lunedì, gennaio 22

Spazio: da dove ricominciamo? Dagli Stati Uniti al Vecchio Continente, fino alla Cina: cosa dobbiamo aspettarci da questo 2018 (e non solo)

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Abbiamo terminato il 2017 cercando di riepilogare quale fosse lo stato delle attività spaziali per piccoli e grandi Paesi del mondo e riteniamo quanto meno opportuno cercare, come nostra abitudine, l’altro capo della matassa e approfondirne gli aspetti salienti. Per cui partiamo dagli Stati Uniti, proclamatisi a ragione i leader mondiali dell’esplorazione spaziale da quando il 20 luglio 1969 i piedi di Neil Armstrong si posarono sul suolo lunare assieme a quelli di Buzz Aldrin dopo aver pronunciato: «Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità». Ma l’Unione Sovietica – non dimentichiamolo – fu prima a lanciare una missione automatica sulla Luna.

Già, a distanza di tanto tempo torniamo a parlare proprio della Luna. Charles Bolden, ex astronauta e amministratore della NASA fino a gennaio 2017, nel corso di un meeting svoltosi nel 2013 a Washington aveva risposto a chi guardava in nostro satellite naturale come futuro luogo di espansione: «No, ci dispiace non torneremo più sulla Luna. O meglio, non accadrà mai sotto la mia amministrazione», aggiungendo poi: «Se qualcuno cambiasse idea e organizzasse una nuova missione lunare nessuno, probabilmente, vedrà mai un americano nè sulla Luna, nè su Marte, nè su un asteroide. Non si può cambiare il corso dell’esplorazione umana».

Però, il 1° settembre 2017 il Presidente Donald Trump ha messo Jim Bridenstine a capo dell’ente spaziale, in sostituzione di Robert Lightfoot, che potremmo definire una sorta di commissario straordinario e così molte cose ora cambiano nella politica spaziale statunitense in quanto la nomina è di stampo prevalentemente politico non avendo Bridenstine un vero background tecnico del settore. Per questo i due referenti parlamentari della NASA, il senatore repubblicano Marco Rubio e il senatore democratico Bill Nelson -che è stato specialista di carico a bordo dello Space Shuttle- hanno dichiarato la loro contrarietà al riguardo. Tuttavia, a quanto ci risulta Bridenstine si è dimostrato molto interessato alle policy spaziali, promuovendo vari emendamenti alle leggi del settore e impegnandosi per ottenere buoni finanziamenti per l’ufficio della Federal Aviation Administration che si occupa di regolare il trasporto spaziale da parte dei privati e sembra sia un sostenitore della collaborazione della NASA con le aziende private, una strada già iniziata per altro durante la gestione Bolden.

«C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico» evocava un secolo e mezzo fa Giovanni Pascoli nel suo Aquilone e mai versi ci possono apparire più attuali!

SpaceX, l’impresa creata da Elon Musk, ha già fissato date veramente ambiziose per esplorare Marte perché il 2025 ci sembra molto vicino ma anche Boeing, United Lauch Alliance e Blue Origin stanno lavorando a piani per spingersi su frontiere impegnative e se finora l’ipotesi di partnership con privati per missioni nello spazio profondo è risultata politicamente un argomento da non proporre al Congresso americano, la new deal ci sembra più verosimile visto che ogni impresa destinata alle esplorazioni umane è titanica e nessuna agenzia sarà capace di concorrere con le sole forze statali. Ma quest’è la politica e recentemente la Casa Bianca ha fatto sapere tramite il portavoce Hogan Gidley che la Space Policy Directive 1, ovvero il documento programmatico del settore è stato firmato direttamente dal presidente degli Stati Uniti che in questo modo dà mandato alla NASA per la realizzazione di un piano per spingersi sulla Luna e poi su Marte. Non sarebbe poi una rivoluzione personale, dal momento che la mossa di Trump si basa sulle raccomandazioni del Consiglio spaziale nazionale che intende cambiare la politica dei voli umani per rendere l’America la forza trainante dell’industria spaziale, e anche per acquisire nuove conoscenze dal cosmo e stimolarne la tecnologia. Dopotutto, Trump lo aveva promesso durante la sua campagna elettorale, di ridare un impulso alle imprese dei suoi collegi. A casa nostra fa veramente tanta impressione questa coerenza programmatica?

A parer nostro lo spazio torna ad essere una sfida politica. Nello scenario che si sta delineando per il futuro dell’esplorazione compaiono nuovi attori e lo sa bene la Cina, che sta costruendo la sua Stazione Spaziale da utilizzare in alternativa alla SSI della Russia e Stati Uniti, dove l’Europa è un’ospite gradita. Diciamocelo pure: qualcuno nel mondo ha compreso che ci sono delle alternative assai promettenti all’esterno della sfera azzurra della nostra atmosfera e che trascurarne i benefici potrebbe rappresentare la fine di un’egemonia sia politica che industriale e militare.

Proviamo a comprendere qualche opportunità senza per altro estenderci oltre i confini della pura fantasia. Forse è troppo presto pensare con dettagli nitidi a espansioni massive della razza umana all’esterno della Terra ma una piattaforma lunare per il raggiungimento di altri corpi celesti, Marte prima di tutti, rappresenterebbe una sostanziale riduzione dei costi di trasporto e una più efficace ripartizione dei benefici. Perché poi il pianeta rosso o altri obiettivi, fanno parte di un’economia di ricerca che ci hanno insegnato i nostri antenati con i viaggi effettuati per ampliare le notizie di terre sconosciute al fine di sfruttarle commercialmente, o forse anche per la soddisfazione di curiosità scientifiche e sociali. Ma prima ancora, la migrazione di ominidi si originarono probabilmente dall’Africa all’inizio dell’era quaternaria per cercare tutto quanto non sarebbe stato possibile recuperare nelle terre di origine. Ora le esigenze sono diverse e l’uomo ha sempre più bisogno di materie prime per la sua sopravvivenza senza però averne le risorse, né gli ambienti dove realizzare i propri lavorati. Quindi occorre pensare a industrie dello spazio, a approvvigionamenti energetici e a strutture da reperire e realizzare lassù.

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