lunedì, gennaio 22

Stati Uniti: Trump e la strategia nazionale A breve l' annuncio da parte del Presidente

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Sarebbe solo una questione di ore: a breve sarà infatti illustrata a Washington al Ronald Reagan Building dal Presidente Donald Trump la National Security Strategy, il nuovo piano strategico per la sicurezza nazionale americano.

La National Security Strategy non è altro che un documento redatto periodicamente, di solito in  dall’ esecutivo degli Stati Uniti d’America che passa in rassegna, a livello generale, la politica di sicurezza nazionale del Paese. Non si tratta di un documento dettagliato, ma solo di una descrizione a carattere esemplificativo che, solo in tempi recenti, il governo americano rende pubblico non appena viene terminato.

«La strategia di sicurezza nazionale è il segnalea di partenza per una serie di misure economiche contro i cinesi» ha avvertito Michael Allen, ex funzionario dell’amministrazione Bush.

«In molti modi, abbiamo lasciato molto spazio competitivo negli ultimi anni e creato opportunità per questi poteri revisionisti», ha detto il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, il H.R. Generale McMaster, riferendosi a Cina e Russia. Tanto Pechino quanto Mosca sarebbero determinate a ridurre il tasso di libertà delle loro economia, a dare impulso alle proprie forze armate, tentando di espandere a dismisura la propria influenza, l’una, ad esempio, nel Mar Cinese meridionale, l’ altra, in Ucraina ed Europa non solo orientale. Le critiche nei confronti della Cina non giungono nuove da parte del Presidente Trump.

Già nel corso dell’ ultimo tour presidenziale in Asia e della visita nella capitale del Dragone, Trump non ha nascosto la sua insofferenza verso quei trattati economici con la Cina “sconvenienti” per l’ economia americana, dato l’ enorme deficit coomerciale, e il ruolo “ambiguo” di Pechino nella crisi coreana. Fare pressione sulla Cina, ma anche sulla Russia di Putin, attore regionale e globale imprescindibile, con cui il dialogo è divenuto sempre più complesso nei vari teatri: anche se, dal momento dell’ approvazione da parte del Congresso delle sanzioni, pare che le intelligence dei due Paesi abbiano, ad esempio, collaborato per sventare un attentato alla cattedrale di San Pietroburgo.  Insomma questo è l’ “America First” più volte annunciata dall’ inquilino della Casa Bianca: errata appare alla nuova Amministrazione la filosofia per cui basta far convergere le potenze rivali all’ interno delle organizzazioni internazionali per renderle partner innocui e affidabili.

In questo progetto, non poteva mancare la messa in discussione delle conquiste raggiunte dalla Presidenza Obama su alcuni temi come il clima. La questione climatica potrebbe essere espunta dall’ elenco delle minacce globali, in netta controtendenza a quanto sta avvenendo in molti altri Paesi.

L’ inasprimento dell’ atteggiamento americano nei confronti dei suoi competitor sembra esser il fil rouge di quanto asserirà Trump, feroce rivale del multilateralismo. Accanto a questo, viene riposto l’ accento sulla politica militare americana, sulle armi nucleari quali garanti della pace e della stabilità, non solo propria, ma anche degli alleati. Questi ultimi, secondo il Presidente, dovranno impegnarsi di più nella propria difesa: questo il prerequisito per il buon funzionamento di qualsiasi alleanza. A partire dalla NATO, nell’ ambito della quale tutti i membri saranno esortati a raggiungere nel più breve tempo possibile il 2% del PIL di investimento nella difesa.

Una maggiore attenzioni alle minacce cyber potrebbe essere un altro elemento della strategia del Presidente. I nemici dell’ America, l’ Asse del Male, dall’ Iran alla Corea del Nord, passando per la Russia, rimangono l’ ostacolo da superare per garantire la sicurezza del Paese.  Se da una parte permane un certo qual isolazionismo di fondo, dall’ altra c’ è l’ esigenza di confrontarsi con la cornice globalizzata. E non sembra un obiettivo semplice.

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