venerdì, luglio 20

Stati Uniti e Pakistan sempre più ai ferri corti Continuano a deteriorarsi pericolosamente i rapporti tra i due Paesi

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Grande scalpore ha destato la pubblica stigmatizzazione del Pakistan attuata via Twitter da Donald Trump, il quale ha accusato le autorità di Islamabad (suscitando grande soddisfazione in India) di non prendere sul serio la lotta contro il terrorismo e di mantenere stretti legami con i talebani e i guerriglieri pashtun – quegli stessi pashtun che recentemente si sono resi responsabili di due efferati attentati terroristici in territorio pakistano.

Alle accuse di Trump hanno quindi fatto seguito le minacce di bloccare la concessione di aiuti economici per 900 milioni di dollari almeno ad Islamabad. Un funzionario del dipartimento di Stato ha espresso l’auspicio che «il Pakistan consideri tutto questo come incentivo, e non punizione», alludendo chiaramente alla recente visita a Teheran del generale Qamar Javed Bajwa, Capo di Stato Maggiore dell’esercito pakistano. Bajwa è stato accolto dalle più alte cariche dello Stato, oltre che dai vertici dei Pasdaran nei confronti dei quali gli Stati Uniti hanno deciso di comminare pesanti sanzioni solo poche settimane fa. Come dichiarato dal generale dei Pasdaran Mohammad Ali Jafari all’emittente ‘Fars News‘,«la guardia rivoluzionaria iraniana ha 40 anni di esperienza nell’affrontare efficacemente le minacce esterne, ed è pronta a trasferire le proprie competenze in materia di difesa al Pakistan. Un numero sempre maggiore di Paesi musulmani si trova oggi a fare i conti con l’ostilità degli Stati Uniti e di Israele, e il Pakistan stesso è stato colpito da attentati miranti a destabilizzare l’ordine pubblico interno. Occorre affrontare queste sfide in maniera collaborative e inducendo le forze popolari a sostenere gli sforzi profusi in tale senso dalle forze armate e di sicurezza».

In realtà, tuttavia, gli ammiccamenti nei confronti dell’Iran non sono che l’ultima fase di un processo di deterioramento dei rapporti tra Washington e Islamabad va avanti ormai da tempo. Il Pakistan viene continuamente sorvolato e bombardato con ‘missili intelligenti’ dai droni statunitensi da oltre un decennio, cosa che ha contribuito ad indurre il ministro degli Esteri pakistano Khawaja Muhammad Asif ad affermare pubblicamente gli Usa non trattano il suo Paese da alleato. Le dichiarazioni arrivano tuttavia a coronamento di un progressivo avvicinamento del Pakistan nei confronti di tutti i principali avversari geostrategici degli Stati Uniti, a partire dalla Cina. Islamabad non solo aderisce all’organizzazione di difesa collettiva a guida sino-russa meglio nota come Shangai Cooperation Organization (Sco), ma ha stretto accordi con Pechino nel cui ambito rientra la concessione di finanziamento cinesi per sviluppare i progetti di partnership economica.

Non va dimenticato che i porti di Gwadar e Karachi rappresentano non solo gli snodi cruciali della strategia cinese del ‘filo di perle’, ma anche e soprattutto due terminali fondamentali del mega-progetto della nuova Via della Seta al cui potenziamento è stata dedicata una parte non irrilevante dei 60 miliardi di dollari complessivi che la Cina si è impegnata a investire in Pakistan nell’ambito del China-Pakistan Economic Corridor (Cpec) – che recentemente si è deciso di estendere all’Afghanistan e all’Asia centrale. Secondo ‘Asia Times’, Islambad, Pechino e Teheran avrebbero inoltre valutato con un certo interesse l’opportunità di lanciare un’alleanza economica esclusiva in grado di riunire quasi 2 miliardi di persone.

Ma la misura di maggiore impatto intrapresa dal governo pakistano in questi ultimi tempi è quella di adottare «misure politiche generali per garantire che le importazioni, le esportazioni e qualsiasi transazione finanziaria possano essere denominate in yuan». Secondo l’ex diplomatico indiano Melkulangara Bhadrakumar:,«la grande domanda è fino a che punto cinesi e pakistani arriveranno per sbarazzarsi del dollaro […].  Trump è essenzialmente un affarista. È perfettamente in grado di riconoscere le tempeste che incombono all’orizzonte, specialmente se minacciano lo status del dollaro come valuta di riferimento internazionale […]. Il conto alla rovescia è iniziato. Se il dollaro comincia a perdere terreno a livello globale, si produrrà una drammatica distruzione del potere d’acquisto negli Stati Uniti in conseguenza di un forte aumento dell’inflazione, cosa che renderebbe il disavanzo di bilancio ingestibile e la spesa militare insostenibile, lasciando così sola la cosiddetta ‘America First’ di Trump. Il Pakistan è un grande Paese, e potenzialmente una grande economia, specialmente ora che può beneficiare dei forti investimenti cinesi effettuati nell’ambito del Cpec. Dal punto di vista degli Stati Uniti, l’allontanamento del Pakistan dal sistema del dollaro rappresenta un pessimo segnale, ed è a ciò che si deve essenzialmente l’irritazione di Trump».

Un’irritazione che può rapidamente tradursi in una politica molto più aggressiva nei confronti del Pakistan, specialmente alla luce della decisione di Trump di rafforzare e prolungare la permanenza del contingente statunitense in Afghanistan e del focolaio di rivolta accesosi in Iran le scorse settimane. Non va inoltre sottovalutata la portata della diatriba tra il Pakistan e l’Arabia Saudita in merito alla crisi qatariota, che ha visto Islamabad schierarsi a fianco di Doha mentre Washington supportava Riad.

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