lunedì, ottobre 23

Stati Uniti: annunciato il ritiro dall’ UNESCO Alla base, le posizioni anti-israeliane dell' Organizzazione fondata nel 1945. A ruota anche Israele si prepara ad uscire

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Doccia fredda per l’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’ educazione, la scienza e la cultura, famosa come UNESCO: gli Stati Uniti hanno annunciato il loro ritiro dall’ organizzazione per le sue posizioni anti-israeliane. «Questa decisione non è stata presa alla leggera e riflette le preoccupazioni degli Stati Uniti con l’arretratezza all’Unesco, la necessità di una riforma fondamentale nell’organizzazione e la continua prevenzione di posizioni anti-israeliane all’Unesco» si legge in un comunicato stampa del Dipartimento di Stato americano che, inoltre, ha evidenziato come il Paese non farà mancare il proprio impegno all’interno dell’Organizzazione, ma come Stato osservatore non membro.

«Mi rammarico profondamente per la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Unesco, di cui ho ricevuto notifica ufficiale con una lettera del segretario di stato americano, Rex Tillerson» è quanto riportato da una nota della direttrice generale dell’Organizzazione con sede a Parigi, Irina Bokova.

La decisione di Washington, che entrerà in vigore il 31 dicembre 2018, arriva a seguito di una serie di risoluzioni adottate dall’ Unesco contro lo Stato ebraico: tra queste, i reiterati tentativi di dichiarare “luogo simbolo per i musulmani, l’ area comprendente il Monte del Tempio, senza fare riferimento al legame con la religione ebraica.

«La mia personale raccomandazione al premier Benyamin Netanyahu è quella di restare incollati agli Usa e lasciare immediatamente l’Unesco» ha dichiarato l’ambasciatore israeliano all’UNESCO, Carmel Shama-Hacohen il quale ha aggiunto che «negli anni recenti l’Unesco si è trasformato in una bizzarra organizzazione che ha perso le sue orme professionali a favore di interessi politici di certi paesi».

«Una triste notizia» è stata definita dal portavoce di Putin, Dmitri Peskov.

Non è la prima volta che gli USA prendono una decisione così forte nei confronti dell’ Organizzazione con sede a Parigi. Già nel 1983, l’ Amministrazione Reagan impose il ritiro dall’ UNESCO. Dovettero trascorrere quasi vent’ anni prima che Washington ritornasse nell’ Organizzazione: era il 2002 e il Presidente era George W. Bush.  E’ dal 2011, in concomitanza con il riconoscimento della Palestina quale membro dell’ organismo,  che l’ allora Amministrazione Obama tagliò i fondi.

La questione economica non sarebbe secondaria. 500 milioni sarebbe il costo che al momento sostengono gli USA, circa il 20% del bilancio totale. Il rifiuto di pagare la propria quota 2013 era stata, invece, la reazione del Giappone dopo che, nel 2015, era stato iscritto, nel registro della memoria mondiale, il Massacro di Nankin, il cui autore era stato l’ esercito imperiale.

Non va dimenticato che ad esser favorito per assumere la carica di Segretario generale UNESCO pare sia il qatariota Hamad Bin Abdulaziz Al Kawari, al primo posto con ben 19 voti favorevoli al secondo turno delle votazioni; a seguire, con 13 voti, l’ex ministro della Cultura francese Audrey Azoulay; Moushira Khattab sarebbe al momento terza con 12 voti. Per essere eletti, i candidati alla Segreteria generale devono ottenere almeno il 50% dei voti. In assenza di quorum, basterà la maggioranza.

“Apprezzabile” ed “è un messaggio al mondo  che c’e’ un prezzo alla politicizzazione, alla storia unilaterale e distorta”è stato il commento via twitter dell’ex ministro degli esteri israeliano, Tizpi Livni.

Non si tralasci che, sempre sulla base della forte alleanza che l’ Amministrazione Trump ad Israele, potrebbe essere, tra poche ore, decertificato l’ accordo sul nucleare iraniano, il JCPOA,  fortemente voluto dal Presidente Obama.

A poche ore dalla decisione americana, anche il Premier israeliano Netanyahu ha dato mandato al Ministro degli Esteri di realizzare un piano per il ritiro dello Stato ebraico dall’ Organismo delle Nazioni Unite  per l’ educazione e la cultura.

Ad irritare lo Stato ebraico, quest’oggi, anche l’ accordo raggiunto da Al-Fatah e Hamas, le due principali forze politiche palestinesi, con la mediazione dell’Egitto. Entrambe, vicine ai Fratelli musulmani, hanno combattuto una guerra civile a Gaza nel 2007 mediante la quale hanno ottenuto il controllo della Striscia di Gaza.

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