio di Sicurezza ONU ha espresso un cauto ottimismo sugli accordi, mentre gli Stati Uniti hanno preferito non commentare durante la seduta dedicata al Sud Sudan. Tekeda Alemu, Ambasciatore etiope presso le Nazioni Unite, ha dichiarato che la responsabilità della pace ricade sui principali protagonisti della guerra civile, Kiir e Machar, che devono risolvere definitivamente le loro differenze politiche. Alemu ha auspicato un secondo incontro delle parti belligeranti per migliorare i termini della pace e del Governo di transizione. Gli Stati membri provvisori del Consiglio di Sicurezza   -Guinea Equatoriale, Costa d’Avorio, Bolivia, Perù e Kasakhstan- hanno auspicato un maggior sostegno al IGAD, affinché possa assumere il potere di obbligare le parti al rispetto della pace e monitori l’operato del Governo di transizione se e quando questo verrà istituito.

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