domenica, giugno 24

Come sopravvivere a un attacco nucleare

0

Forse in ricordo dell’attacco americano sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, 72 anni fa; forse in preparazione a una nuova emergenza, visto lo scambio di minacce tra Stati Uniti e Corea del Nord di questi giorni, il ‘Daily Telegraph’ – quotidiano britannico – ha pubblicato un video che illustra come sopravvivere a un attacco nucleare.

Il video si basa sulle linee guida del Governo americano, che parlano di 3 fattori cruciali nella reazione a un attacco atomico: distanza, protezione, tempo. Il primo punto, abbastanza intuitivo, indica la necessità di «mettere quanta più distanza possibile tra te e le particelle post-esplosione»: il vento più trasportare le particelle ad alta velocità, e anche trovarsi a centinaia di miglia dal sito dell’esplosione non garantisce la sicurezza.

Per quanto riguarda la protezione, muri spessi di cemento e mattoni, terra, e libri sono «ottimi esempi di difesa». I luoghi migliori sono tunnel, cantine, metropolitane, e persino le rampe di scale dei palazzi, di solito prive di finestre e schermate dagli appartamenti. La protezione ideale, naturalmente, restano i bunker e i rifugi antiatomici.

Per quanto riguarda il terzo fattore, il tempo, sono critiche le prime due settimane, quanto la pioggia radioattiva è più pericolosa. Ovviamente più si è vicini al luogo dell’impatto, più tempo si dovrà aspettare: l’area dell’esplosione può restare inagibile per un mese. Nella sfortunata ipotesi di trovarsi nelle vicinanze dell’esplosione, il Governo raccomanda di non guardare il fungo atomico: la luce emanata è così forte da poter acciecare gli ‘spettatori’. Meglio stendersi a terra, proteggere la testa e lavarsi il prima possibile, senza però strofinarsi la pelle. Sconsigliato anche l’uso degli shampoo sulla testa: potrebbero impregnare i capelli di scorie nucleari.

Video tratto dal canale Youtube ‘Daily Telegraph

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.