domenica, novembre 19

Il Sud della Thailandia e le temute sirene dell’ISIS

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«Sappiamo chi sia all’origine di questo specifico tipo di attacchi», ha affermato il Tenente Generale di Polizia Sakorn Thongmanee, Capo del Distaccamento Provinciale 9 ai microfoni delle agenzie stampa internazionali, «si tratta di una nuova generazione di insorgenti, un gruppo più giovane».

Una concessionaria automobilistica della Thailandia meridionale -nella Provincia di Songkhla – ai confini con la Malaysia, è stata oggetto di un attacco di militanti estremisti separatisti i quali hanno trasformato due auto in bombe. Una delle due auto è stata portata all’esterno ed è stata fatta esplodere nella vicina Provincia di Pattani, provocando successivamente uno scambio di colpi di arma da fuoco con le Forze di Polizia.

L’altra auto, invece, è stata fatta esplodere all’interno della concessionaria, provocando danni alla attività commerciale dove era collocata. Un dipendente della concessionaria, utilizzato come ostaggio, è stato ucciso dagli insorgenti ed uno dei ribelli separatisti è stato colpito –invece- dalle Forze di Polizia. Le stesse Forze di Polizia thailandesi hanno rivelato che movimenti sospetti in quella zona erano stati osservati di recente e che si ipotizzava potesse accadere qualcosa a breve, come poi è successo.

Nella parte meridionale della Thailandia, Paese prevalentemente buddhista, vi è una componente locale di estrazione musulmana che costituisce la maggioranza dei residenti, in specie nelle tre Provincie di Yala, Pattani e Narathiwat. Si tratta della parte estrema meridionale del Regno del Siam ai confini con la vicina Malaysia, Nazione che –differentemente dalla Thailandia- è in grande maggioranza musulmana. Le stesse Provincie meridionali della Thailandia sono, però, teatro di una conflittualità divenuta manifesta fin dal 2004 e che finora ha avuto il macabro bottino di 6.600 vite, tutte causate da attentati o scontri a fuoco in atto tra le Forze di Polizia thailandesi, l’Esercito del Regno e i separatisti thailandesi di estrazione islamica.

In verità, dal punto di vista storico, le tre Provincie meridionali di Pattani, Yala e Narathiwat erano una volta parte di un sultanato musulmano indipendente malese fino all’annessione da parte della Thailandia nel 1909.

Gli insorti della minoranza thailandese di estrazione malese –una minoranza musulmana- vogliono l’indipendenza per il Sud. Ed è altresì vero che tali gruppi insorgenti raramente commentano gli attacchi. Com’è accaduto anche in questo caso.

L’ufficializzazione dello scontro tra l’Esercito del Regno e le Forze di Polizia thailandesi da una parte e le frange estremiste separatiste dall’altra ha avuto inizio nel 2004 ma si tratta solo della manifestazione più chiara ed evidente di una conflittualità pre-esistente e che potremmo dire è connaturata con le radici storiche stesse delle popolazioni dell’estremo Sud thailandese.

Quando Thaksin Shinawatra rivestiva il ruolo di Premier thailandese, fu deciso di inviare anche l’Esercito a supporto delle Forze di Polizia locali, proprio perché si presagiva quel che sarebbe poi accaduto, ovvero, la trasformazione di semplice guerriglia operativa tra le zone abitate ed i centri boschivi locali in un qualcosa d’altro, in qualcosa di più specifico.

Nei fatti, è come se ognuno dei due elementi dello scontro non solo riconoscesse l’altro ma persino lo rafforzasse nel suo scopo e finalità. Gli insorgenti del Sud thailandese hanno così trovato una propria più chiara identità, in quanto a fenomeno terroristico, accomunati dal feticcio negativo della Polizia e dell’Esercito del Regno del Siam, visti come “invasori” esponenti di una preponderanza etnica e culturale che ha attuato una espropriazione della identità del Sud thailandese che è musulmano e non buddhista, più vicino alla cultura ed al territorio fisico della Malaysia che non alla Thailandia.

L’Esercito e la Polizia thailandese, quindi, erano diventati il “cane da guardia” di una entità etnica differente e che –nella visione dei separatisti- aveva usurpato quella parte geografica che non le apparteneva. I separatisti, così, hanno trasformato l’indipendenza oppure l’annessione alla Malaysia nel proprio scopo principale d’azione.

Non a caso, oltre a Polizia ed Esercito thailandesi, altro oggetto di attacchi terroristici, sequestri ed uccisioni è l’intero mondo della Scuola. Presidi, maestri, studenti, sono stati tutti fatti oggetto di attacchi, atti di violenza, uccisioni.

Non sono mancate le tecniche “classiche” di guerriglia locale come esplosivi nascosti sotto i sellini delle biciclette –uno dei mezzi più usati da studenti e maestri- non sono mancate decapitazioni di personale docente e di studenti, col chiaro intento di terrorizzare un comparto della convivenza civile, una agenzia di socializzazione tra le più importanti insieme con la famiglia e che –nella visione dei terroristi separatisti- viene visto come la “longa manus” del Regno del Siam per snaturare le etnie locali e renderle sempre più “thailandesi” e sempre meno “malesi”.

Quel che più si teme ora in Thailandia, alla luce di quanto accade in Malaysia dove le Autorità Centrali operano fin dalla Scuola per creare una coscienza generale anti-ISIS, in Indonesia –il Paese musulmano più popoloso al Mondo- e soprattutto alla luce dello “sbarco” dell’ISIS nel Mindanao filippino dove il Governo Centrale delle Filippine del Presidente Rodrigo Duterte ha messo a ferro e fuoco il territorio di Marawi  contro i miliziani dello Stato Islamico che ora colpiscono alla “periferia” del Califfato immaginato a livello globale e mondiale non più solo localizzato tra Siria e Iraq, è che vi possa essere una assimilazione delle radici del conflitto locale con quelle della ideologia dello Stato Islamico.

Il fatto che esponenti miliziani che tornano dalla zona principale teatro di guerra, in Medio Oriente, oggi possano andare a sostenere le lotte locali, re-interpretandole e così assimilandole alla guerra dell’ISIS contro tutti, in Thailandia oggi è quello che si teme di più. I movimenti dei terroristi separatisti del Sud della Thailandia tenuti sotto stretta osservazione da Esercito e Polizia, la tipologia degli attacchi e soprattutto le tecniche oggi utilizzate, dimostrano che sta cambiando non solo la modalità d’azione ma potenzialmente potrebbe essere la “porta d’ingresso” dell’ideologia ISIS in terra thailandese. Il che potrebbe essere il “salto di qualità” dei ribelli separatisti, il punto di svolta nella strategia complessiva in quella guerra contro il cuore del Regno di Thailandia che va avanti dal 2004.

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