lunedì, ottobre 23

Stati Uniti vs Iran: accordo sul nucleare al centro dei contrasti La possibile decertificazione del JCPOA da parte di Washington e l' assegnazione del Premio Nobel per la pace

0
1 2


Download PDF

« Sapete, ragazzi, cosa rappresenta questo? E’ la calma prima della tempesta». Con queste parole il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, accanto alla first lady Melania, si è rivolto ai fotografi, a pochi minuti dalla cena con i generali americani e le loro mogli.
«Potrebbe essere la calma prima della tempesta» ha ribadito ai giornalisti astanti. «Abbiamo i migliori militari del mondo in questa stanza» e «avremo un bella serata. Grazie di essere venuti» ha concluso lapidario. Ma sul significato di ‘tempesta’, regna il dubbio più assoluto, soprattutto dopo la risposta del Presidente «lo vedrete».

Alludeva, forse, all’ Iran e all’ accordo sul nucleare? A questo proposito, Trump aveva affermato poco prima che «non dobbiamo consentire all’Iran di ottenere le armi nucleari» in quanto «il regime iraniano sostiene il terrorismo ed esporta violenza, spargimenti di sangue e caos nel Medio Oriente». Posizione coerente con quanto lo stesso Comandante in Capo aveva sostenuto non più tardi di venti giorni fa al Palazzo di Vetro in riferimento al JCPOA (Joint Comprehensive Plan Of Action), risalente al 14 luglio del 2015: «Francamente, è imbarazzante per gli Stati Uniti». Nella Repubblica Islamica, a detta del Presidente, sarebbe al potere una «dittatura corrotta», la cui principale vittima è il «popolo». Ad applaudire al duro intervento del tycoon, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu il quale aveva avvertito: «l’ Iran sta sviluppando missili che minacciano il mondo intero: l’accordo sul nucleare iraniano va cambiato o respinto». Neanche due settimane fa, l ‘Iran aveva mostrato i muscoli testando il nuovo missile balistico multi-testata Khorramshahr, avente un raggio superiore ai duemila chilometri.

«Abbiamo bisogno del sostegno dei nostri alleati, i nostri alleati europei e altri, per porre la questione al meglio nei confronti dell’Iran sul fatto che questo accordo davvero necessita di essere rivisitato» aveva dichiarato Rex Tillerson alla Fox News, alla vigilia dell’ incontro ministeriale, a New York, nel formato E3/EU+3.

«Non sono stati all’altezza dello spirito dell’accordo»  ha spiegato ieri Trump e per «questo e’ il motivo per cui dobbiamo mettere fine alle continue aggressioni e alle ambizioni nucleari dell’Iran». «Lo sentirete molto presto» ha replicato alla domanda se certificherà o meno il rispetto dell’accordo da parte di Teheran.

L’ intenzione, quindi, potrebbe essere quella di annunciare il non rispetto del JCPOA, rinviando al Congresso la decisione, da prendere entro 60 giorni, se imporre nuovamente le sanzioni. La certificazione deve essere rinnovata ogni tre mesi e secondo quanto riportato dal Washington Post, il 12 ottobre, ben tre giorni prima della scadenza, il Capo della Casa Bianca dovrebbe rendere nota la sua scelta. «Ho preso la mia decisione» aveva esclamato a poche ore dal discorso in sede ONU.

L’ obiettivo, secondo fonti vicine alla Casa Bianca citate dal quotidiano americano, sarebbe quello di aumentare la pressione per ‘alzare l’ asticella’. Linea condivisa tanto dalla premiership dello Stato ebraico quanto dai cosiddetti ‘falchi’ repubblicani, insofferenti, fin dal primo momento, verso l’ accordo raggiunto dall’ Amministrazione Obama. Non bisogna dimenticare, però, che Trump ha già certificato due volte, dal suo insediamento, l’intesa.

Come già sostenuto all’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’ Iran non vuole rinegoziare il JCPOA. D’ altro canto, secondo il capo dell’ Agenzia Atomica iraniana, «se gli Usa lasciano l’accordo sul nucleare e gli altri fanno altrettanto, l’accordo sarà finito» e «se lo faranno solo gli Usa, il nostro comitato di monitoraggio dell’accordo prenderà una decisione in proposito». La Commissione europea «si aspetta che tutti gli attori coinvolti lo rispettino» ha riaffermato una portavoce dell’esecutivo europeo sulla scia di quanto era già stato espresso dall’Alto rappresentante Federica Mogherini.

La Cina si è opposta fin da subito a ipotesi di modifica. «Speriamo che i contatti continui tra le nazioni europee, gli altri membri della comunità internazionale e Washington in merito alla questione dell’accordo sul nucleare iraniano non siano inutili e che la decisione finale del presidente americano sia equilibrata e basata sulla realtà» ha sostenuto il Ministro degli Esteri Russo Lavrov. Qualche giorno fa, il capo del Pentagono, James Mattis, aveva richiamato alla necessità di non cancellare l’ accordo. Concorde anche il Presidente francese Emmanuel Macron che si è detto pronto, però, ad apportare delle modifiche.

Commenti

Condividi.

Sull'autore