lunedì, gennaio 22

Spazio: da dove ricominciamo? Dagli Stati Uniti al Vecchio Continente, fino alla Cina: cosa dobbiamo aspettarci da questo 2018 (e non solo)

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Già si immagina una Deep Space Gateway, posizionata nell’orbita lunare a cui le agenzie occidentali non possono mancare. Questa volta quindi, come già ha dichiarato Mike Pence, vice presidente degli Stati Uniti: «Gli astronauti americani non torneranno sulla Luna per lasciare orme e bandiere, ma per costruire le basi da cui partire verso Marte e oltre». La prospettiva, per niente sorprendente, è quella di visualizzare gli astronauti non più come eroi ma come futuri agricoltori, operai, pionieri di postazioni profondamente ostiche alle condizioni umane. Dall’altra parte del mondo, già c’era stata una considerazione importante. Secondo Bernard Foing, direttore del Gruppo internazionale di lavoro per l’esplorazione lunare dell’Agenzia SpazialeEuropea: «La Luna è piena di risorse. Abbiamo trovato ghiaccio ai poli lunari e zone dove c’è quasi sempre luce. Queste aree possono offrirci le risorse necessarie da utilizzare per la costruzione della base lunare e per la sopravvivenza degli astronauti».

Alla creazione di una base lunare l’Europa si sta muovendo da tempo, con il progetto Luna 27 frutto di una collaborazione con Roscosmos, l’agenzia russa ma potrebbero volerci 20 anni prima che il sogno diventi realtà. Tempi indubbiamente troppo lunghi secondo le logiche americane e infatti Pence non ha tralasciato di dire che l’amministrazione Trump intende promuovere lo sviluppo della tecnologia spaziale per proteggere la sicurezza nazionale da eventuali attacchi ai sistemi satellitari. Si tratta indubbiamente di un aspetto inquietante ma il programma militare può velocizzare la base per un percorso che se non diventa comune, sarà senz’altro un confronto tra antagonisti. E ha ragione il presidente dell’ASI Roberto Battiston quando su un canale dell’Ansa ha commentato le parole di Pence che: «rimettono lo spazio al centro delle decisioni politiche». E nella stessa intervista il presidente Battiston aveva ammesso: «A differenza di quanto era accaduto in passato, oggi la politica torna a battere il ritmo della sfida spaziale attraverso la collaborazione tra le più importanti agenzie del mondo, cinesi inclusi». Ma la notizia che trapela dalle dichiarazioni di Battiston ci sono delle posizioni anche per i futuri sbarchi lunari: «Anche l’Italia farà la sua parte, con le sue aziende, i suoi scienziati e i suoi astronauti». Dunque, sulla Luna c’è posto anche per noi!

Le imprese americane si stanno preparando e stanno studiando i futuri veicoli in grado di trasportare equipaggi umani nello spazio, come lo Space Launch System e la capsula per i voli umani Orion. Secondo alcuni il ritorno alla Luna potrebbe avverarsi già entro cinque anni. Nella pianificazione ci sono date e cifre ma come ha rilevato William Gerstenmaier, amministratore associato della Human Exploration and Operations della NASA, occorre dare un’occhiata al portafoglio. Le prossime mosse dipenderanno dai finanziamenti e per questo le orbite cislunari rappresentano un obiettivo prezioso. A nostra idea, se lo sono per gli Stati Uniti, possono e devono esserlo anche per la ricerca europea che ha dato molto contributo industriale alle stazioni orbitanti. Ma a questa ipotesi di domanda, come reagiranno i singoli Stati? Saranno ancora delle entità separate o si proporranno di essere un unicum semplicemente per restare dignitosamente sul mercato?

Noi sinceramente ci auguriamo che quell’Europa così decantata per essere stata una culla di civiltà, faccia finalmente un passo collettivo abbattendo le sue rivalità interne e sottraendo inaccettabili nazionalismi a una corsa che può vedere un futuro di maggiore prosperità e ricchezza per i suoi cittadini.

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