mercoledì, settembre 19

Stati Uniti e Russia: ma quale corsa alla conquista dello spazio?! Trump vuole dominare lo spazio e la Russia si dice preoccupata: ma siamo certi che sia davvero così? La parola a Stefano Fait

0

Lunedì, Donald Trump ha ordinato al Dipartimento della Difesa ed al Pentagono di iniziare il cammino che porterà alla creazione della US Space Force. Il presidente americano aveva già dichiarato di essere fortemente propenso alla creazione di questo sesto ramo che andrebbe ad affiancare l’esercito, l’aviazione militare, la marina, il corpo dei Marines e la guardia costiera. E stavolta, torna sul punto, con parole ancor più incisive. Per «difendere l’America, una semplice presenza nello spazio non è più sufficiente, noi dobbiamo dominare lo spazio».

E la Russia esprime preoccupazione. «La cosa più allarmante di questa notizia è lo scopo delle sue istruzioni, vale a dire, assicurare il dominio degli Stati Uniti nello spazio», ha affermato la portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova. Il rafforzamento del ramo militare nello spazio avrebbe «un impatto destabilizzante sulla stabilità strategica e sulla sicurezza internazionale». E insieme, l’accusa agli Stati Uniti di «coltivare piani per far uscire armi nello spazio con l’obiettivo di mettere in scena azioni militari».

Maria Zakharova

Anche la Russia pensa allo spazio in termini di priorità: «l’esplorazione dello spazio a fini pacifici è prioritaria», ha sottolineato la portavoce. «Il nostro Paese non ha interesse a svolgere alcun compito nello spazio ricorrendo a mezzi d’attacco». Attualmente, la Russia  dispone di una forza spaziale subordinata all’aviazione militare, un ramo che sarebbe, inoltre, «puramente difensivo».

L’annuncio di Donald Trump, però, rimane ancora solamente una volontà; occorre, infatti il via libera del Congresso che attualmente è diviso sull’argomento. Qualcuno rimane particolarmente scettico: il segretario dell’Aeronautica militare Heather Wilson ed il capo di stato maggiore David Goldfein non sono affatto convinti della necessità della creazione di uno corpo spaziale. L’attuale organizzazione sarebbe «sufficiente» di per sé. La pensa diversamente, invece, Mike Rogers, un membro del Congresso repubblicano dell’Alabama, sostenitore del ramo ‘speciale’. «Il futuro della guerra sarà combattuto nello spazio, e dobbiamo rimanere diligenti e davanti agli altri paesi per la nostra sicurezza nazionale».

Il parlamentare russo, Viktor Bondarev, ha ribattuto alle dichiarazioni di Trump esprimendo le preoccupazioni della sua Nazione. «La militarizzazione dello spazio è un percorso verso la catastrofe». Bondarev ha affermato che, se gli Stati Uniti vorranno creare una nuova Space Force, dovrebbero lasciare il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 che stabilisce le regole per l’uso e l’esplorazione dello spazio. Ma qualora ciò dovesse accadere, potrebbe esserci una corsa internazionale agli armamenti spaziali. «Se gli Stati Uniti si ritirano dal trattato, ovviamente, non solo i nostri, ma altri stati, seguiranno con una dura risposta volta a garantire la sicurezza globale». «Spero ci siano ancora resti di buon senso nell’élite della politica americana».

Viktor Bondarev

Ci sarà forse qualche motivo per tutta questa urgenza? Putin ha da poco vantato lo sviluppo di un veicolo di planata ipersonica che può essere lanciato nello spazio, navigare da solo nell’atmosfera terrestre ed evitare le difese radar e antimissile. Ma come ragione sembra un po’ poco succosa.

Ed ora, tra Mosca e Washington si teme un’escalation. Ma stiamo davvero parlando di una catastrofica corsa internazionale agli armamenti spaziali?

A ben vedere, innanzitutto, non c’è solo la Space Force nella terza direttiva sullo spazio firmata lo scorso 18 giugno e suggerita dal Consiglio nazionale dello spazio. Stavolta, emerge la volontà di spostare la responsabilità relativa agli avvisi di collisione con un altro satellite o con frammenti di detriti agli operatori satellitari dal Dipartimento della Difesa (DoD) e del Dipartimento del Commercio (DoC), -attualmente servizi forniti dalla base dell’aeronautica militare di Vandenberg, in California-. 

Durante un intervento al Simposio spaziale del 2018, il vicepresidente Mike Pence ha brevemente esposto gli obiettivi della direttiva. «Questa nuova politica indirizza il Dipartimento del commercio a fornire un livello base di consapevolezza della situazione spaziale per uso pubblico e privato, basato sul catalogo spaziale compilato dal Dipartimento della Difesa».

Ma, ovviamente, è stato dato più rilievo a qualcosa al di fuori della direttiva stessa: la volontà, appunto, di creare un nuovo servizio militare noto, il noto Space Force. Il compito principale del Corpo Spaziale sarebbe quello di organizzare, addestrare ed equipaggiare le forze spaziali militari americane. 

Non è certo la prima volta che sentiamo queste parole dal presidente; a marzo scorso,  infatti, aveva già parlato di Space Force durante la visita alla Marine Air Station Miramar di San Diego, così come il 1 Maggio, durante la presentazione della squadra di football dell’Accademia militare statunitense. 

Ma anche se andiamo a ritroso nel tempo, troviamo tracce dello sviluppo di un programma spaziale militarizzato, un elemento significativo dell’impostazione della sicurezza nazionale dall’amministrazione Eisenhower, in poi; un progetto accelerato durante la Guerra Fredda, in seguito alla rapida espansione dei programmi satellitari e spaziali dell’Unione Sovietica.

Niente di nuovo, insomma. Perché sconvolgersi, quindi?

Lo spazio sarà «importante dal punto di vista monetario e militare» e gli Stati Uniti non hanno assolutamente intenzione di far primeggiare la «Cina, la Russia e altri paesi», ha affermato Trump.

Già, chiaro, perché sempre più Paesi al mondo si stanno ‘attivando’ nello spazio. Ma gli obiettivi della direttiva sono anche altri. Avere consapevolezza della situazione spaziale e della gestione del traffico spaziale appare, quindi, ‘urgente’. Nei prossimi otto anni, il Paese prevede di lanciare circa 3.000 satelliti, basti pensare che alla fine del 2017, i satelliti attivi erano circa 1.700. Con questo aumento senza precedenti dell’attività spaziale, il carico di lavoro coinvolto nell’emissione di avvisi di collisione è in rapido aumento. Trasferire queste responsabilità dal Dipartimento della Difesa ad un’agenzia civile, -come il Dipartimento del commercio-, consentirà alla Difesa di concentrarsi sulle minacce alla sicurezza nazionale nello spazio e sulla protezione delle risorse spaziali.

Altro punto previsto, sarà la mitigazione dei detriti spaziali, una questione un po’ fuori dall’occhio pubblico per decenni. QuI detriti hanno il potenziale di danneggiare centinaia di satelliti in orbita, compresa la Stazione Spaziale Internazionale; un problema  enorme, perché, attualmente non ci sarebbe modo di ripulire i detriti diffusi nello spazio. Gli Stati Uniti e l’allora Unione Sovietica hanno creato centinaia di frammenti di detriti, molti dei quali rimangono in orbita ancora oggi. Ed anche la Cina ha la sua parte di responsabilità: ha, infatti, creato migliaia di pezzi di detriti spaziali con il suo primo test ‘ASAT‘. Si vuole, quindi, orientare l’attenzione verso la definizione di standard e norme comportamentali per contenere il problema dei detriti ed aumentare l’azione internazionale, finora limitata.

E, -a proposito!-, la Cina,  da sempre, evidenzia le «motivazioni pacifiche» dietro la sua esplorazione spaziale. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang ha affermato che «lo spazio esterno è una risorsa condivisa da tutta l’umanità, la Cina sostiene sempre l’uso pacifico dello spazio esterno e si oppone alle armi spaziali». I soliti.

Tiriamo le somme. 

Siamo improvvisamente catapultati nell’era dello spazio?

Dal 1969 scarsissimi progressi nello spazio ma immensi progressi nel resto? È impossibile”. Ci dice Stefano Fait, consulente di orientamento strategico e analista di tendenze. “Siamo già nello spazio, ma uno spazio segreto militare”. 

Cioè? La Russia si mostra preoccupata ma, in realtà, non è così?

Stanno recitando e le forze spaziali già esistono. È una disclosure”. 

Stati Uniti e Russia non sono rivali ma alleati nello spazio. Vedrete che in futuro ci sarà un summit con Putin che segnerà un percorso umano analogo a Star Trek”. 

L’enterprise è il nostro futuro”.

Dunque, primo gli occhi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore