lunedì, novembre 20

Stati Uniti vs Iran: una decertificazione che isola? La decisione di Donald Trump e le sue possibili ripercussioni a livello di relazioni internazionali

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«Imbarazzante». Con questa parola Donald Trump aveva definito, nel suo discorso all’ ONU, il JCPOA, Joint Comprehensive Plan of Action. Gli Stati Uniti, a detta del Presidente americano, non hanno preteso quanto dovevano dal regime iraniano. A poche ore dal suo intervento all’ ONU, Trump aveva annunciato di aver «preso una decisione sull’ accordo». Che è giunta coerente con la linea che Trump, fin da quando era candidato, aveva affermato.

L’ Amministrazione Obama aveva raggiunto l’ accordo dopo molti anni di negoziati che avevano compreso, oltre Stati Uniti e Iran, anche Cina, Gran Bretagna, Francia, Russia. Per quasi un ventennio Teheran aveva portato avanti, in maniera clandestina, un programma di armamento nucleare come venne denunciato nel 2002, anno in cui venne scoperto un impianto per l’ arricchimento dell’ uranio a Natanz che si coordinava con un reattore ad acqua pesante nella città di Arak. L’ anno successivo, l’ Iran accetta di sottoporsi alle ispezioni dell’ Aeia, ma una volta conquistato il potere Mahmoud Ahmadinejad, la frattura divenne più grave e nel 2006 vengono stabilite delle sanzioni dal Consiglio di Sicurezza.

Solo con il nuovo Presidente iraniano Hassan Rohani, nel 2013, Barack Obama può dare avvio alle trattative. L’ Iran è chiamato a congelare il programma di arricchimento dell’ uranio superiore al 5% , in cambio dell’ attenuazione progressiva delle sanzioni che gravano sulla sua economia. Il 14 luglio 2015, la firma dell’ accordo.

«È giunto il momento per l’intero mondo di unirsi a noi nel chiedere che il governo dell’Iran ponga fine alla sua ricerca di morte e distruzione» la nota della Casa Bianca poche ore prima il discorso di Trump. «Non permetteremo mai che l’ Iran abbia l’ atomica … non commetteremo gli sbagli dei predecessori». «Le nostre Forze armate sono molto piu’ decise e motivate di prima e continueranno ad appoggiare gli oppressi nel mondo, non solo in Medio Oriente» ha detto il portavoce iraniano Masud Jazayeri.

Ad applaudire alla decisione di Washington, Israele e Arabia Saudita, alleati degli Stati Uniti e antichi rivali della Repubblica Islamica. Fortemente contrariata l’ Alto Rappresentante per la politica estera e sicurezza Federica Mogherini che ha sottolineato che l’ accordo non è «bilaterale», ma deve essere sostenuto. Gran Bretagna, Francia, Germania hanno sottoscritto una nota comune con cui hanno ribadito il proprio sostegno all’ accordo. Manuel Macron, secondo l’Eliseo, dovrebbe recarsi in visita a Teheran nel 2018, la prima di la prima di un presidente francese in Iran da quella di Valery Giscard d’Estaing nel 1976.

Macron, al telefono con Rohani, ha messo in chiaro che la decisione di Trump “non porra’ fine all’accordo sul nucleare iraniano e che insieme a tutte le parti la Francia ed i suoi partner europei continueranno a rispettare i propri impegni“. Tra l’ altro la Francia ha non pochi interessi in Iran. La causa automobilistica Renault ha sottoscritto, ai primi di agosto, un accordo da 780 milioni di dollari per il potenziamento di uno stabilimento costruito in joint-venture con una societa’ locale per produrre fino a 300.000 vetture. Anche il gruppo Psa che produce Psa-Peugeot ha stretto lo stesso tipo di accordi. Anche il colosso petrolifero Total ha investito più di 1 miliardo di dollari per un giacimento di gas di South Pars il cui sfruttamento è in partenrship con l’iraniana Petropars e la cinese China National Petroleum Corporation.

Dal canto loro Russia e Cina hanno riaffermato la necessità di sostenere l’ accordo. Ma quali conseguenze ha questa decisione di Donald Trump? E’ possibile una modifica del JCPOA? A queste domande ha risposto Giampiero Giacomello, docente di Studi Strategici presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’ Università di Bologna.

Donald Trump ha decertificato l’ accordo sul nucleare iraniano, ricevendo il plauso di Israele e Arabia Saudita. Ha anche deciso di non reimporre le sanzioni. Che tipo di mossa è stata quella di Donald Trump?

Lui aveva già promesso che non avrebbe mantenuto l’ accordo, ma, evidentemente, diverse parti gli hanno fatto osservare che, in realtà, non era una scelta evitabile. D’ altra parte, il comportamento degli europei e della Russia ha avuto un suo peso. Ha scelto una mezza misura.

Sostanzialmente, Trump ha rinviato la questione al Congresso il quale dovrà provvedere ad una modifica «meno imbarazzante» del JCPOA, pena la sua cancellazione. Secondo lei il Congresso riuscirà a trovare un’ alternativa convincente per l’ Iran?

Non è detto perché in realtà, un conto è un ordine esecutivo, una scelta del Presidente; un altro conto è il procedimento che segue il Congresso. Le decisioni del Congresso sono collegiali. L’ accordo sul nucleare iraniano potrebbe richiedere controparti in altri ambiti. Questo rischia di rendere tutto più complicato. Quindi è una cosa che sicuramente dovranno negoziare perché se i democratici non hanno nessuna intenzione di sottoscrivere modifiche, ci sarebbe una bella differenza per quanto riguarda un’ eventuale alternativa.

In che direzione potrebbe andare, dunque, considerato il peso di democratici e repubblicani al Congresso, un’ eventuale modifica del trattato. Quali punti potrebbero essere oggetto di modifica?

Il Congresso potrebbe richiedere delle misure in vista di un rafforzamento dei controlli. L’ impressione che io ho è che, in realtà, nella sostanza, al Presidente interessa il giusto nel senso che, come abbiamo già visto in altre circostanze, a lui serve l’ evento. Non sembra molto interessato al contenuto della modifica dell’ accordo quanto piuttosto poter dire “ avete visto: ho detto che avrei messo in discussione l’ accordo con l’ Iran e l’ ho fatto”.

Sarebbe anche un modo, quindi, per consolidare la propria posizione rispetto alla propria base elettorale?

Assolutamente sì. Tra l’ altro leggevo in questi giorni sul New York Times che quelle che sentiamo sono parole vuote. Dietro queste parole non c’è niente quindi, evidentemente, dobbiamo anche tenere in considerazione queste critiche. Sembra che quello che sta facendo vada leggermente in quella direzione.

Peraltro, il Presidente americano ha dichiarato, nel discorso di venerdì sera: «Non permetteremo mai che l’ Iran abbia l’ atomica». «Le nostre Forze armate sono molto piu’ decise e motivate di prima e continueranno ad appoggiare gli oppressi nel mondo, non solo in Medio Oriente» ha evidenziato un portavoce iraniano, Masud Jazayeri. Non c’è il rischio che avvenga l’ opposto di quanto si propone l’ Amministrazione e cioè che il regime iraniano possa accelerare il processo di acquisizione dell’ arma nucleare?

Sicuramente questo diventerebbe un incentivo per il governo iraniano. C’è da dire che “non permetteremo all’ Iran di avere l’ atomica” l’ aveva detto anche l’ Amministrazione Obama e quella di Bush jr. L’ obiettivo è stato comune alle diverse Amministrazioni, ma è stato perseguito in modo diverso. Quello di Trump è un ribadire quella che è sempre stata la linea americana.

C’è stata, dal suo punto di vista, una condivisione unanime della linea di Donald Trump da parte di tutte le componenti dell’ Amministrazione?

Io credo che sia il Consigliere per la Sicurezza Nazionale che il Segretario di Stato hanno obiettato. E’ chiaro, però, che la cosa fondamentale per qualsiasi Amministrazione è non far trasparire divisioni quindi è poi il Presidente che parla a  nome della sua Amministrazione ed è chiaro che privatamente avranno fatto osservare punti di vista diversi. Gli appartenenti all’ Amministrazione non possono criticare apertamente l’ Amministrazione stessa o il Presidente perché si trovano in quella posizione a condizione del fatto che è il Presidente che li nomina.

Anche perché, al momento in cui hanno accettato la nomina, hanno condiviso, in qualche modo, il programma del Presidente e su questo tema Trump aveva le idee chiare già da candidato.

Certamente.

Nell’ intesa con l’ Iran, un ruolo molto rilevante lo aveva avuto l’ Unione Europea. L’ Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza ha ribadito che l’ accordo sul nucleare iraniano non è un accordo «bilaterale», criticando la posizione espressa dal Presidente americano. Inoltre, a poche ore dal discorso di Trump, Germania, Francia e Inghilterra hanno sottoscritto una nota comune in cui hanno ribadito il proprio sostegno all’ accordo. Si acuisce una distonia tra Washington e l’ Europa?

Direi che i motivi per divergenze di opinioni sono stati diversi. Questo è un’ ulteriore motivo. Era prevedibile che gli europei reagissero. Hanno sempre manifestato il proprio disaccordo rispetto ad una rottura con l’ Iran. E’ chiaro che il peso degli europei è relativo.

Per quanto riguarda Cina e Russia, gli ultimi due contraenti del JCPOA, si riduce ulteriormente lo spazio di dialogo con gli Stati Uniti?

Sicuramente i motivi di contrasto, anche di Russia e Cina con gli Stati Uniti sono numerosi. Forse la cosa più inquietante, da un certo punto di vista, è che la Russia potrebbe utilizzare anche questa opportunità per inserirsi tra Europa e Stati Uniti.

Avvantaggiarsi, quindi, della mancanza di sintonia.

Allontanare l’ Europa dagli Stati Uniti è parte della tradizione russa. Questa potrebbe essere un’ ulteriore opportunità per rimarcare la differenza tra Russia e Europa da una parte e Stati Uniti dall’ altra.

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