lunedì, ottobre 23

Dopo la Catalogna, anche i Paesi Baschi vogliono l’indipendenza? L' obiettivo è la riunificazione territoriale e l'avvio di un vero e proprio processo di pace e di normalizzazione politica dopo la fine della lotta armata da parte di ETA contro il Governo spagnolo

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A causa degli avvenimenti accaduti la scorsa settimana in Catalogna, dove si è votato un referendum per ottenere l’indipendenza dallo Stato spagnolo, anche altri movimenti indipendentisti hanno fatto sentire la propria voce, come quello basco, che da più di ottant’anni chiede di separarsi dal Governo centrale e di potersi gestire in totale autonomia.

C’è da dire, in realtà, che l’obiettivo del popolo basco non è tanto quello di stabilire una data, entro breve termine, per velocizzare un referendum concordato con lo Stato, perché il loro obiettivo primario è quello << della riunificazione territoriale e l’avvio di un vero e proprio processo di pace e di normalizzazione politica dopo la fine della lotta armata da parte di ETA nei confronti del Governo spagnolo dichiarata nel 2011>> ci dice Adriano Cirulli, docente presso l’Università UniNettuno di Roma ed esperto della questione basca.

Quello che è avvenuto in Catalogna ha, sicuramente, riattivato un dibattito interno alla società basca e alcune dinamiche di mobilitazione e di costruzione di consenso, attorno all’obiettivo indipendentista, sono diverse nel contesto basco rispetto al caso catalano. Anche qui, però, non c’è la collaborazione da parte del Governo spagnolo.

Alle ultime elezioni regionali, i vari partiti indipendentisti hanno totalizzato quasi il 60% dei seggi. Fra i partiti nazionali che hanno partecipato, quello col risultato migliore è stato Podemos, l’unico partito che si è dichiarato favorevole all’indipendenza basca. Di contro, il PNV (Partido Nacionalista Vasco), ha stipulato un accordo con il partito di maggioranza, il Partido Popular, che solitamente si è sempre opposto ai movimenti indipendentisti baschi, catalani, andalusi e galiziani, non dando quindi il suo consenso. All’interno della società basca, invece, si è creato il gruppo Gure Esko Dago, che <<ha l’obiettivo di creare una mobilitazione sociale per diffondere il diritto dell’autodeterminazione nel contesto basco, ma non ha l’obiettivo di creare a breve un referendum, anche perché manca il coordinamento fra le diverse unità politiche ed istituzionali che renderebbe tutto più agevole>> continua Cerulli.

Il popolo basco è un gruppo etnico che abita da secoli in un’area ristretta, di circa 21.000 kmq, a cavallo tra Spagna e Francia. Per comprendere meglio il ‘caso basco’ è necessario ripercorrere la storia di questo popolo e capire come si è arrivati a chiedere l’indipendenza allo Stato spagnolo.

Il nazionalismo basco è un movimento politico che sostiene l’autonomia politica e la piena indipendenza dei Paesi Baschi, che comprendono le comunità autonome dei Paesi Baschi, della Navarra in Spagna e parte del Dipartimento dei Pirenei Atlantici in Francia. Il concetto del nazionalismo basco nasce dal movimento carlista, movimento conservatore di stampo tradizionalista che si proponeva di difendere il diritto al trono dei discendenti di Carlo Maria Isidoro di Borbone di Spagna e di mantenere le autonomie territoriali contro la centralizzazione promossa dal Governo liberale di Madrid.

Sabino Arana, politico spagnolo proveniente dal movimento carlista, fondò nel 1895 il Partito Nazionalista Basco, la cui ideologia era fondata sulla purezza della razza basca, sulla sua presunta superiorità morale e sull’integralismo anti-liberale e cattolico. Durante il regime franchista (1939-1975), la lingua basca venne proibita negli atti della pubblica amministrazione e sugli organi di informazione, sebbene fosse tollerata in attività culturali legate al folklore o nelle cerimonie religiose.

L’euskera è, ancora oggi, un idioma isolato e rappresenta il principale segno di differenziazione nei confronti della popolazione spagnola, nonché un perno fondamentale nel processo di identificazione del gruppo, e non è scomparso, anzi è diventato il simbolo della battaglia politica nazionalista basca. La proibizione fu meno drastica nelle aree basche della Navarra e della provincia di Alava, che si erano schierate con i franchisti. Il governo favorì, inoltre, una massiccia ondata di immigrati non baschi provenienti da altre parti della Spagna, per favorire l’industrializzazione dell’economia, soprattutto durante gli anni sessanta. Nel 1959, alcuni giovani nazionalisti fondarono il gruppo separatista ETA ( acronimo che sta per Euskadi Ta Askatasuna che in lingua basca significa ‘Paese basco e libertà’) che adottò una politica marxista, volta a creare un Paese indipendente socialista attraverso la lotta armata, infatti, fu poi definita una vera e propria organizzazione terroristica.

Quali sono gli elementi identitari del popolo basco? Gli elementi identitari che rendono unico il popolo basco sono: la profonda devozione al cristianesimo, le credenze mitologiche ancora vive a livello folkloristico, la presenza di luoghi simbolici significativi per l’identità del gruppo come il Passo di Roncisvalle, le feste tradizionali, l’etxea, la tipica casa basca che ha da sempre simboleggiato il focolare domestico, il makhila, un bastone da passeggio utilizzato in passato come strumento di difesa e l’Ikurrina, la bandiera di Euskal Herria (Paesi Baschi) che è considerata l’emblema dell’identificazione della coesa comunità basca sia a livello culturale che politico.

Secondo un sondaggio svolto dal quotidiano ‘El Pais, la percentuale dei baschi che scommette direttamente sull’indipendenza varia, negli ultimi anni, tra il 16% e il 25%, secondo le diverse indagini che misurano le preferenze dei cittadini dei Paesi Baschi per quanto riguarda l’organizzazione territoriale. Il 16,9% vorrebbe raggiungere questo obiettivo; mentre il 25% vorrebbe mantenere l’attuale Governo.

Questo studio semestrale, svolto presso l’Università di Deusto, è stato condotto con poco più di 1.000 interviste telefoniche fatte ai cittadini baschi in questi ultimi mesi, con un margine di errore del 3,21%.

Scende anche la percentuale dei baschi che vogliono un referendum, dal 49% al 42%; mentre il 67% è a favore delle consultazioni popolari, ma per altre questioni correlate ai problemi dei comuni o delle città. Inoltre, l’82% degli intervistati ritiene che non giustifica, in nessun caso, l’uso della violenza per raggiungere fini politici.

Il 60% dei baschi ha poco o nessun desiderio di indipendenza, secondo i dati dell’ultimo Euskobárometro. Solo il 28% sceglierebbe l’indipendenza come formula per l’organizzazione territoriale dello Stato, mentre il 67% preferisce il federalismo o l’autonomia. Secondo la relazione, il 50% dei baschi è considerato non-nazionalista rispetto al 45% che confessa nazionalista. Il 100% degli elettori PP (Partido Popular) non si sentono nazionalisti, mentre nel PSE (Partito Socialista Europeo) il tasso aumenta al 91% e per Podemos al 72%.

In particolare, una maggioranza di quasi tre su cinque Baschi (58%) si sente affine con la comunità spagnola. Per quanto riguarda le alternative sulla forma dello Stato, il 34% opta per il federalismo, il 33% per l’autonomia e il 28% per l’indipendenza, mentre solo il 3% opta per il centralismo. Quello che succederà lo potremo scoprire solamente nei prossimi mesi e <<ciò che è accaduto potrebbe portare anche ad una ridiscussione della Monarchia e ad una disgregazione dello Stato unitario. Ma non è possibile fare previsioni adesso>> conclude il docente.

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